Garamond e Social Learning: ebook e scuola digitale per tutti? Sì, ma solo se...

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Il 2 febbraio 2011 la casa editrice Garamond è uscita dall’Associazione Italiana Editori (AIE) e due giorni dopo ha proposto l’addio ai libri di testo in adozione perché:

  • ogni anno le famiglie Italiane con figli a scuola spendono 700 milioni di Euro (mentre in altre nazioni Europee si spende dal 25 all’80% in meno) per testi scolastici costosi, pesanti, spesso usati solo a metà e non rivendibili grazie a “nuove edizioni” non sempre necessarie.

  • AIE protegge soprattutto gli interessi dei 34 grandi gruppi editoriali oggi dominanti nel settore, che hanno quasi il 70% delle quote da 15 anni

  • Garamond non si riconosce più nella politica di AIE di mantenimento dello status quo, e soprattutto nella sostanziale resistenza di AIE alle trasformazioni introdotte dalle recenti normative ministeriali sui testi digitali, e ai cambiamenti effettivi di pratiche di studio e acquisizione di conoscenza da parte degli studenti dei nostri giorni

Garamond invece ritiene che è tempo di abbandonare (anche per sopravvivere nel prossimo futuro, quando “tutti avranno lettori di e-book, iPod e iPad, tablet PC e connessione alla rete in mobilità e always on”) il meccanismo stesso del “libro in adozione”. Perché in un mondo digitale è molto più economico ed efficace usare servizi condivisi e contenuti aperti come e-book o wiki, con licenze aperte come le Creative Commons. Garamond proporrà questo nuovo sistema, che chiama “Social Learning”, alle scuole italiane a partire da quest’anno, in concomitanza con l’entrata in vigore di una normativa ministeriale sull’argomento

Annalisa, un insegnante, ha subito risposto (riassumo con parole mie):

_tutto bello, tutto condivisibile ma... I miei alunni come useranno questi "contenuti digitali e di rete" se metà non ha il computer a casa, di quelli che ce l'hanno solo otto possono accedere liberamente a Internet e a scuola abbiamo 36 computer (vecchi!) e due Lavagne Multimediali (LIM) per 504 alunni? Non so dove vivete, e che reddito avete; ma so che la mia è una scuola di eccellenza, nella ricca Lombardia, e se dall'anno prossimo dovessimo usare soltanto contenuti digitali, avrei metà classe a piedi._

E allora? Come fare?

Personalmente, sono davvero felice per la decisione di Garamond e ne condivido (anche come genitore) tutte le motivazioni. Tranne l’idea che tutti hanno o avranno prestissimo computer e banda larga, e che sapranno, potranno o vorranno usarli. Ai motivi già spiegati da Annalisa aggiungo l’impreparazione di molti docenti o il fatto che tante famiglie hanno più figli ma soldi per un solo computer. Mi permetto quindi di condividere qualche idea su come io farei una cosa del genere. Alla Garamond sono gente in gamba e sicuramente lo sanno già, visto che parlano di Creative Commons, ma buttar giù qualche paragrafo male non fa.

Creare nuove barriere sarebbe estremamente controproducente, sia eticamente sia economicamente. Annalisa ha ragione. Quante saranno in Italia le classi che hanno banda larga e computer, più tutti gli alunni con computer e banda larga e/o soldi per lettori ebook, più tutti gli insegnanti in grado di usare “contenuti digitali e di rete”? Una su 1000?

Di conseguenza, la prima cosa che farei è seguire l’approccio dell’organizzazione internazionale Open Learning Exchange: sviluppare materiale che funzioni extra su computer e/o via Internet, ma rimane utilizzabile e utile anche su carta. Ogni mese si stampano (tutti insieme in copisteria, per risparmiare) solo i capitoli che servono e via così. Insomma, proporre un “chi può e vuole fa di più, chi non può o vuole continua come prima, ma spendendo meno”. È l’unico modo per “vendere” subito a tutte le scuole Italiane.

Poi, ma sempre per gli stessi motivi, eviterei l’errore che stanno già facendo (quasi) tutti i pezzi grossi che stanno cercando di vendere e-book in Italia. Un e-book è un file. Farlo in modo che sia leggibile solo in un certo numero di copie, oppure con un solo modello di computer o lettore è come fare un libro cartaceo che sia leggibile solo con una certa marca di occhiali. Tecnicamente non serve a niente, qualsiasi protezione viene comunque craccata in poche settimane. A livello di immagine, si rischia di essere attaccati anche da istituzioni pubbliche che hanno gli stessi ideali. Inoltre, alla famiglia che non arriva a fine mese il passaggio al digitale conviene ed è sostenibile solo se:

  • non è obbligatorio, nel senso che il figlio può studiare su carta anche se tutti i compagni di classe lo fanno sull’iPad

  • volendo studiare sul computer, possono farlo con qualsiasi modello già hanno, o ricevono grazie al trashware, qualsiasi sistema operativo abbia

  • c’è la sicurezza che non dovranno comprare nuovi lettori di e-book ogni anno, ma che potranno scegliere quelli che possono permettersi, anche usati, e sostituirli solo quando si rompono, ma senza per questo dover ricomprare tutti i testi elettronici (questo è importante anche per motivi ambientali: l’hardware terribilmente inquinante, quindi meno se consuma meglio è)

Con i libri di testo cartacei, sia il figlio del milionario sia quello del disoccupato devono spendere “solo” 500 Euro per partire alla pari. Con quelli elettronici c’è la possibilità di spendere molto meno (pur continuando a pagare bene, come meritano, i bravi autori e i bravi editori!) per partire alla pari, facendo le stesse cose che si fanno già oggi E aprendo contestualmente la strada a sistemi più efficaci. Ma solo se si lavora in maniera aperta e compatibile con budget e mentalità esistenti.

Chiudo invitando tutti i genitori a dire subito agli insegnanti dei loro figli: “Non ho più soldi da buttare, voglio usare anch’io solo questi nuovi tipi di testi dal prossimo settembre: voi perché non avete ancora detto che li adotterete?”

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