Open/Libre Office e relativi corsi: servono ancora nelle PA? /img/openoffice-trento.jpg

La Provincia di Trento ha appena annunciato, con il volantino che vedete qui a fianco, un piano di migrazione dei suoi uffici a OpenOffice. Prima di tutto voglio ringraziarla, sul serio, per questo passo avanti verso l’indipendenza informatica, più Pubbliche Amministrazioni prenderanno prima possibile la stessa strada meglio sarà. Allo stesso tempo, vorrei sfruttare quel volantino per qualche considerazione assolutamente generale, valida per tutte le PA italiane.

I formati non sono software

L’inizio di quel testo è, ovviamente in buona fede, fuorviante:

  • “È partito il percorso di adozione dei formati aperti in tutti gli uffici provinciali”
  • “La Sfida Open Office: l’adozione dei formati aperti garantisce oggi più che mai una pubblica amministrazione trasparente, efficiente, aperta al cittadino”

Ma per adottare formati aperti non è affatto indispensabile adottare Open Office (o il suo “cugino” Libre Office, è uguale). Basta… adottare formati aperti. Cioè, nel caso in questione, partire dal vietare agli uffici provinciali, ma sul serio, di pubblicare o accettare da esterni file in formati non aperti (e no, quelli propri di Microsoft Office NON lo sono. Usate OpenDocument, invece), qualunque sia il software con cui li si produce.

I formati di file NON sono software, nè devono esserlo. Prima impariamo tutti a distinguere le due cose meglio è. Chiedere “sai fare un Excel?”, anzichè un foglio elettronico è ridicolo tanto quanto chiamare foglio Bic, o Mont Blanc, una lettera scritta a mano con quelle penne. I software sono penne, i formati alfabeti. Quali penne si usano, anche se brevettate e/o costosissime ha poca importanza, finchè è libero l’alfabeto.

Formazione? Come, formazione? Ancora?

Oggi, in Italia, metter su, per cambiare suite da ufficio, un programma di formazione e comunicazione come quello in quel volantino probabilmente è inevitabile: il livello medio di competenza è davvero basso, le resistenze culturali molto forti. Per colpa anche, diciamolo, di formazione sbagliata, tipo 20 anni di Patente Europea del Computer fatta sempre e solo alla ”/impara a memoria quali bottoni cliccare in UNA versione di Microsoft Office e basta”. O del modo corrente di sfruttare gli uffici di gestione dei sistemi informatici.

Sia come sia, nel 2015 formare all’uso base di un word processor chi già ne usava un altro simile da anni mi pare come fare un corso perché si è cambiato ascensore nel palazzo e quello nuovo ha i bottoni sull’altro lato, di un colore diverso. Ci saranno sicuramente persone che senza un corso così avranno gravi difficoltà a cambiare software. Ma ormai, almeno se si parla di dipendenti pubblici che già usavano suite da ufficio, non siamo arrivati al punto in cui questo dovrebbe diventare un problema loro, non più qualcosa da risolvere con soldi pubblici?

Se la Provincia avesse annunciato formazione su una nuova marca di penne, i suoi dipendenti non si sentirebbero insultati? Su questo, invece, senza formazione garantita probabilmente si sarebbero messi di traverso in tanti, a tutti i livelli: dipendenti, sindacati, dirigenti e politici. Va bene ma, tanto per scherzare, mi sarebbe piaciuto proporre a chi ha preteso la formazione di offrirla solo a certe condizioni (ma leggete anche l’ultimo paragrafo!):

“considerando come dovrà essere usata la nuova suite, la formazione pagata e in orario d’ufficio sarà concessa solo a chi avrà già seguito con successo tutti gli altri corsi che organizzeremo per i nuovi modelli di penne, spillatrici, fotocopiatrici e timbri che adotteremo nei prossimi mesi. E solo se smetterà di chiedersi perché gli stipendi nelle PA sono bloccati da un pezzo”

Riassumendo, trovo grave che corsi così in contesti così siano ancora effettivamente inevitabili. E trovo ancora più grave che quasi nessuno, nelle varie PA che commissionano questi corsi, sembri avere non dico il fegato di dirlo, ma almeno la consapevolezza di quanto è assurda questa cosa. Tutto qui. Anche perchè…

Suite da ufficio? Come, suite da ufficio? Ancora?

