Polizie, una vita da social ferma a tre anni fa

 

La Polizia di Stato ha appena lanciato Una Vita da Social: un progetto, supportato da diversi partner di prestigio per “fare in modo che Internet possa essere vissuto da tutti, a partire dai banchi di scuola, come un’opportunità e non come un pericolo”, fornendo ai giovani supporto e consigli prima di tutto contro il cyberbullismo ma anche per evitare truffe online e altri pericoli di Internet. Ottimo! Tranne, sembrerebbe, per la comprensione del diritto d’autore.

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Diritto d'autore e social network, quanto ne sa la Polizia di Stato?

Da questo punto di vista Polizia di Stato, MIUR (quello precedente, ovviamente) e Google/YouTube sembrano fermi all’informazione incompleta e a senso unico che la Polizia delle Comunicazioni dava tre anni fa. La pagina del progetto su Commissariatodips.it rimanda a “Domande e Risposte” che nella sezione “Diritto d’autore” dicono:

L’art. 12 della legge sul diritto d’autore prevede che l’autore abbia il diritto esclusivo di pubblicare l’opera nonché il diritto esclusivo di utilizzare economicamente la stessa in ogni forma e modo, originale o derivato, e che, in particolare, abbia la possibilità di avvalersi dei seguenti diritti: - diritto di riproduzione dell’opera - diritto di trascrizione dell’opera se orale - diritto di esecuzione, rappresentazione o recitazione in pubblico - diritto di comunicazione al pubblico - diritto di distribuzione… sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte.

Insomma anche ora, come tre anni fa, nessuna menzione del fatto che scaricare e ridistribuire un’opera nuova senza pagare nulla è assolutamente legale se quell’opera è stata liberamente rilasciata con una licenza tipo Creative Commons. Vogliamo andare un po’ avanti?

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