Ma gli Italiani sono pronti per governo e dati aperti?

 

A luglio 2010 ho tenuto una lezione all’Università Internazionale Menendez Pelayo di Santander, in Spagna, nell’ambito di un seminario su Governo Aperto e Governo Elettronico. Come argomento del mio intervento ho scelto, deliberatamente, qualcosa che fosse in parte controcorrente, in parte complementare alle molte eccellenti spiegazioni ed esempi pratici di Dati e Governo Aperti forniti dagli altri relatori: i cittadini comuni e le Pubbliche Amministrazioni sono davvero pronti a Governo e Dati Aperti?

Il mio intervento completo, in inglese, è scaricabile dal mio sito. Questa è una sintesi in italiano dei punti principali:

  • usare i computer non rende automaticamente più efficiente un servizio, pubblico o meno
  • in sè e per sè, usare soltanto Software Libero nelle Pubbliche Amministrazioni non aumenta in alcun modo partecipazione dei cittadini, democrazia e trasparenza: si può benissimmo creare un perfetto Stato di Polizia usando SOLTANTO software “libero come la libertà” (e probabilmente funzionerebbe molto meglio in quel modo che con software proprietario…)
  • passare ai Dati Aperti, cioè pubblicare online in formati aperti e con licenze che ne consentano il riuso, tutti i dati delle Pubbliche Amministrazioni serve a poco o niente se a questa politica non viene sostenuta da leggi e procedure adatte

e, soprattutto:

  • l’Europa sta invecchiando. Gli anziani dell’Unione Europea, che aumenteranno notevolmente di numero nei prossimi anni, potrebbero avere nel successo su larga scala di Governo e Dati Aperti un ruolo crucial, ma finora quasi completamente ignorato
  • se si fanno come si deve, Governo e Dati Aperti cancelleranno da soli molti più posti di lavoro “da scrivania” nelle Pubbliche Amministrazioni di quanto abbiano mai sognato di fare Brunetta o tutti i suoi predecessori: come la prenderà la gente quando capirà il vero impatto delle nuove tecnologie su quello che ormai è rimasto il maggior fornitore di lavoro a tempo indeterminato in molti stati europei?
  • i Dati Aperti funzionano, cioè producono più trasparenza, efficienza, legalità e partecipazione, solo dove ci sono molti più cittadini che hanno voglia e capacità di capire numeri e grafici di quanti ce ne siano effettivamente (vedi come esempio la seconda parte di Abbasso le bufale online)

I dati sono una materia prima essenziale allo sviluppo economico e sociale tanto quanto soldi e forza lavoro, nel senso che possono avere un valore economico paragonabile, o superiore in certi casi, agli altri due. Aprire i dati pubblici potrebbe essere abbastanza per favorire parecchie attività economiche, perché spesso quei dati sono tutto quello che basta a pochi imprenditori o attivisti per fare qualcosa di buono per tutta la società. Se parliamo invece di trasparenza, democrazia e simili, in pratica i Dati Aperti, grezzi, producono questi effetti soltanto se vengono studiati e maneggiati dalla grande maggioranza dei cittadini. Oggi però le persone in grado di fare una cosa del genere sono molte, molte di meno (soprattutto in Italia, dove c’è un analfabetismo funzionale da far paura) di quelle capaci di digerire articoli su blog, dibattiti in Tv e altri “dati” di questo tipo. Questo è un problema già segnalato da altri, per esempio Luigi Reggi: “uno studio ha dimostrato che gli utenti (italiani) attuali del cosiddetto Web 2.0 non sono interessati all’e-government”.

Anche altri relatori del seminario di Santander hanno messo in evidenza, ognuno in maniera diversa e indipendentemente dagli altri, lo stesso fatto: mettere in piedi Governo Aperto, Dati Aperti e via dicendo ha ben poco effetto se i cittadini poi non li usano. In conclusione, a me pare ovvio che la preparazione e l’interesse del cittadino medio per quello che in generale viene chiamato “Governo 2.0” meritino molta più attenzione, discussione e attività di quanto non sia successo finora. Voi che dite?

Stop a Zona-M   Never miss a story: follow me on Twitter (@mfioretti_en), or via RSS