Quel divario digitale nell'aeroporto di Fiumicino /img/pendolari_fiumicino.png

L’aeroporto di Fiumicino offre un bell’esempio di divario digitale. Quello vero e veramente grave degli Italiani, cioè quello che consiste non nell’essere senza banda larga e/o smartphone, ma nel saperci fare ben poco di realmente utile per se’ stessi. Questo si può vedere collegando tre fatti.

Il primo è che nell’aeroporto di Fiumicino lavorano parecchie migliaia di persone, perché ai fini del discorso che segue è “dipendente aeroportuale” chiunque svolga o inizi il suo lavoro in aeroporto, da chi sta negli uffici a tutto il personale di volo di tutte le compagnie a facchini, baristi eccetera. Una forza da ascoltare, se fosse coesa. Però fra tutte quelle persone, grazie a decenni di deregulation, privatizzazioni, ristrutturazioni, scorpori e controscorpori, sono ogni anno di più quelle sparse (cioè isolate) fra decine di aziende che non si parlano, con contratti part time o a tempo determinato anche solo a 6 o 3 mesi, con tutti o quasi i turni possibili 247.

Il secondo fatto è che, mentre migliaia di queste persone vivono a meno di 10 km dall’aeroporto e quasi tutte a non più di 30, quasi tutti questi “colpevoli di lavorare” sono costretti ad andare in aeroporto con la propria auto, con i problemi che vedete in figura (*). Il treno per Roma serve a pochissimi, i collegamenti COTRAL o bus fra aeroporto e centri abitati più vicini sono assenti o completamente inutili (ricordatevi che parliamo di gente che smette o inizia a lavorare letteralmente a qualunque ora!), le strade tali da garantire prima o poi l’investimento a ciclisti e pedoni. Politici e amministratori locali se ne fregano, quando non peggiorano le cose bruciando soldi pubblici su nuovi ponti che in realtà sarebbero inutili.

Il terzo fatto è che, fra tutti questi “dipendenti aeroportuali” costretti a bruciare centinaia di euro e decine di ore di vita ogni mese solo per andare a lavorare, sono sempre di più quelli che hanno uno smartphone e sanno usarlo regolarmente per navigare su Internet. Quando si va in aeroporto è sempre più frequente vedere steward, personale di rampa o della sicurezza, commessi, tecnici eccetera che passano i momenti di pausa online, col telefonino.

Facciamo un passo indietro: una volta a Fiumicino c’erano pullman aziendali per qualunque turno, per la gioia non solo dei dipendenti ma anche di passeggeri e residenti della zona, che non si ritrovavano le strade intasate da centinaia di auto inutili. Oggi quei pullman sono spariti o quasi, perché le aziende aeroportuali non hanno nè obblighi nè incentivi per far campare meglio quelli a cui ancora lo offrono, un lavoro. A parte questo, ormai sono talmente frammentate che ci metterebbero anni solo per formare una commissione capace di negoziare un contratto unico, quindi ai costi più bassi possibile, a nome di tutte.

Ed è qui che inizia il divario digitale. Oggi, per riavere quei pullman con tutti i vantaggi economici e di salute che ne verrebbero, non c’è più bisogno di chiedere la grazia alle aziende aeroportuali. A tutti quei dipendenti aeroportuali con smartphone basterebbe pochissimo per mettere su una petizione online, un blog o quello che volete, per contare quanti sono interessati a riavere il pullman, dove abitano e che turni fanno. Cioè per dire pubblicamente e senza bisogno di permessi da nessuno:

“Cari noleggiatori di pullman del Lazio, noi siamo qua, tutti insieme: migliaia di persone da muovere avanti e indietro, a tutte le ore, tutti i giorni. Capaci di ricalcolare da soli online, ogni settimana, quanti pullman ci servono e su quali percorsi. Capaci di tenervi i pullman pieni anche quando arrivano dal deposito per caricare turisti. Senza intermediari che riducano il nostro risparmio o il vostro guadagno. Chi ci fa il prezzo migliore?”

Certo, essendo l’Italia quella che è, la cooperativa di consumatori o altra struttura che si dovrebbe obbligatoriamente creare per negoziare e firmare un contratto probabilmente costerebbe di più che in altri paesi. E certo bisognerebbe pagare chi sviluppa l’app e/o il portale per iscriversi e dichiarare i turni ogni settimana. Ma non ne varrebbe comunque la pena? Anche se a Fiumicino rimanessero a lavorare solo precari con contratti trimestrali, sempre diversi, ognuno potrebbe iscriversi e pagare una tariffa fissa solo per i mesi che effettivamente lavora. Il totale giornaliero dovrebbe sempre essere tale da far gola a diverse aziende di autotrasporti.

Possibile che ancora nessuno dei dipendenti di Fiumicino che già usano regolarmente Internet sia consapevole che potrebbero usarla anche per ottenere qualcosa che, di fatto, sarebbe equivalente a un aumento di stipendio esentasse?

(*) l’immagine è un collage di questo articolo, che dà un’idea di quante categorie di lavoratori aeroportuali potrebbero risparmiare, e di un commento a questo post, che spiega quanto inutilmente pesante è andare a lavorare all’Aeroporto di Fiumicino, per i motivi che io ho spiegato qui.