Digimondo

  • Leggetevi questa inchiesta dell’Espresso sulla corruzione che uccide nelle grandi opere. Leggetevela! Non tanto, e non solo, per la corruzione in sè stessa, ma per capire come potrebbero aiutarci a combatterla… gli studenti! Ogni riga di quell’articolo è un motivo in più per mettere in pratica subito, in tante facoltà universitarie e scuole superiori di tutta Italia, una proposta che ho fatto ormai quasi sei anni fa. Ecco il perché.
  • Sono stato fra i primi, credo, a occuparmi approfonditamente di Open Data in Italia, con il rapporto “Open Data, Open Society” (2010) e il suo seguito “Open Data: Emerging trends, issues and best practices” (2011). Negli ultimi anni mi sono occupato principalmente di altre cose, come le conseguenze del fai-da-te digitale. Però non ho mai smesso di seguire il mondo Open Data, in Italia e all’estero, e quest’anno spero di lavorarci ancora.
  • attenzione: originariamente, a causa di un problema tecnico, il post “Open Data, Sette punti da considerare” era stato pubblicato ERRONEAMENTE a questo indirizzo. Però il suo indirizzo corretto, permanente, è solo questo: “Open Data, Sette punti da considerare”. Per favore, aggiornate i vostri bookmark e condividete SOLO QUEL LINK, non questo! Grazie.
  • Scrivevo ieri che “avremo modo di riparlare parecchio, con più calma e con gusto (magari dolceamaro)” del DDL Gambaro per “per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”. Ecco qualche altro spunto per la discussione. Dunque, se capisco bene la bozza, chiunque gestisca un sito personale dovrebbe “Pubblicare dichiarazioni di chi ritiene di essere stato leso nella sua dignità” Cioè se, per esempio, scrivo che chi ha stilato una certa proposta di legge dimostra di aver capito poco o nulla della materia e che dovrebbe cambiare lavoro, quella persona, NON UN GIUDICE, può automaticamente e sicuramente obbligarmi a smentirmi per iscritto, sul mio sito?
  • È appena uscita la bozza di un disegno di legge bipartisan per “per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica” A giudicare dalle prime reazioni avremo modo di riparlarne parecchio, con più calma e con gusto (magari dolceamaro). Per cominciare, visto che l’obiettivo è anche “incentivare l’alfabetizzazione mediatica”, ecco un modesto contributo su quel fronte: PDF immagine? Nel 2017? ANCORA??? La bozza del disegno di legge in questione è disponibile online come PDF immagine e questo non va bene.
  • Pensionati che chiamano i carabinieri perché “chi ha prenotato con la app gli passa davanti in fila alle Poste”. C’è qualcosa di scandaloso qui, ma cosa, esattamente? Vediamo.Il succo della storia è questo: “gli anziani in fila per la pensione dalla mattina presto, dopo aver assistito al continuo arrivo di clienti più giovani che, cellulare alla mano, saltavano la fila, operavano e andavano via, hanno [deciso] di chiamare i carabinieri.
  • Giorni fa, facendo girare la sacrosanta domanda (non mia) “Esiste un modo per dare a WhatsApp una rubrica finta o parziale?” ho incontrato commenti come questi: “chiunque cerchi di filtrare quale contatto da’ a Whatsapp, e quale no, cerca di fare una cosa senza rendersi conto della funzione di WhatsApp stesso” “cercare di non dargli tutta la rubrica, ma solo una parte è voler esser un pò taccagni, cercare di aver il controllo su qualcosa, che… si è già perso, quelle informazioni.
  • Su Tech Economy è apparso qualche giorno fa un bell’articolo sul voto elettronico, o a distanza… che però mi ha lasciato un po’ confuso. Quel pezzo mi piace perché, pur dicendo che: L’introduzione delle tecnologie nei processi di voto può apportare significativi vantaggi, che includono ottimizzazione dei costi, accuratezza e velocità delle operazioni di scrutinio… eccetera. in realtà poi spiega bene i tanti motivi per cui il voto elettronico è talmente complicato, e da’ così poco (vedi sotto) che nella vita reale è meglio metterci una croce sopra, se posso permettermi la battuta.
  • Scrive Alex Corlazzoli che “lo smartphone in classe serve eccome. Perché con i libri sta arrivando anche la realtà aumentata”, ovvero: una rivoluzione decisamente storica: un passaggio dalla carta al digitale senza abbandonare il libro ma rinnovandolo, rendendolo veramente interattivo grazie al cellulare. All’uso in classe dello smartphone non sono contrario sempre e comunque, anzi! In questo periodo, per esempio, sto lavorando proprio a una ricerca sul valore del fai-da-te digitale (anche) nell’educazione (e quel progetto offre anche un corso gratuito online per saperne di più).
  • Ieri ho dovuto comprare di corsa dei biglietti aerei per un gruppo di cinque persone. A prima vista, eDreams sembrava molto più conveniente di Lastminute.com. Poi ho imparato una cosa che magari tanti di voi già sapevano, ma per me è stata una sorpresa. A prima vista, dicevo, non c’era storia: 117 Euro a persona su eDreams, 142 su Paypal (*). Vai eDreams! Poi ho scoperto che quel prezzo vale solo se paghi con la loro carta, che in ogni caso non avevo tempo di richiedere.