Gli studenti sono in difficoltà, e io sono contento

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Di una cosa sola, ma sono contento.

In questa prima parte di aprile 2020 famiglie, studenti e insegnanti italiani sono nel pallone piu completo, causa un mese di “didattica a distanza” (DaD), e la prospettiva di farne altri due nello stesso modo. In questa situazione di seria, indubbia difficoltà per tutti, confesso di aver appena provato (*) una forse riprovevole, ma innegabile soddisfazione leggendo questo sfogo di un insegnante (grassetto mio):

“questa roba non è DaD, il MIUR è nella confusione integrale, le scuole sono impreparate, persino spiegare i problemi è impossibile, e quando dico le scuole non parlo di docenti e dirigenti, che pure hanno le loro difficoltà, ma i discenti, i “nativi digitali” che dimostrano un’imperizia ed un analfabetismo impressionante e nel complesso un paese arretrato nelle infrastrutture e nei servizi.”

perché sono contento? Ecco perché

Prima di spiegarmi, una nota a margine: quella che stanno facendo insegnanti e studenti italiani in questo periodo e’ solo didattica d’emergenza, NON a distanza, e lo sarebbe anche se fosse fatta nel miglior modo possibile. La didattica a distanza e’ qualcosa progettato, preparato e fatto per funzionare a lungo termine, in condizioni normali.

Detto questo, tornando ai nativi digitali che (non tutti, ovviamente, ma tanti, troppi) stanno dimostrando “un’imperizia ed un analfabetismo impressionante…”

questo e’ il peccato che devo confessare:

sono perfidamente contento che questa situazione abbia messo a nudo la profonda superficialita’, se non l’ignoranza, di chi i soldi per cambiare smartphone una volta all’anno a tutta la sua famiglia ce l’aveva, si fermava li’, e per questo si sentiva uno strafigo arrivato, che puo’ guardare con insofferenza e compassione chi “ancora usa email e computer”.

Queste sono le stesse persone che ora “sbroccano”, come si dice a Roma, perché loro, o piu’ spesso i loro figli, non riescono a combinare un accidente su schermi di 10 cm, senza tastiere vere o mouse, e non riescono a capire come comunicare con docenti o siti istituzionali eccetera, e se anche l’avessero, in casa, un computer, non saprebbero che farne, come dice quell’insegnante.

Questo avviene per due motivi, da cui la mia riprovevole contentezza per le attuali difficoltà dei nativi digitali. Il primo e’ che quei nativi usano solo le 78 app di moda in ogni momento fra i loro coetanei quindi, anche quando un sito scolastico e’ fatto decentemente, mobile-friendly eccetera, proprio gli si blocca il cervello su qualsiasi interfaccia meno elementare di WhatsApp, YouTube o TikTok.

L’altro motivo e’ piu’ serio, e su questo la scuola primaria, dopo i genitori, responsabilita’ non trascurabili ce l’ha: scommetto quel che volete che la grande maggioranza dei “nativi digitali” oggi in difficoltà sono anche ragazzi che non leggono MAI, e se ne vantano.

Per cui in momenti come questi, che costringono a leggere, a partire dalle istruzioni per l’uso, piu’ di qualche schermata di WhatsApp, si bloccano.

Nulla di digitale, in questo.

Qui la banda larga non c’entra niente, non c’e’ banda che tenga. Questo e’ lo stesso problema che vedevo da studente universitario, dando ripetizioni di matematica alle superiori: 9 volte su 10 chi non sapeva risolvere problemi di geometria o fisica non era “negato per le materie scientifiche, poverino” : semplicemente, era un ragazzo che (ripeto: alle superiori, e sicuramente non disabile) ANCORA NON CAPIVA un testo con frasi di piu’ di dieci parole, e magari qualche subordinata. Qualsiasi testo, incluse trame di film o ricette di dolci.

E questo perché nessuno lo aveva piu’ costretto (o adeguatamente stimolato, fate pure voi) a leggere regolarmente, di tutto, dopo la terza elementare.

Altra conferma di quanto dico, osservabile in qualsiasi chiesa quando riapriranno, basta anche fare attenzione per pochi minuti quando vi costringeranno alla Comunione o Cresima di un nipote: troppo spesso, quelli che leggono le letture ad alta voce piu’ chiaramente sono i ragazzini sotto i dieci anni, proprio perche’ alle elementari ancora li fanno leggere regolarmente, che quelli sopra i 14.

Se poi vogliamo parlare di responsabilita’…

suggerisco, semplificando al massimo e parlando della situazione ideale a cui tendere:

  • la responsabilita’ di dare competenze “tecniche” specifiche e’ della scuola, e forse anche della TV per ragazzi, se non altro perche’ e’ la soluzione meno irrealizzabile di tutte
  • la responsabilita’ di “costringere” i ragazzi ad amare la lettura e’ e deve/puo’ essere solo dei genitori

Questo perché ogni ragazzino che arriva a 6 anni dovrebbe avere gia’ una voglia matta di imparare a leggere, per poter leggere da solo.

Puoi essere l’insegnante migliore del mondo, ma quando hai davanti il figlio di qualcuno che lo sfotte se legge, anziche’ giocare a pallone o guardare partite, hai mille volte meno probabilita’ di riuscire a fargli amare la lettura, o almeno a tollerarla quanto serve per campare bene.

Perche’ solo i genitori possono leggerti le favole ogni sera, dimostrando che nei libri di mondi fichissimi ce ne sono migliaia, e facendoteli trovare sugli scaffali di casa, o accompagnandoti in una biblioteca pubblica eccetera.

Ma questo puo’ e deve farlo chiunque, non solo il genitore laureato altoborghese con soldi e spazio in casa per cinquemila volumi. Anzi, SOPRATTUTTO chi non ha quel profilo, vedi don Milani:

Un operaio conosce 100 parole, il padrone 1000. Per questo lui è il padrone.

Per questo sono contento di questa, e solo questa, difficoltà dei ragazzi italiani in questi giorni drammatici. Perché spero che almeno a qualcuno possa far finalmente capire l’importanza della competenza vera, digitale e non, e della lettura.

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