Book in Progress, un'interessante finestra sulla scuola italiana

Book in Progress è un progetto nazionale di autoproduzione di testi scolastici salito sulla ribalta un paio di anni fa, provocando domande come:

Perché Book in Progress è “solo per soci”?

I libri di testo tradizionali possono comprarseli tutti, anche solo per farne collezione. Book in Progress no, è solo per le scuole partecipanti. Ma a voi pare possibile che libri di testo scritti NON a scopo di lucro, tanto belli da piacere pure a Ministri e Presidenti, pensati esplicitamente come (lo dicono loro, mica io!) “risposta concreta ai problemi economici delle famiglie e del caro libri”, stampabili cioè utilizzabili anche senza computer o Internet… non siano scaricabili da Internet gratis, in modo che anche le famiglie che, non certo per colpa loro, vivono lontane dalle scuole partecipanti possano risparmiare qualche Euro?

C’è una giustificazione accettabile per una cosa del genere, con la crisi che c’è? Fatemela sapere per favore. Perché quei libri non possono o non devono circolare per tutta Italia?

(volendo, ci sarebbe pure da obiettare sul fatto che scuole pubbliche insegnino usando testi non liberamente verificabili da chiunque, ma su questo ritorno fra un attimo)

Perché Book in Progress NON comunica con l’esterno?

Dopo la mia critichina che certe loro risposte alle mie prime email non erano poi così adeguate, non ho più avuto nessuna risposta di nessun tipo da Book in Progress. Fosse solo a me, potrebbe essere colpa mia, ma:

  • a ForumPA 2012 ho assistito alla presentazione del coordinatore del progetto, ma non ho potuto chiedergli niente perché è andato via immediatamente, senza fermarsi un secondo; so che a ForumPA 2013 è finita allo stesso modo e pure a Handimatica 2012

  • quando si sono proposti nell’Ideario dell’agenda digitale hanno fatto la pessima figura che potete, anzi dovreste, leggervi con attenzione: nessuna risposta a domande (non solo mie!) tipo quelle che avete già letto, o “qual è la licenza di quei testi”, perlomeno nessuna da qualcuno che si sia presentato come membro del progetto

  • insomma, da fuori si vede poco o niente, a parte comunicati monodirezionali. Per esempio, quante loro interviste sapreste citare che non abbiano il problema del paragrafo successivo?

Perché tante lodi dall’alto e dalla stampa?

Nonostante quello che avete appena letto, da gennaio 2012 e fino ad almeno a quest’estate, Book in Progress ha ricevuto prima plausi ministeriali e addirittura del Quirinale, e poi copertura mediatica, tanta ma sempre come questa: assolutamente acritica, mai nemmeno sfiorata dalle due domande precedenti, mai nessun contraddittorio. Perché?

Curiosamente, nello stesso periodo, silenzio praticamente assoluto da parte dei grandi editori scolastici, che in teoria dovrebbero strillare come aquile alla sola idea di un concorrente del genere, o di un Ministro dell’Istruzione che ne parla bene in pubblico. Perché?

E la scuola italiana?

C’è chi per principio storce il naso sull’idea generale perché (dalla discussione già citata nell’Ideario) [in opere autoprodotte come Book in Progress]...c’è un problema di fondo, relativo all’attendibilità scientifica dei testi, che solo una buona casa editrice, con i suoi filtri (autori, redazioni, consulenti, sperimentazione dei testi in adozione) puo’ riuscire a garantire.

Poi c’è chi, sulla stessa traccia, ha condannato subito e specificamente Book in Progress perché “scarsamente proficua dal punto di vista dell’apprendimento, in quanto riduttiva e semplificata”.

Ma criticare o approvare Book in Progress in realtà significa chiedersi:

quali libri di testi e altri materiali scolastici sono effettivamente necessari e/o utilizzabili, non in astratto ma qui e ora, nella scuola italiana di oggi?

Se, almeno nel breve periodo, troppe famiglie non arrivano a fine mese, se troppi insegnanti sono troppo demotivati, non aggiornati e non digitali per qualsiasi novità, se troppi testi scolastici “di qualità” oggi sono aperti e letti solo in parte

…se il contesto è quello, allora questa provocazione ci sta tutta: inutile introdurre testi di grande spessore e ambizione metodologica, se tanto “quello che serve, nella situazione attuale, sono testi che siano poco più che dispense. E manualetti che mettano in grado i ragazzi di rispondere ai meravigliosi test INVALSI”

Insomma, se pure i Book in Progress facessero schifo rispetto a testi di qualità fatti all’antica, che facciamo (ripeto: oggi in Italia e nel breve periodo) se tanto quegli altri testi costano troppo per troppe famiglie, se vengono ripetutamente “aggiornati” solo per costringere a nuovi acquisti e se comunque tre quarti del loro contenuto non riesce a usarlo nessuno? Anzi, che ci rimetteremmo ad adottarli in tutta Italia?

Book in Progress… e oltre

Potrà sembrarvi strano, ma io non ce l’ho affatto con Book in Progress per principio, anzi. A parte il fatto che i suoi obiettivi dichiarati mi piacciono, la sua semplice esistenza costringe tutti a porsi certe domande, cosa per cui li ringrazio (sul serio!). Fra l’altro, nella scuola capofila di Book in Progress di cose innovative ne fanno tante altre, e da quello che so mi sembrano ben fatte. È solo la chiusura di Book in Progress e il rifiuto di discuterne che, lo confesso, mi danno proprio fastidio.

Concludendo, personalmente in questo settore mi piacerebbe vedere presto, proprio a partire da, e tramite Book in Progress:

  • più trasparenza

  • risposte veloci e concrete a questi bei motivi per cui i testi scolastici standard NON servono più, qualunque sia il modo in cui sono nati. Non solo comunicati ufficiali che no, non è obbligatorio adottare libri di testo, ma ve lo dico a inizio anno, quando tanto ormai avete già comprato tutto quel che potevate

  • riconoscimento che, mentre controllo editoriale e simili rimangono indispensabili per la massima qualità, ci sono altri modi validi di farlo, oltre a lasciare carta bianca a chi domina il mercato adesso. Se poi quegli editori ancora non sono in grado di adottarli, affari loro, ormai sono ANNI che lo sanno

  • incoraggiamento e supporto per chi, nella scuola e fuori, sceglie di provare quelle alternative, senza obblighi come quelli che circolavano in questi giorni

  • pragmatismo. Chi ha già banda larga e tablet a sfascio probabilmente otterrà ottimi risultati, se non li usa per guardare che tempo fa fuori dalla finestra o leggersi PDF. In tal caso, certo che occorre aiutare tutti gli altri a raggiungere gli stessi livelli. Però non facciamo gli schizzinosi, se nelle prime tappe qualche “volgare” dispensina stampabile fa risparmiare senza peggiorare la qualità della didattica disponibile, perché mai non dovrebbero poterle usare tutti?