Sierra Leone senza Internet e Software Libero: una discarica della conoscenza?

(seconda e ultima parte (la prima è qui) del racconto di Lucia Mazzoni su informatica ed educazione in Sierra Leone. I paragrafi in grassetto col mio nome sono commenti miei, aggiunti in seguito.)


I sacerdoti che mi hanno chiesto aiuto in Sierra Leone per i loro computer erano in qualche caso vittime delle difficoltà di accesso a Internet raccontate nella prima parte, non potendo scaricare programmi e aggiornamenti che permettessero un funzionamento corretto.

Un giorno, mentre finivo di sistemare il portatile di padre Luigi un suo confratello arrivò dicendo “anche io ho un problema!”. Padre Luigi rispose “ma ormai il tuo portatile ha 3 anni: è vecchio, lo devi cambiare” (Per forza! Avendo Windows, son tutti pieni di virus e programmi inutili che li piantano).

Sentii una fitta interna: il consumismo dei PC si sposa particolarmente male con una realtà così dura. Piena di vita ma così deprivata di possibilità. E ritorno a pensare a quelle spese dovute a Windows: mi pare così assurdo spendere denaro per questo qui.

(Marco: vedi mio commento su questo nella prima parte)


Un altro sacerdote locale, padre Peter, lo scorso ottobre si era comperato un portatile in Italia, con la sua brava licenza OEM di Windows 7. Senza accesso ad Internet nella sua parrocchia aveva il portatile completamente “piantato” perché non aveva mai registrato la licenza regolarmente acquistata. Non mi era mai capitato di tentare e non ho capito se era possibile registrarlo telefonicamente, ogni strada che ho provato richiedeva alla fine la connessione.

Ho provato a spiegargli di portarlo in un centro dove ci fosse connettività, per esempio la più vicina casa missionaria dotata di connessione satellitare. Non credo che ci siamo capiti, a lui è rimasta la convinzione di aver preso una fregatura e di aver comperato un computer di poco valore, lento e inutilizzabile.

Quando il vescovo locale mi ha chiesto se riuscivo a visualizzare un allegato email che non si apriva, mi sono ritrovata su un portatile rallentato e zeppo di malware. Ma non ho detto nulla, ho sistemato la cosa e basta, non c’era il tempo per un ragionamento.

Certo, queste cose succedono anche in Italia, ma qui se voglio sistemarle posso farlo. Lì, penso che Windows ti esponga a queste inefficienze più di Linux: poter accedere a Internet solo occasionalmente o con connessioni lente è una fregatura ancora maggiore se ti becchi qualcosa di malevolo.

Anche per questi motivi in Sierra Leone ho trovato particolarmente inaccettabile vedere negozietti polverosi con l’insegna improbabile di “Microsoft certified Center”: a cosa serve questa certificazione? Quali competenze racconta?

Un giorno mi portarono a visitare una specie di “politecnico” gestito da religiosi indiani nei pressi della città di Makeni, con un laboratorio di 50 PC Windows Xp/ Vista e, mi dissero con orgoglio, anche Windows 7. Questa scuola è stata visitata e lodata dai politici del paese, mi dissero addirittura dal presidente. Chiesi di vedere la biblioteca e trovai in maggioranza vecchi libri su Windows chiaramente “dismessi”: tecnologicamente vecchi, inutili. Anche per i libri (e quindi per la conoscenza?) i paesi africani non sviluppati sono la discarica del nord del mondo?


Gli interrogativi che mi ribollono in testa

E’ possibile, in quei paesi, studiare oggi l’informatica di ieri? Serve? A chi? A lasciare queste persone in una condizione di “sottomissione”? Di fatto non apportano conoscenza utile a migliorare.

E se invece si investisse in Linux e in Internet? Perchè in quel politecnico non c’era nessun server e niente accesso ad Internet?

Io invece in questi scenari vedrei solo Linux e Internet: canne con cui imparare a pescare da soli, invece di questo pesce vecchio e stantio.


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