“La vera innovazione non rende digitali i vecchi processi. Li rende inutili.” (fonte).

Fare con i computer le stesse identiche cose che si facevano con la macchina da scrivere, come in questo caso del 2012 dell’AGCOM, quando va bene è uno spreco, quando va male fa danni.

Se per una qualche procedura servono sette moduli diversi, che vanno compilati da dodici impiegati diversi e approvati da altri quattro dirigenti, quanto si risparmia a far scrivere quei moduli con Open o Libre Office anzichè Microsof Office? Qualcosa di sicuro si risparmia, e non poco. Ma ormai sarebbe molto meglio, a Trento o in qualsiasi altra PA italiana, saltare direttamente una fase, cioè:

  1. ridisegnare (su carta) la procedura da zero, tenendo conto delle possibilità informatiche di oggi, vedi punto 2. State sicuri che in moltissimi casi sarà possibile ridurre il numero di documenti o passi coinvolti
  2. far realizzare software che permetta di applicarla tutta usando solo un qualsiasi browser. Cioè in modo che “basti” scrivere e cliccare dentro una sorta di sito Web, altro che suite da ufficio. E per questo serviranno senz’altro software e formati aperti, perché è l’unico modo di avere proprio quello che serve senza dipendere da un solo fornitore. Per lavorare così non è nemmeno indispensabile la mitica banda larga, e aggiornamenti software, antivirus, computer obsoleti ogni tre anni e altri problemi del genere vengono notevolmente ridimensionati. Per dettagli, leggetevi questo, soprattutto il paragrafo “Documenti e pratiche, ovvero mancanza di interoperabilità vera”
  3. a quel punto OK, la formazione ci starà tutta. Ma perché sarà cambiato proprio il modo di lavorare, non la posizione o il nome di qualche bottone

So bene che “migrare” a lavorare in questo modo, anzichè solo a un’altra suite da ufficio, è molto più complesso burocraticamente e psicologicamente. Ma se si deve comunque spendere per formazione e comunicazione, forse vale la pena di andare subito in quella direzione no? Anche perché tutti i discorsi sul mitico “cloud nelle Pubbliche Amministrazioni”, se fatti con i piedi per terra, concordano proprio su questo punto: nel medio e lungo termine, i risparmi VERI stanno nel lavorare così, non con le suite da ufficio.

Doverosa precisazione sulla formazione

Prego tutti i lettori, soprattutto se dipendenti pubblici, di notare che, nonostante questo sfogo, non ce l’ho assolutamente nè con chi farà questa formazione a Trento (ci mancherebbe, pure io faccio formazione su queste e altre cose), nè con chi la riceverà. Se chiedessero a me di tenere corsi così li offrirei senz’altro (a pagamento, ovviamente). Ma solo dopo aver fatto notare quanto sopra.

Ai prossimi allievi di quei corsi o altri simili, invece, vorrei dire questo: se davvero l’idea di cambiare word processor e foglio elettronico senza assistenza vi spaventa, va benissimo. Non ce l’ho con voi. Sto solo cercando di spiegarvi che vi hanno fregato per anni (la società in generale, non i vostri dirigenti), mettendovi nei guai, a lasciarvi credere che queste fossero cose difficili, su cui si ha il diritto di farsi sempre tenere per mano. Può esser vero per adulti che davvero non hanno ancora mai usato computer, non per chi già lo fa. Se vi propongono il corso, seguitelo senz’altro. Però cercando di fare in modo che sia l’ultimo del suo genere di cui avrete bisogno nella vita. Seguitelo con impegno, pretendendo che vi spieghino bene concetti generali, come stili, modelli di documenti, abbreviazioni automatiche eccetera, anzichè dove cliccare bovinamente (questo lo dico in generale, non penso proprio che i corsi OpenOffice della Provincia di Trento saranno del secondo tipo, anzi).