Devi discutere la tesi? Sii compatibile con Windows!

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Stamattina mi è successa una cosa un po’ stramba. Sono stato al Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma La Sapienza. Ci sono andato per

assistere alla presentazione del Manifesto italiano per l’Open Government, che è talmente importante che gli dedicherò un articolo a parte. I promotori del Manifesto hanno spiegato tutti i suoi articoli, incluso il quarto e il quinto) che spiegano quanto è importante che i dati pubblici siano liberamente accessibili senza limitazioni, in formati aperti. Ce l’hanno spiegato in un’aula di fronte alla quale c’era questo avviso ai laureandi (grazie a Flavia per la foto!):

Devi discutere la tesi? Sii compatibile con Windows! /img/avviso_ai_laureandi.jpg
Si avvisano i laureandi della prossima sessione di laurea che il PC da utilizzare in seduta di laurea per eventuali presentazioni multimediali ha le seguenti specifiche tecniche:

Software: Windows XP - service pack 2 Office Professional 2003 Windows media player 9.0

Hardware...

Quell’avviso mi ha fatto uno strano effetto, sia per la Facoltà in cui ero sia per il motivo per cui ero lì. Primo perché, secondo me, anche una tesi di laurea preparata in una Università pubblica è un dato pubblico, quindi qualcosa che deve essere salvato e presentabile esclusivamente in formati aperti (e ricordo sempre che i formati di Microsoft Office non lo sono secondo lo Stato Italiano).

Poi perchè penso che a scuola, almeno in quella pubblica, si dovrebbe usare solo Software Libero. E infine perché, tutto sommato, un avviso del genere non avrebbe senso nemmeno se come requisiti software citasse soltanto Software Libero! Per dimostrarlo, proviamo a immaginare come avrebbe dovuto essere quello stesso annuncio per comunicare lo STESSO identico messaggio nell’era pre-informatica:

Si avvisano i laureandi della prossima sessione di laurea che la lavagna luminosa e la commissione da utilizzare in seduta di laurea per eventuali presentazioni multimediali hanno le seguenti specifiche tecniche:
la lavagna luminosa proietta senza errori **solo ed esclusivamente** lucidi scritti con la mano sinistra, in una notte di plenilunio, con una penna di fagiano del Tanganika e usando inchiostro distillato da sangue di chiurlo
tutti i membri della commissione usano occhiali a tripla polarizzazione bioelicoidale brevettata, che gli lasciano vedere **soltanto** certi colori. Sta al laureando scoprire quali

Capito il punto? Prima dei computer non aveva nessuna importanza di che marca fossero la lavagna luminosa, i lucidi, i pennarelli con cui ci si scriveva o gli occhiali del relatore: che erano i predecessori del software, cioè gli strumenti usati prima dei computer per leggere e scrivere. E perché la loro marca non aveva importanza? Perchè gli unici requisiti “tecnici” per presentare la tesi in aula erano che i lucidi fossero scritti usando l’alfabeto standard. Cioè un formato di documento completamente aperto, senza segreti, utilizzabile da tutti senza condizioni e soprattutto sempre uguale e completamente indipendente dalla marca dell’oggetto usato per scrivere o leggere.

Anche oggi che usiamo i computer si può e deve tornare a quel grado di perfezione tecnologica. Sia perchè non è giusto imporre agli studenti di fornire file in formati ottenibili solo con certi modelli di software e computer, sia perchè i formati segreti o non ben documentati non danno alcuna garanzia di rimanere leggibili nel lungo periodo. Di conseguenza, l’unico modo giusto di scrivere un avviso del genere dovrebbe essere qualcosa di simile a questo:

Si avvisano i laureandi della prossima sessione di laurea che gli unici formati di file accettati per la discussione della tesi, con o senza presentazioni multimediali, sono: OpenDocument per testi, presentazioni e fogli elettronici, Ogg Vorbis per audio, Theora per video, LibreDwg per file CAD... insomma, **solo** formati davvero aperti, come li generate sono affari vostri!

Sia ben chiaro, non voglio certo mettere in croce un’intera facoltà solo per un pezzo di carta, e magari quell’avviso sta lì dal 2003 semplicemente perché sono già anni che le tesi devono essere presentate in formati aperti ma nessuno si è mai preso la briga di toglierlo. Ma questi sono tempi in cui altre Università pubbliche creano altre barriere digitali inutili come questa e in cui da una parte e dall’altra si firmano accordi che tengono spalancate le porte delle scuole pubbliche alla promozione di formati che danno dipendenza come la cocaina. Quindi, quando si incontra un avviso del genere, ricordare cos’ha di sbagliato male non fa.

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