• Oggi Internet è piena di denunce e consigli per i genitori che, postando senza pensieri le foto dei loro bimbi su Facebook, favorirebbero la pedopornografia, dando ai pedofili materiale da rubare e scambiarsi via Internet, per farne di tutto. Gran parte delle giustificazioni fornite per quei consigli sono ridicole.La pedopornografia e i relativi abusi sui minori sono problemi reali e gravissimi. Ma proprio per questo vanno trattati “con rispetto”, nel senso che non bisogna parlarne a vanvera, tanto per stimolare isteria e confusione.
  • Industria 4.0, Smart Cities, Startup o... Fai-da-te Digitale? /img/didiy-conference-milano.png

    I primi tre termini nel titolo di questo pezzo, insieme a Internet of Things e Big Data, sono quelli che, in questo periodo, sembrano maggiormente di moda quando si parla di innovazione, soprattutto se “digitale”. C’è però un altro fenomeno, su cui mi è capitato di lavorare parecchio ultimamente, che forse ha ricevuto meno attenzione di quelli, ma potrebbe influenzarli in parecchi modi importanti.

  • Diceva Repubblica, a proposito di bufale e di chi ci casca, che il signor Felice è sinceramente pentito per aver rilanciato su Facebook una bufala sulla sorella della Presidente della Camera Laura Boldrini. Leggendo l’articolo, è facile convincersi che il signor Felice fosse in buona fede. Cioè che fino a quel momento non immaginasse nemmeno che c’è gente che le bufale su Facebook le sparge per mestiere. Ora lo ha saputo, e andrebbe tutto bene a meno di un particolare:

  • L’UNICA bufala che potete pubblicare sul Web, perché nessuno potrà mai, mai smentirvi, è questa: in tutti gli altri casi: leggete fino in fondo l’articolo o quel che è verificate chi l’ha pubblicato, cioè se è satira, o un sito che pubblica deliberatamente spazzatura e fesserie verificate quando è stato pubblicato, per non fare la figura dei fessi strillando come “novità” roba di tre anni fa dopo, e solo dopo, aver riflettuto attentamente, decidete se condividerla o no e se avete deciso di condividerla, ripensateci ancora.
  • Le bufale o, come va di moda ultimamente, “fake news” a volte stanno nei titoli degli articoli, il che è un problema perché troppa gente legge solo quelli. Ma ieri, nella redazione di Avvenire, qualcuno l’ha sparata davvero grossa, titolando:

  • Leggetevi questa inchiesta dell’Espresso sulla corruzione che uccide nelle grandi opere. Leggetevela! Non tanto, e non solo, per la corruzione in sè stessa, ma per capire come potrebbero aiutarci a combatterla… gli studenti! Ogni riga di quell’articolo è un motivo in più per mettere in pratica subito, in tante facoltà universitarie e scuole superiori di tutta Italia, una proposta che ho fatto ormai quasi sei anni fa. Ecco il perché.
  • Sono stato fra i primi, credo, a occuparmi approfonditamente di Open Data in Italia, con il rapporto “Open Data, Open Society” (2010) e il suo seguito “Open Data: Emerging trends, issues and best practices” (2011). Negli ultimi anni mi sono occupato principalmente di altre cose, come le conseguenze del fai-da-te digitale. Però non ho mai smesso di seguire il mondo Open Data, in Italia e all’estero, e quest’anno spero di lavorarci ancora.
  • attenzione: originariamente, a causa di un problema tecnico, il post “Open Data, Sette punti da considerare” era stato pubblicato ERRONEAMENTE a questo indirizzo. Però il suo indirizzo corretto, permanente, è solo questo: “Open Data, Sette punti da considerare”. Per favore, aggiornate i vostri bookmark e condividete SOLO QUEL LINK, non questo! Grazie.
  • Scrivevo ieri che “avremo modo di riparlare parecchio, con più calma e con gusto (magari dolceamaro)” del DDL Gambaro per “per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”. Ecco qualche altro spunto per la discussione. Dunque, se capisco bene la bozza, chiunque gestisca un sito personale dovrebbe “Pubblicare dichiarazioni di chi ritiene di essere stato leso nella sua dignità” Cioè se, per esempio, scrivo che chi ha stilato una certa proposta di legge dimostra di aver capito poco o nulla della materia e che dovrebbe cambiare lavoro, quella persona, NON UN GIUDICE, può automaticamente e sicuramente obbligarmi a smentirmi per iscritto, sul mio sito?