• L’UNICA bufala che potete pubblicare sul Web, perché nessuno potrà mai, mai smentirvi, è questa: in tutti gli altri casi: leggete fino in fondo l’articolo o quel che è verificate chi l’ha pubblicato, cioè se è satira, o un sito che pubblica deliberatamente spazzatura e fesserie verificate quando è stato pubblicato, per non fare la figura dei fessi strillando come “novità” roba di tre anni fa dopo, e solo dopo, aver riflettuto attentamente, decidete se condividerla o no e se avete deciso di condividerla, ripensateci ancora.
  • Le bufale o, come va di moda ultimamente, “fake news” a volte stanno nei titoli degli articoli, il che è un problema perché troppa gente legge solo quelli. Ma ieri, nella redazione di Avvenire, qualcuno l’ha sparata davvero grossa, titolando:

  • Leggetevi questa inchiesta dell’Espresso sulla corruzione che uccide nelle grandi opere. Leggetevela! Non tanto, e non solo, per la corruzione in sè stessa, ma per capire come potrebbero aiutarci a combatterla… gli studenti! Ogni riga di quell’articolo è un motivo in più per mettere in pratica subito, in tante facoltà universitarie e scuole superiori di tutta Italia, una proposta che ho fatto ormai quasi sei anni fa. Ecco il perché.
  • Sono stato fra i primi, credo, a occuparmi approfonditamente di Open Data in Italia, con il rapporto “Open Data, Open Society” (2010) e il suo seguito “Open Data: Emerging trends, issues and best practices” (2011). Negli ultimi anni mi sono occupato principalmente di altre cose, come le conseguenze del fai-da-te digitale. Però non ho mai smesso di seguire il mondo Open Data, in Italia e all’estero, e quest’anno spero di lavorarci ancora.
  • attenzione: originariamente, a causa di un problema tecnico, il post “Open Data, Sette punti da considerare” era stato pubblicato ERRONEAMENTE a questo indirizzo. Però il suo indirizzo corretto, permanente, è solo questo: “Open Data, Sette punti da considerare”. Per favore, aggiornate i vostri bookmark e condividete SOLO QUEL LINK, non questo! Grazie.
  • Scrivevo ieri che “avremo modo di riparlare parecchio, con più calma e con gusto (magari dolceamaro)” del DDL Gambaro per “per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”. Ecco qualche altro spunto per la discussione. Dunque, se capisco bene la bozza, chiunque gestisca un sito personale dovrebbe “Pubblicare dichiarazioni di chi ritiene di essere stato leso nella sua dignità” Cioè se, per esempio, scrivo che chi ha stilato una certa proposta di legge dimostra di aver capito poco o nulla della materia e che dovrebbe cambiare lavoro, quella persona, NON UN GIUDICE, può automaticamente e sicuramente obbligarmi a smentirmi per iscritto, sul mio sito?
  • È appena uscita la bozza di un disegno di legge bipartisan per “per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica” A giudicare dalle prime reazioni avremo modo di riparlarne parecchio, con più calma e con gusto (magari dolceamaro). Per cominciare, visto che l’obiettivo è anche “incentivare l’alfabetizzazione mediatica”, ecco un modesto contributo su quel fronte: PDF immagine? Nel 2017? ANCORA??? La bozza del disegno di legge in questione è disponibile online come PDF immagine e questo non va bene.
  • SETTE anni fa scrivevo che “Se la TV digitale la guardassimo col computer…” i politici dovrebbero stare più attenti a quel che dicono, e noi saremmo più informati. Oggi, negli USA, è successo proprio questo, anzi di meglio. O forse di peggio. Nel 2009, infatti, scrivevo, per spiegare la figura qui sopra: Se le trasmissioni TV arrivassero nel computer potremmo avere, in tempo reale e quasi automaticamente, riscontri o smentite precise di tutto quello che i politici dicono in TV!
  • Duemila anni fa, Gesù diceva “Non sappia la tua sinistra quel che fa la destra” (Mt 6,3). Qualche giorno fa, invece, l’Italia ha fatto una figura descrivibile come “Non sappia la mano di chi risponde (male) a questionari ufficiali quel che impugna la mano del suo capo, cioè del Presidente del Consiglio”.A destra: Matteo Renzi che dice “L’Italia sia facile e bella come gli iPhone di Steve Jobs”, mostrando un iPhone 6, lo stesso giorno in cui incontrava il capo di Apple, per parlare dell’Human Technopole (bella storia, pure quella).
  • La bolla di filtri di Facebook (Fonte immagine: TheAlieness su Flickr) Dalle recenti elezioni americane si imparano, almeno spero, tre cose: OGNI voto conta. Magari non subito, ma SEMPRE. Prima di dire il contrario, scrivetevi Brexit e Trump 100 volte sul quaderno, per favore, e poi non ditelo Se nel 2016, anzichè crescere, cioè TORNARE a sistemi adulti tipo i feed RSS diretti, ancora vi affidate a Facebook per farvi un’idea di come stanno le cose, AVRETE TORTO.