Scappare dalle città, vivere in campagna: fa sempre bene a noi e alla natura?

 

Sul sito del grandissimo Jacopo Fo è appena uscita una recensione/promozione di un libro che ho visto in libreria 23 giorni fa: “Scappo dalla citta’ - Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione”, di Grazia Cacciola - ed. FAG.

Il libro l’ho sfogliato solo brevemente in libreria, ma l’averlo trovato e poi aver letto nella recensione di Jacopo Fo la frase che riporto qui sotto mi stimola a riproporre una domanda che ho già discusso in passato su alcune mailing list. La frase della recensione che mi ha stuzzicato, perchè secondo me presuppone qualcosa che non è sempre vero e può avere effetti controproducenti, è questa:

…[in questo libro] il cambiamento del proprio stile di vita da cittadino ad agreste, da molti spesso solo immaginato come un sogno irrealizzabile, viene presentato come un’opportunita’ alla portata di tutti

Siamo onesti: nel mondo reale, il passaggio da cittadino ad agreste non è davvero possibile per tutti, almeno nella forma gioiosa e volontaria che viene proposta lì. In realtà la fuga in campagna come salto di qualità volontario e pianificato, non come emigrazione forzata più o meno alla disperata, è possibile solo per chi ha sia un lavoro che gli lascia tempo di organizzare la “fuga”, sia parecchi soldi già da parte o almeno mancanza di debiti pregressi, tipo mutuo. E queste sono ipotesi non da poco, che tagliano fuori parecchi abitanti reali delle città reali di oggi.

Durante una delle discussioni cui ho appena accennato, c’era uno (bravissima persona, senza dubbio!) che aveva già fatto tutto quel che insegna il libro “Scappo dalla città”. Dal suo angoletto di paradiso agreste questa persona invitava tutti a seguire il suo esempio, facendo quasi semprare (pur se involontariamente e in buona fede) , che se tutti noialtri stavamo ancora in città era solo colpa nostra. Poi, parlando, venne fuori che questa bravissima persona è o era un impiegato statale che:

  • aveva potuto permettersi di comprare per un tozzo di pane il mitico casale in cui scappare perché ne aveva comprato uno praticamente in rovina…
  • e ne aveva potuto comprare uno in rovina solo perché sapeva che avrebbe avuto un sacco di tempo per ristrutturarlo/ricostruirlo anche durante la settimana, cioè finendo in tempo utile per goderselo…
  • e sapeva con certezza che avrebbe avuto tutto quel tempo perchè era certo di poter ottenere il part-time non appena lo avesse chiesto

Insomma, quella persona aveva potuto mettere in pratica il contenuto del libro… solo perché (a differenza della maggior parte dei posti di lavoro nel privato, dove il part-time non vogliono e spesso non possono proprio dartelo perchè richiederebbe cambiare tutto il modo di lavorare) aveva uno di quei posti di lavoro pubblico in cui, tutto sommato, non fa assolutamente differenza se ci sei otto ore, sei o quattro. Uno di quei posti di lavoro in cui, passando al part-time, non diminuisci affatto la “produttività” dell’organizzazione. Anzi, fai un favore a lei e a tutti i contribuenti!

Tutti a fare i contadini???

Sia chiaro: chi può e davvero lo vuole, abbandoni pure la città per vivere in campagna, tanto di cappello. Anche perché lo spopolamento delle campagne e delle aree montane è un problema serio anche per chi rimane in città, quindi grazie a chi ne riduce le dimensioni. E quello che ho appena descritto potrebbe essere un caso isolato. Anche così, secondo me questo promuovere o immaginare la fuga o ritorno alla campagna come fenomeno di massa non è nè possibile nè (soprattutto!!!) raccomandabile in molte parti del mondo, per un motivo semplicissimo: ormai siamo troppi. C’è rimasto o no abbastanza spazio fuori dalle città, oggi in Italia e negli altri paesi industrializzati, per andarsene tutti a fare gli allegri contadini senza morire di fame e senza distruggere quel poco di natura incontaminata che ancora resiste?

O forse ormai è molto più efficace sia per la società sia per l’ambiente, non in assoluto, ma qui e ora, in QUESTA realtà, promuovere molto più energicamente semplicità e riduzione massiccia sia dell’uso dell’auto che dei consumi (a partire dalla spazzatura che compriamo ogni giorno a Napoli e altrove) ma rimanendo in città?

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