Il mese scorso sono stato invitato a Pontelandolfo (BN) per spiegare perché sono convinto che certe tecnologie digitali, se solo fossero più conosciute in quella e tante altre parti d’Italia, potrebbero fare parecchio per i loro residenti. Ne sono felice, perché ho visitato, prima ancora che una zona bellissima, un pezzo di storia d’Italia di cui fino a poco prima ignoravo la stessa esistenza.

Quanti di voi sanno, senza cercarselo prima e soprattutto se non sono nati in Campania, per cosa e perché, nel 2011, lo Stato italiano ha chiesto scusa a Pontelandolfo? Io, come credo la gran maggioranza degli italiani della mia generazione, non ne avevo mai sentito parlare nè a scuola, nè dopo. L’ho scoperto solo l’anno scorso, quando ho conosciuto quasi per caso qualcuno di quelle parti. Di che parlo? Non ve lo dico, perché se lo sapete già non vi serve, o se non lo sapete è davvero ora che vi informiate con calma. Fatevi una ricerca seria, appena finito di leggere qui.

Sono andato a Pontelandolfo, dicevo, per l’incontro dei Forum Giovanili della zona sul tema “opportunità delle aree interne”.

Causa indisponibilità del relatore, ho raccontato io, come meglio potevo, anche il portale di notizie e servizi i-Sud. Il nome non è “iSud” come scopiazzatura di iPhone e simili, ma “i-Sud”, a indicare che si rivolge a tutti (“i” plurale, appunto) i Sud d’Italia, ovunque siano. Chiedo scusa ai presenti e alla squadra di i-Sud per una presentazione che sicuramente non era all’altezza del portale, spero di essere riuscito a comunicarne comunque il valore.

Per quanto mi riguarda, ho spiegato quanto avevo già proposto all’interno del Progetto Leo per Carpineto Romano della Società Internazionale di Biourbanistica e descritto in due articoli, uno sull’innovazione da fare sui monti e l’altro su nuove opportunità per il Meridione. Il messaggio fondamentale che volevo passare è:

  • computer, internet e telefonini possono fare molto di più per la qualità della vita delle boiate che si vedono negli spot TV

  • anche, anzi soprattutto considerando le caratteristiche dell’Italia, nei piccoli centri e nelle aree interne

  • senza aspettare la banda larga o altre elemosine dall’alto

  • ma solo se scoprite gli strumenti e comunità digitali giuste, che costano pochissimo e non sono affatto quelli che passano di solito in TV o su Facebook

  • e, sia pure con aiuto esterno, decidete voi quali usare

Ci sono riuscito? Chi c’era me lo dica, per favore. Per dettagli ed esempi potete rileggervi le slide e gli articoli già citati. Qui voglio solo aggiungere pensieri e domande per i presenti che mi son venuti durante la discussione finale ma non ho espresso, per non togliere spazio agli altri:

  1. Può sembrare paradossale, ma ormai, forse, un giovane che cerca di resistere a casa sua in paesi come Pontelandolfo ha molte più opportunità di “carriera” che se emigrasse a Roma, Milano o anche all’estero (non è che fuori sia tutto rose e fiori, se uno non ha capacità davvero notevoli). Notare che ho scritto carriera fra virgolette, parlo di campare sereni a casa propria con lavori onesti ma da (re)inventare. Non di diventare manager più o meno ricchi, o dei tanti lavori “di concetto”, tutta scrivania e niente sostanza, ormai più minacciati dai computer di quelli manuali. Ragionando in questi termini su quanto ho mostrato nelle mie slide, forse si scopre che le metropoli, ai giovani, non offrono più opportunità di vita decente di Pontelandolfo, solo molti più concorrenti. Vale lo slogan di i-Sud: “Scegliete una vita e un’economia… come quella che avete sotto i piedi

  2. Parrocchie e Diocesi locali promuovono già le tecnologie e modi di lavorare alternativi che ho presentato? Perché secondo me hanno quasi l’obbligo di farlo, provate a “stuzzicarli”

  3. Energie rinnovabili: ho imparato che, come in tante altre parti d’Italia, a Pontelandolfo e dintorni c’è, diciamo così, parecchio dibattito e fermento sull’eolico. Da forestiero poco informato non mi azzardo a proporre soluzioni, permettetemi solo un paio di domande:

    • ci sono Open Data su se, quanto e come l’energia prodotta da quegli impianti andrebbe a beneficio dei residenti (sconti in bolletta o altro?

    • quali alternative ci sono, in zona, per rendersi energeticamente autosufficienti con soluzioni “fai da te” come questa o questa? O meglio ancora, per imparare a realizzarle su commissione, per lavoro?

  4. [![Pontelandolfo, ancora assente da OpenStreetMap

Pontelandolfo, passato e futuro d'Italia /img/pontelandolfo-openstreetmap.png
Pontelandolfo, passato e futuro d'Italia /img/pontelandolfo-openstreetmap.png

Pontelandolfo ha, come vedete in figura, un gran bisogno di disegnarsi su OpenStreetMap, che aspettate? La prima cosa da fare per risolvere i propri problemi è vedere chiaramente quali e dove sono. No?

Chiudo con un pensiero fuori tema e da “vecchio”

Abbiate pazienza ma quella sera mi è venuto pure quello: uno dei ragazzi di Pontelandolfo ha detto, più o meno, che “qui non c’è nulla per i giovani” quanto a opportunità di svago. Per quel che vale, fra le migliaia di romani che vedo “divertirsi” nelle centinaia di cinema, circoli sportivi, centri commerciali e locali vari che hanno sotto casa, quelli che sembrano effettivamente contenti di esserlo sono sempre pochissimi. Quasi tutti gli altri, dal punto di vista della soddisfazione personale, sembrano davvero dentro al tunnel del divertimento di Caparezza. L’unico vantaggio rispetto a chi vive nei paesi è che per stare così spendono meno di benzina.