Quell'ossessione per la scuola fa paura

 

“A proposito di riaprire le scuole e di didattica a distanza (DAD)”…

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Qualche settimana fa (vedi nota 1), appena finita la quarantena, si parlava di se e cosa salvare della DAD (“Didattica a Distanza”), ma soprattutto della necessita’ di riaprire le scuole “PRIMA POSSIBILE!!!!”, altro che vacanze, andiamo avanti fino a luglio e riapriamo prima, perche’ “bambini e ragazzi ne hanno bisogno, senno’ come fanno a riprendersi???”

Di getto, ho risposto quanto segue:

la prima cosa da fare, in qualunque discorso su questo tema, e’ NON chiamare DAD le lezioni via internet svolte in questi mesi. Questa e’ didattica d’emergenza e basta, senza averlo sempre in mente non si conclude niente (nota aggiunta il 23 giugno 2020: chiunque chiami didattica a distanza quello che hanno dovuto fare gli insegnanti italiani da marzo a giugno 2020 e’ come chi chiama “smart working” il lavoro coatto da casa nello stesso periodo: e’ uno, spesso in buona fede, ma che non ha ancora capito di che si tratta davvero).

A questo aggiungo che la cosa piu’ PREOCCUPANTE, quella che in prospettiva mi spaventa piu’ del contagio in quanto tale, e’ questa richiesta disperata di scuola (per elementari e medie) perche’ “bambini e ragazzi hanno bisogno di tornare a socializzare”. Una societa’ in cui la scuola e’ l’unico, se non il principale, luogo/modo per socializzare mi fa una paura BOIA.

Per recuperare e crescere bene, tutti i bambini e ragazzini che stanno avendo problemi perche’ sono stati 23 mesi tappati in casa avrebbero bisogno di starsene 34 mesi a giocare per i cavoli loro, insieme, rigorosamente all’aperto. Molto piu’ che di passare dalle 4 mura di casa a quelle dell’aula. Pure a settembre, finche’ il tempo e’ buono. Invece no, tutti a far piani e richieste perche’ la scuola riprenda prima possibile, come prima. Boh.

Obiezioni a quel mio commento, e mie risposte

“I luoghi di aggregazione sono diventati soprattutto quelli virtuali, quindi viva la scuola in presenza”

IO: se i luoghi di aggregazione spontanea sono solo virtuali NON va bene comunque, e’ un eccesso da combattere, ma non certo sostituendoli solo con luoghi fisici gestiti da adulti.

“La scuola rimane un esempio di comunità. Pensare di fare a meno del luogo fisico è una idea balzana.”

IO: un’idea balzana che io non ho mai avuto. Dove ho mai detto di fare a meno di luogo fisico? Anzi! Quello che mi spaventa e’ l’idea che l’UNICO luogo fisico sia la scuola, o comunque un luogo/attivita’ gestito da adulti. O meglio, come detto da altri nella stessa discussione, quello che mi spaventa e’ “la riduzione della socialità a spazi “organizzati”, siano scuola o palestre o scuole di lingue. Un giovane ha una vita organizzata, io direi che il tempo libero e la socializzazione vengono “consumate”, divengono una merce che viene fornita.”

Nota bene:

Nota 1: i testi che compongono questo post sono parte di una discussione avvenuta su Facebook il 27 maggio 2020. Per questo, anche se ho avuto tempo di riformattarli e metterli online solo il 23 giugno 2020, portano quella data di pubblicazione (a maggio scrivevo soprattutto di come tutti, in Italia, sembrassero preoccuparsi di ricostruire SOLO “l’economia”, non la societa’. In quella stessa serie di post ho parlato dei pericoli di questa visione della scuola (e della famiglia) qui (“role of school, and its timing”) e poi qui (”[these expectations on school]… are really dangerous”). Nel caso interessi a qualcuno, la mia opinione sul senso del fare gli esami di maturita’ in presenza quest’anno si trova qui (“A uselessly dangerous “maturity exam” is coming”).

Nota 2: e comunque, quasi un mese dopo quella discussione, c’e’ ancora chi si strappa le vesti, con argomenti simili a quelli citati qui, perche’ la scuola non e’ stata riaperta a luglio per recuperare, o perche’ non riaprira’ il primo settembre, sempre per “recuperare”. Boh.

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