Authority per la trasparenza dei partiti? No, grazie

Il Governo sta valutando come creare:

Un’Authority per certificare la trasparenza nei bilanci dei partiti. Un’Authority dedicata, specifica, da costruire dal nulla. Oppure un’Authority che già esiste e alla quale affidare, in aggiunta ai compiti che già svolge, “anche” la funzione aggiuntiva di leggere in tralice la gestione economica dei partiti.

La ragione di questa mossa è penosamente ovvia e già nota a tutti: il modo, diciamo, non ottimale, in cui i partiti politici italiani hanno gestito e gestiscono i propri bilanci. Ma è questa la soluzione?


Sento anch’io, come la chiama Repubblica, la “pressante e inderogabile necessità di mettere subito mano al tema del giorno, quello della trasparenza nella vita economica dei partiti”.

Nonostante questo, o meglio proprio per questo, io tutto sommato non voglio un’authority per la trasparenza nei bilanci dei partiti, almeno non come unica o prima contromisura. Non la voglio per le stesse ragioni per cui non voglio una Commissione Antimafia a Milano, quelle ragioni che ho già presentato anche all’Assise di Canossa:

  1. oggi i soldi sono finiti. Quando esistono (e in questo caso esistono eccome, vedi sotto) bisogna adottare soluzioni che oltre che rapide siano anche a basso costo, non (solo) altre commissioni cioè altri onorari, gettoni di presenza, sedi, personale amministrativo, che poi dovrebbe pagare Pantalone, cioè tu e io
  2. Anche se i soldi ci fossero, a che serve un’authority? Se si va a guardare si scopre sempre che formalmente, di commissioni di esperti che dovevano vigilare ce n’erano già da decenni, a questo o quel livello, e oggi che hanno palesemente fallito noi che facciamo? ALTRE commissioni e Authority di vigilanza? Francamente, a me affidarsi solo a commissioni pare tanto accanimento terapeutico. Anche se a decidere come comporle e farle lavorare non fossero solo i rappresentanti di quei partiti che dovrebbero controllare.

Io non nego certo che il problema sia serio e urgente. Ma è proprio per quello che, visti i costi possibili e la dimostratissima inadeguatezza, o insufficienza, delle terapie tradizionali, penso che sia il momento di provare qualcosa di nuovo. Soprattutto se costano poco e si possono adottare subito.


Open Data!

Basta col dire “visto che qui pochissime persone facevano quel che volevano dei fondi pubblici, paghiamo altre pochissime persone per controllare sulla fiducia che non ci sia niente di irregolare”. Non è ridicolo?

Si vuole portare “trasparenza nei bilanci dei partiti”? Benissimo, perché quello è senz’altro il primo obiettivo. Se e quanti soldi pubblici dare ai partiti è un discorso da affrontare separatamente. La trasparenza ci vuole comunque, da qualsiasi parte arrivino i soldi.

Ma se l’obiettivo è quello, il primissimo passo, se non l’unico, è un metodo che non mi sono inventato io stamattina, ma è già un modo nuovo di gestire le cose pubbliche in tutto il mondo: chiedere a tutti i partiti italiani dati aperti (in inglese Open Data).

In pratica, basta che il Governo faccia un decreto o quel che volete per obbligare, diciamo dal prossimo luglio quando intascheranno altri 100 milioni, tutti i partiti a pubblicare settimanalmente tutte le loro entrate e uscite sul loro sito, in formati aperti e analizzabili automaticamente da qualsiasi programma software, con licenze che consentano esplicitamente a chiunque di studiarli, elaborarli e confrontarli con altri dati per qualsiasi scopo, anche commerciale.

Se quei dati fossero disponibili in quel modo, non servirebbe nessuna Authority per individuare irregolarità. Qualunque iscritto, giornalista, partito avversario o semplice cittadino potrebbe fare le pulci ai bilanci a spese proprie, e segnalare immediatamente alle autorità competenti qualsiasi irregolarità o movimento non sufficientemente chiaro.

Se a prima vista vi sembra un’idea cretina o irrealizzabile, ripensateci un attimo, dopo esservi posti queste domande:


  • se i dati dei bilanci di PD e Lega (ma ovviamente il discorso vale per tutti) fossero sempre stati disponibili come Open Data, Lusi e Belsito sarebbero mai riusciti a fare ciò di cui vengono accusati?
  • se fossero solo falsità e congiure, non sarebbe stato facilissimo, con i bilanci aperti, stroncarle sul nascere senza cause, querele, processi e figuracce assortite, semplicemente dicendo: i dati erano tutti lì da subito, se c’erano problemi perché nessuno lo avrebbe detto prima?
  • La mitica privacy impedirebbe davvero di fare tutto questo? No, in realtà è solo una scusa. Praticamente nessuno dei dati che andrebbero pubblicati online è realmente privato e personale, è ora che chi lo pensa smetta di candidarsi per certe cariche. Non c’è bisogno di divulgare dati personali per dichiarare che il proprio partito ha investito in Tanzania. Per pubblicare quanti soldi pubblici spende mensilmente in ristoranti un dirigente di partito non c’è mica bisogno di dirci anche dove, quando e con chi ha mangiato. E chi non vuole farci sapere nemmeno il totale paghi di tasca sua, nessun problema
  • sarebbe troppo complicato, come dice qualcuno? No, non dategli retta se vi dicono che è troppo complicato, è solo un’altra scusa. Perchè, se è vero che per fare Open Data al 100% bisogna applicare certe tecniche (magari passando prima possibile a Open Bank), nessuno pretende la perfezione subito! Per iniziare basta mettere in linea sul sito del partito, una volta a settimana, l’ultima versione dei fogli elettronici che già sicuramente si usano per gestire i bilanci, con firma digitale per evitare che vengano prese per vere copie taroccate
  • servono davvero nuove leggi e procedure complicate per fare tutto questo? Beh, per renderlo obbligatorio servono senz’altro, ma qui sta il bello. Visto che pubblicare online certi file propri non costa niente e non servono permessi da nessuno, cosa impedisce a un partito di iniziare a farlo prima possibile? Non sarebbe LA dimostrazione che si vuole davvero la trasparenza?

Rendere Open Data i propri bilanci subito è il primo obbligo che hanno oggi tutti i segretari di partito. Dopo, possono anche andare in TV, proporre decreti o anche chiudersi in una stanza a farsi da soli l’ennesima Authority che dovrebbe controllarli a porte chiuse. Ma solo dopo, grazie.


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