Un articolo appena uscito di Bruce Sterling spiega come Apple, Google, Amazon, Facebook e Microsoft stiano frammentando Internet. L’annuncio di quell’articolo sulla mailing list NEXA è stato commentato così:

purtoppo che le concentrazioni di interessi stiano da anni e in vari modi “shaping” il mercato e di conseguenza la nostra società in quanto consumatori (di dispositivi, di banda, di Internet), senza che ci sia una reale possibilità di limitarne l’agire, non è una novità. sarebbe interessante trovare alternative a questi modelli, piuttosto.

In effetti, progetti come Diaspora sono nati proprio per rimpiazzare alcuni di quei servizi, ma sono ancora agli inizi. Qui vorrei spiegare che forse non serve nemmeno aspettare, perché tecnicamente le alternative ci sono già quasi tutte eccome, e non da ieri, e proporre di metterle su insieme.

Le alternative a Apple, Facebook & C ci sono. Le facciamo? /img/interfaccia_email_autogestita.png

La posta elettronica si può gestire in maniera assolutamente autonoma da un pezzo, per i motivi e con gli strumenti spiegati in questo mio articolo e nei link alla fine del medesimo. Io già lo faccio con l’interfaccia nella schermata qui a fianco, ma ne esistono di molto più simili a Gmail.

Per i bookmark online, alla Del.icio.us ma autogestiti, c’è SemanticScuttle. Potete vedere come funziona (in consultazione, almeno) nella mia installazione personale già funzionante.

Le alternative a Apple, Facebook & C ci sono. Le facciamo? /img/rss_twitter_facebook.png

Il cloud storage autogestito di gallerie fotografiche, testi, rubriche, calendari… si può fare con owncloud. Per le notifiche c’è RSS, che si può integrare, aggregare e manipolare come si vuole. Qui a lato vedete come lo faccio io. Semplice software scritto da me in poche ore raccoglie in una sola pagina, aggiornata automaticamente, tutte le mie fonti di notizie. Incluso, come potete vedere, Twitter, e se ce ne fossero mentre scrivo vedreste anche gli aggiornamenti dal mio account Facebook.

Pubblicazione online, ma senza fregature alla Splinder? Siti come questo, e tanti altri molto più sofisticati, usano da anni WordPress. Federando, cioè collegando automaticamente fra loro, tanti siti Wordpress indipendenti con meccanismi già esistenti come OStatus, si ottiene la possibilità di discussioni social alla Facebook, senza dover stare su Facebook.

Potrei continuare, ma spero che a questo punto il concetto sia chiaro. Sì, direte voi, ma allora…

Che manca?

Installando (su account di hosting da pochi Euro al mese) tutti questi software liberi e altri che per brevità non ho menzionato in un server Linux virtuale si ottiene un solo malloppo di bit che vi fa fare tutto quello che vi serve online con tutta la privacy che volete e senza timori che il “padrone di casa” sparisca o vi cacci da un giorno all’altro. Perché potete farvi tutte le copie complete che volete e spostare tutto quando volete, senza particolari problemi, da un fornitore di hosting all’altro.

Se esiste già tutto, perché non fanno già tutti così? Semplicemente perché non c’è nessuna integrazione fra tutta questa roba. Io sono strano, a me personalmente non crea problemi, anzi piace, installare da solo un pezzo alla volta e fare comunque un sacco di lavoro a mano. E non me ne frega nulla o quasi, se ogni finestra è diversa dall’altra, ma tutte brutte come il peccato.

Però creare un unico pacchetto software chiavi in mano che contenga:

  • tutti i pezzi già configurati

  • una veste grafica unica e ben fatta

  • procedure preimpostate con cui fare backup esterni, aggiungere utenti, aggiornare il software da fonti sicure eccetera, con un solo clic

non è affatto difficile, anzi. Certo, ci vuole una discreta quantità di tempo e un minimo di infrastruttura online per distribuire il risultato, ma non è affatto alta tecnologia. E se esistesse un tale pacchetto, chiunque potrebbe fare quello che oggi succede con WordPress per tutta la sua vita online: “se vuoi, ti scarichi e gestisci il software da solo, altrimenti clicca qui e fatti un tuo blog sul nostro sito, con la sicurezza che puoi andartene quando vuoi senza danni”. Cribbio, non lo so, magari c’è pure un bel business…

Ma questo in fondo è un altro discorso, il punto è che la cosa è possibile. Prima lo si fa meglio è, chiunque lo faccia. Io? Beh, visto che me lo chiedete :-) io le competenze e la motivazione per fare buona parte di quello che predico e coordinare il resto le ho. Non l’ho ancora fatto perché come dicevo ci vuole tempo, che non posso fornire gratis. Ma se qualcuno volesse sponsorizzare lo sviluppo, chiamatemi pure :-)