Splinder ha chiuso. Io no

(aggiornamento del 27/3/2017): ecco la nuova versione di una mia proposta su come risolvere questi problemi.

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Ieri ha definitivamente chiuso i battenti Splinder, un sito che due mesi fa Wired descriveva così;

una delle piattaforme storiche del blogging nostrano. che ha festeggiato nel 2008 il superamento di 400mila diari aperti. Punto di forza della soluzione è, anzi era, l'incoraggiamento a quella condivisione fra utenti che dall'avvento di Facebook e company è diventata una vera e propria ossessione.

Da oggi, quindi, ci sono milioni di link non più funzionanti e tante persone che hanno perso il loro blog o stanno impazzendo per ricostruirlo da qualche altra parte, magari reinserendo tutto a mano. Così come dovrebbe fare chiunque usi solo Facebook, GooglePlus o GoogleDocs per comunicare online, se quelle aziende decidessero di cancellare il suo account per qualsiasi ragione. A me, invece, la chiusura di questa piattaforma storica non ha fatto nè caldo ne freddo.

Perchè tutti gli articoli che trovate qui, così come la mia home page, quel poco che ho tempo di scrivere sull’escursionismo, i miei bookmark condivisi, i suggerimenti sparsi e tutte le altre cose che pubblico online personalmente non dipendono dalle sorti o dalle decisioni di una singola azienda privata. Se domani il fornitore di spazio Internet (hosting) su cui si trova tutto questo mio materiale fallisse o mi cacciasse, dopo tre giorni riavrei tutto quanto online identico a prima, agli stessi indirizzi.

Come faccio? È semplice: tutti questi siti girano su software libero e gratuito come Drupal o WordPress che ho installato su quello spazio Internet. All’atto pratico, quel software e tutti gli articoli che ci ho messo dentro, commenti compresi, non sono che mucchi di bit che posso spostare su qualsiasi altro spazio, dove funzioneranno esattamente come prima.

Certo, per avere questo devo spendere un pochino di tempo e fatica in più rispetto a chi usava Splinder o aggiunge note su Facebook. E pago qualche Euro ogni anno per avere, oltre allo spazio, un nome di dominio mio (zona-m.net) in modo che gli indirizzi dei miei articoli non cambino se dovessi traslocare su un altro spazio di hosting. Però fallimenti di aziende o cancellazioni di account arbitrari mi fanno un baffo. Inoltre, una parte di quello che pago di hosting viene rimborsata dai banner pubblicitari, che a differenza di quelli accanto a quanto io scriverei su Facebook, vengono pagati a me.

La morale? Eccola:

  1. per tutti i singoli utenti di Internet: fate come me. Certo, è un po’ più difficile dell’aggiornare lo stato di Facebook, ma è molto più semplice di quanto temiate, e ne vale la pena. Solo così le cose vostre rimarranno vostre e non rischieranno di sparire da un giorno all’altro
  2. per tutti i fornitori di hosting: sveglia, qui c’è un business da sfruttare. Che aspettate a proporre pacchetti chiavi-in-mano (*) di “liberati da Facebook &C, clicca qui per installare Wordpress con un tuo dominio e migrarci quanti più contenuti possibile da Facebook”? A quanta gente piacerebbe fare come me, ma non ha (o crede di non avere) la pazienza, il tempo e le nozioni necessarie per farlo?

Chiudo invitando tutti i lettori a tornare a leggermi spesso. Tanto sarò sicuramente ancora qui, alla faccia di Splinder, Facebook eccetera.

(*) magari integrando anche un server email personale


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