Chi ci può stare nella piazza dell'Università di Napoli?

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Ho scoperto solo stamattina, non ricordo più come, l’esistenza di Federica, la “piazza virtuale tridimensionale” che costituirebbe l’innovativo sistema di web-learning dell’Università Federico II di Napoli. Incuriosito, ho deciso di visitarla e ne ho ricavato soltanto uno schermo nero e diverse perplessità.

Alcune, che ho descritto in un’altra pagina, sono sul senso stesso della piazza, altre, che spiego qui, sono più specifiche. Lo schermo nero è causato dal fatto che io uso Linux, mentre:

il Campus 3D di Federica, è stato realizzato con Immersion, il programma di visualizzazione tridimensionale in tempo reale e simulazione interattiva per ambienti Windows e Mac OS X sviluppato interamente in Italia da [Immaginaria snc](http://www.immaginaria.info/).

Nel 2008 il Linux User Group di Napoli definiva il Software Libero all’università Federico II un’opportunità mancata, perché “gli studenti sono obbligati ad acquistare costosi programmi proprietari e… ci sono e servizi online, come l’ESIS per prenotare gli esami, inutilizzabili senza Microsoft Windows ed Internet Explorer, … Ci consola parzialmente la tradizione accademica del CSI (ex CDS) nell’adozione di Software Libero per l’erogazione dei principali servizi della rete di ateneo” (Marco: meno male, anche se oggi il CSI chiama Free Software il software gratuito di Microsoft, quando Free significa libertà, non gratis.

Oggi, secondo il comunicato stampa del 13 marzo 2009 “nel Campus 3D i visitatori sono liberi di muoversi fra gli spazi tridimensionali dell’Università”. Beh, no. Io sono un visitatore con un computer il cui hardware è sicuramente compatibile con Federica e un sistema operativo moderno, sicuro, usato da fior di organizzazioni in tutto il mondo, però non sono affatto libero di muovermi fra quegli spazi tridimensionali. E questo non va bene affatto, in generale, per diversi motivi:

  • perché una sezione aperta a tutti di un’Università statale non deve praticare il pluralismo informatico, cioè permettere a tutti i suoi studenti di usare il software che preferiscono o che possono permettersi? Non è bastato lo scivolone della CRUI nel 2005?
  • è vero che (anche se certe pratiche andrebbero evitate perché possono causare dipendenze come la cocaina!) gli studenti della Federico II possono scaricare gratis, legalmente, un’ampia gamma di software, tra i quali Windows 7 beta (con la benedizione dello Stato Italiano). Però i computer abbastanza nuovi da far girare “quell’ampia gamma di software” non sono certo i più economici e non te li regala nessuno
  • per definizione, l’insegnamento a distanza deve essere sempre utilizabile a distanza, cioè anche da computer sulla cui configurazione non hanno alcun controllo nè l’Università nè lo studente (perché magari sta provando a studiare da casa della zia, col computer della zia). Quindi non ha senso imporre restrizioni come queste se non sono davvero necessarie.

Quanto sono accessibili i materiali didattici?

Accessibile in italiano può significare che qualcosa ha un prezzo che riusciamo a pagare, oppure che qualcosa è fruibile anche dai disabili. Un ambiente audiovideo tridimensionale come Federica è completamente fruibile in quel senso? Ho dubbi ma forse mi sbaglio, non sono un esperto, quindi passiamo ai costi. Oltre a quanto detto nel paragrafo precedente, le lezioni nel campus virtuale sono disponibili anche in formato podcast “fruibile in qualunque momento e luogo attraverso i lettori multimediali di ultima generazione”. Però ho letto che quei podcast sono in un formato tale che ”(su un iPod o su un iPhone) la resa è eccellente e l’esperienza di fruizione da parte dell’utente è completa”. OK, ma se dopo aver pagato le tasse universitarie non ho i soldi per l’iPod o l’iPhone potrò sentire le lezioni anche con qualsiasi sistema operativo o lettore Mp3?

Quanto è aperta quella libreria virtuale?

Un’altra perplessità è la definizione di accesso aperto o libero. Federica nasce “all’insegna dell’accesso libero alla rete dei saperi accademici, con l’offerta gratuita dei materiali didattici dei singoli corsi di insegnamento”. Parte delle risorse e contenuti multimediali messi a disposizione dalla Federico II sono organizzati in una biblioteca virtuale (“Living Library”??? Ma perché i nomi inglesi anche quando non servono?) che, mi dice Scienza in rete, aiuta gli studenti a “conoscere documenti e strumenti indispensabili per lo studio e la ricerca: testi, immagini, video, riviste scientifiche, articoli e alla scoperta di quelli liberamente consultabili”.

Il tutto,sempre secondo Scienza in Rete, nello spirito di “liberare i saperi accademici, a partire dall’esperienza del precursore Mit Open CourseWare. Ottimo, però non confondiamo “gratuito” (che comunque è buono, certo molto meglio del non avere nulla da leggere e studiare!) con aperto (Open), che è qualcosa di più. Il Courseware del MIT (o quello della Free Technology Academy è aperto soprattutto perché mette tutto una disposizione con licenza Creative Commons che consente a chiunque riuso e modifica dei materiali didattici. É così anche per i testi e podcast prodotti dalla Federico II? Io non sono riuscito a trovare quest’informazione, e comunque ho anche altri dubbi su Piazza Federica. Chi ne sa di più lo scriva nei commenti, per favore!

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