È facile o no scappare dalla città per vivere in campagna? Risponde l'autrice!

 
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Dopo aver letto la mia reazione all’idea che tutti possono “scappare dalla città” Grazia, l’autrice del libro che mi ha dato lo spunto per quell’articolo e webmaster dell’interessante blog Erba Viola, ha aggiunto un commento a quell’articolo. Col permesso e l’incoraggiamento di Grazia, l’ho riformattato in forma di intervista solo per leggibilità, ma senza cambiare nulla, e lo pubblico in una pagina tutta sua perchè è troppo interessante per stare in fondo a un’altra!

Grazia: Ciao Marco, le tue obiezioni sono interessanti solo che non sono rivolte al libro che ho scritto io :) Anzi, se vuoi dare una lettura almeno alle prime pagine, qui le trovi gratis

Marco: tu non pensavi che andare in campagna è roba da ricchi?

Grazia: vedi, io avevo esattamente le tue stesse obiezioni e francamente davanti ai libri di chi fa il giornalista e parte su una barca a vela da duecentomila euro inneggiando al downshifting (il passare a una vita più semplice, NdR) avevo una sola espressione… “e grazie al ca##o!!”. La stessa espressione che avevo davanti a chi riceve la cascina dal papi, a chi vende un monolocale in centro a Milano e si compra il casale in Umbria, o a chi gode di un fondo fiduciario di qualche milione di euro.

Il fatto è che poi davanti a questi geniali freelance in barca a vela, la gente si convince, come avevo fatto in parte io, che senza il papi che ti compra il casale in pietra sui colli del Chianti, non puoi fare niente.

Marco: Tu invece come ci sei arrivata?

Grazia: Io sono nata e cresciuta nel centro di Milano. Sono partita nel 2000 circa da un appartamentino in affitto a Cesano Maderno, periferia industriale inquinata di Milano più che Brianza. Con due/tre lavori, a seconda dei momenti, tutti con orari e doveri di produttività, in alcuni casi con trasferte piuttosto pesanti.

Marco: In quale settore?

Grazia: Vengo da un campo, l’informatica, in cui con l’arrivo della new economy ci si è ritrovati a non poter lasciare l’ufficio prima delle 20 (se no non ci tenevi davvero, se ne vanno prima solo le segretarie e i cococo), a cenare costantemente ad happy hour (se no non incontri le persone giuste, non mantieni i contatti ecc.), a spendere una barcata di soldi in abiti e accessori (se no non puoi frequentare i posti giusti) e un’altra barcata di soldi nel cellulare ultimo modello e nel laptop strafigo (altrimenti non sei nessuno).

Il che, unito all’affitto, voleva dire 1 lavoro fisso e un paio da freelance, voleva dire dormire sì e no 3-4 ore per notte, ma questo per me per fortuna è fisiologico.

Marco: E poi cosa è successo?

Grazia: In brevissimo (il resto se ti va puoi leggerlo sul mio blog): con molta fatica riesco a bloccarmi dal binomio orari-stipendio, decido di guadagnare MOLTO MENO (ma proprio tanto, tanto meno), mi invento un lavoro indipendente nello stesso campo. Non è che l’abbia inventato del tutto, ho solo guardato cosa facevano negli USA quelli con le mie competenze. Dopo un paio di anni di lavoro autonomo nell’appartamentino in affitto di cui sopra, con il mio compagno abbiamo cercato una casa in campagna, girato come allocchi in cerca di mutuo, riusciti a fare tutto.

Per qualche anno abbiamo alternato il lavoro niente affatto part-time con ristrutturazione della casa (invece di 24 ore di traffico al giorno), orto ecc. Quando siamo riusciti a concludere qualcosa, il comune di Vigevano ha deciso di dare il via alla costruzione della centrale della Morsella, il cui raggio di inquinamento è così vasto che copriva anche casa mia, che per inciso era in area protetta, nel Parco del Ticino e confinante con un’oasi LIPU.

Marco: e come è finita?

Grazia: Dopo le prime proteste inutili e i picchetti altrettanto inutili, pur con questo cappio di mutuo, abbiamo venduto casa, orto & c. perdendoci qualche soldo e siamo scappati, letteralmente, sull’Appennino Tosco-Emiliano. In affitto, per ora. Con orto e bla bla bla ma in affitto, a scanso di altre costruzioni di questi malati di mente che governano (ops, volevo dire “/imperano”) sull’Italia a colpi di cemento e spazzatura. Questo in brevissimo, penso comunque che tu possa vederci in mezzo gli anni, i mesi e i singoli giorni di lavoro duro e di possibilità costruite da soli.

Marco: Quindi il tuo libro…

Grazia: No, non è un manuale scritto dal solito impiegato statale che vuole venderti l’idea bucolica di una vita idilliaca in campagna. Non è nemmeno un libro che vuole convincere tutti a spostarsi in campagna (per carità, no!). A parte che anche lo volessi, ti sembra realistico che la gente si convince perché io scrivo un manuale?!

Semplicemente, è un manuale per chi vuole andarsene dalla città e vivere in un altro modo, ma crede di non avere i mezzi per farlo.

E’ come un manuale sul fare la birra in casa: a qualcuno interessa, a una buona parte piace solo berla e alla maggior parte non gliene può fregare di meno :) Ma nessuno scrive un manuale sul fare la birra in casa per rovinare il mercato dei birrifici o per convincere tutto il mondo a farla!

Nota finale di Marco: Prima di tutto, complimenti (sul serio!) a Grazia, poi un paio di precisazioni brevissime. Come ha notato all’inizio Grazia stessa le mie obiezioni nell’altro articolo sono più al modo in cui è stato presentato sul sito di Jacopo Fo che al suo libro. Inoltre, di obiezioni nel mio articolo ce ne sono due, ben distinte. La prima che non è affatto facile andare in campagna, e a questa Grazia ha risposto spiegando come sia comunque possibile. L’altra, che nulla toglie a chi in campagna ci vuole andare, è che se lo facessero tutti quelli che possono farebbero più danno che altro. Voi che dite?

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