Governi e sindacati su Facebook? No, grazie

 

È appena uscito sul Fatto Quotidiano un “elenco dei sei motivi per cui il nuovo algoritmo di Facebook danneggerà tutti”. Raccomando a tutti di leggerlo, perché descrive benissimo il problema, ma mi pare che cerchi le soluzioni dalla parte sbagliata.

L’autrice descrive benissimo il problema vero, l’unico che conta realmente quando si parla di qualsiasi social network che funzioni come Facebook (e di cui, bisogna ricordare, Whatsapp è parte integrante, almeno ai fini di questo discorso): quello da cui ti devi difendere su Facebook non è il pedofilo o maniaco di turno, ma Facebook stesso. Per capire di che parlo, leggetevi ad esempio “Da CHI volete difenderli, i figli, su Facebook?”, oppure le discriminazioni possibili su assicurazioni auto, ma anche mutui o altri servizi.

Va cambiato il TIPO di network, non chi lo controlla

L’articolo di Elisabetta Ambrosi spiega benissimo come e perché questa situazione ora peggiorerà ulteriormente, leggetevelo! Però, come dicevo, mi pare proprio che cerchi le situazioni dalla parte sbagliata quando scrive (grassetti miei):

  • Il problema è gigantesco ed è ora che anche i governi se ne comincino ad occupare: può infatti una delle aziende più grandi del mondo cambiare le regole del gioco senza che si rifletta prima sulle conseguenze di tali cambiamenti, che magari mandano aziende, sempre più ricattabili, sul lastrico?
  • Ci vorrebbe, davvero, un “sindacato” dei fruitori del social più grande del mondo, perché la nostra vita, e non è una battuta, ormai è ben più concretamente minacciata dalla decisione di Facebook di cambiare i suoi algoritmi che dalla minaccia di una guerra tra Trump e la Corea del Nord (spiegazione mia: nel senso che la seconda è una probabilità, la seconda una certezza che già avviene da anni)
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Chiedere che se ne occupino i governi è una soluzione che se va bene non è realizzabile, altrimenti è peggiore del male. Chiedetelo al Signor Felice, o ai laburisti inglesi che hanno già fatto proposte del genere (mentre quasi tutti i parlamentari italiani che aprono bocca su questi temi vanno considerati solo per ricordarsi di NON votarli il prossimo marzo, tipo questi 28).

Anche l’idea del “sindacato dei fruitori del social più grande del mondo” ha un grosso limite di fondo: da’ per scontato che l’unico modello per comunicare online sia quello di Facebook, attraverso piattaforme centralizzate. Ma finchè si sta tutti in un solo recinto con un solo controllore, fa ben poca differenza se il controllore è un governo o un’azienda. La soluzione vera consiste solo di:

  • a livello umano, sociale, politico… di educazione civica fatta come si deve
  • a livello tecnico e architetturale, di “nuvole personali”, federate fra loro. Ovvero, semplificando molto, di avere tanti siti web individuali, capaci di comunicare direttamente fra loro in modi simili a quelli cui ci hanno abituato Facebook, Twitter & C

La mia proposta di “nuvole personali”, che non è certo l’unica, la trovate qui. Per avere un’idea di come e perché riformando il social networking in quel modo certi problemi non sparirebbero, ma sarebbero molto più facili da gestire, potete leggervi i miei post su Mastodon (in Inglese). Ma per favore non sostituiamo controlli e censure di privati con controlli e censure di governi. L’unico modo in cui i governi si dovrebbero occupare dei problemi causati da Faceboo è favorire concretamente l’adozione su larga scala di “nuvole personali”. E rendiamoci conto che finchè accettiamo di stare chiusi nello stesso tipo di scatola digitale, non c’è sindacato di utenti che potrebbe eliminarne i difetti.

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