• Tempo fa ho visto su Facebook un post che diceva (riassunto mio): “c’è un bambino con grave deficit neurologico e c’è un gruppo Facebook “degli amici”, aperto solo a loro in cui quotidianamente la madre pubblica sforzi, esercizi, pianti, difficoltà e piccoli successi con video dettagliatissimi ripresi “live”: dalle visite mediche agli esercizi quotidiani. Tutti video che rimarranno lì per sempre: anche quando sarà grande, si sposerà, reclamerà forse il suo diritto ad una privacy mai avuta rispetto ad una malattia messa in piazza.
  • E chi si ricorda questa SINGOLA domanda che feci in proposito, due anni fa? Beh, leggete qui. Quell’articolo (di giugno 2017, ma non ho avuto tempo di scriverne prima) è la prova che se all’epoca una perizia del genere l’avessero pretesa, da SUBITO, senza distrarre con chiacchiere strappalacrime, senza compromessi, TUTTI gli insegnanti e TUTTI i loro sindacati, anzichè solo Gilda (della cui perizia all’epoca non sapevo nulla, l’ho scoperta molto dopo)…
  • Oggi Internet è piena di denunce e consigli per i genitori che, postando senza pensieri le foto dei loro bimbi su Facebook, favorirebbero la pedopornografia, dando ai pedofili materiale da rubare e scambiarsi via Internet, per farne di tutto. Gran parte delle giustificazioni fornite per quei consigli sono ridicole.

  • Industria 4.0, Smart Cities, Startup o... Fai-da-te Digitale? /img/didiy-conference-milano.png

    I primi tre termini nel titolo di questo pezzo, insieme a Internet of Things e Big Data, sono quelli che, in questo periodo, sembrano maggiormente di moda quando si parla di innovazione, soprattutto se “digitale”. C’è però un altro fenomeno, su cui mi è capitato di lavorare parecchio ultimamente, che forse ha ricevuto meno attenzione di quelli, ma potrebbe influenzarli in parecchi modi importanti.

  • Diceva Repubblica, a proposito di bufale e di chi ci casca, che il signor Felice è sinceramente pentito per aver rilanciato su Facebook una bufala sulla sorella della Presidente della Camera Laura Boldrini. Leggendo l’articolo, è facile convincersi che il signor Felice fosse in buona fede. Cioè che fino a quel momento non immaginasse nemmeno che c’è gente che le bufale su Facebook le sparge per mestiere. Ora lo ha saputo, e andrebbe tutto bene a meno di un particolare:

  • Le bufale o, come va di moda ultimamente, “fake news” a volte stanno nei titoli degli articoli, il che è un problema perché troppa gente legge solo quelli. Ma ieri, nella redazione di Avvenire, qualcuno l’ha sparata davvero grossa, titolando:

  • Leggetevi questa inchiesta dell’Espresso sulla corruzione che uccide nelle grandi opere. Leggetevela! Non tanto, e non solo, per la corruzione in sè stessa, ma per capire come potrebbero aiutarci a combatterla… gli studenti! Ogni riga di quell’articolo è un motivo in più per mettere in pratica subito, in tante facoltà universitarie e scuole superiori di tutta Italia, una proposta che ho fatto ormai quasi sei anni fa. Ecco il perché.