Che hanno in comune i gamberetti polari e gli stambecchi? I cambiamenti climatici

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Ho appena letto sul sito inglese Climate Progress che:

Studiando le fioriture primaverili anticipate di fitoplancton - le microscopiche piante marine alla base della catena alimentare nei mari - nell'Artico, gli scienziati hanno scoperto che il momento di massima fioritura è avvenuto ogni anno più presto per più di un decennio. In alcune aree, la fioritura è avvenuta anche 50 giorni prima del solito durante l'arco di tempo esaminato.

Questo è male perché è un fenomeno non naturale che ha effetti enormi e per niente positivi. Il fitoplancton è il cibo essenziale per lo zooplancton, cioè il krill e gli altri minuscoli crostacei che sono a loro volta il cibo essenziale per i pesci più grossi, inclusi tutti quelli che mangiamo noi.

Quell’articolo di Climate Progress spiega che in questi anni, grazie al riscaldamento dovuto all’uomo, il fitoplancton ha iniziato a fiorire troppo presto, cioè prima del momento in cui le specie dello zooplancton sono geneticamente programmate per riprodursi. Pertanto, quando nascono, le nuove generazioni di zooplancton non trovano più abbastanza cibo, semplicemente perché in gran parte è già marcito. Di conseguenza, diminuisce notevolmente la percentuale di zooplancton che riesce a sopravvivere e quindi, di anello in anello nella catena alimentare, la quantità di pesce disponibile per gli esseri umani (per non parlare, ovviamente, della perdita di biodiversità).

Si tratta di un caso isolato? No. Il motivo per cui quell’articolo mi ha colpito particolarmente è che mi sembrava familiare. Mentre leggevo, infatti, ho ricordato che nel 2005 durante una vacanza ho letto in una rivista locale che la stessa cosa sta già accadendo da anni ben lontano dagli oceani, sulle montagne più alte d’Europa.

Una delle meraviglie del Parco Nazionale del Gran Paradiso in Valle d’Aosta è lo stambecco. Il Parco è uno dei migliori rifugi possibili per questo animale, eppure la popolazione locale di stambecchi è in diminuzione da anni. Perché?

Una delle ragioni è quella che ho letto nel 2005, che riassumo qui citando due siti, Express News e Blitz Quotidiano, che hanno riferito la stessa notizia più tardi:

i nuovi nati non riescono, in molti settori delle Alpi, a raggiungere il primo anno di vita. Nel Parco la sopravvivenza dei capretti è scesa dal 60 per cento dagli Anni Ottanta a poco più del 20 per cento nel 2008. Sulle praterie alpine negli ultimi anni si stanno avvicendando primavere troppo calde... la vegetazione dei pascoli matura più velocemente del solito. I parti dello stambecco, come quelli di tutte le specie di montagna, avvengono in primavera proprio per permettere la sincronizzazione tra la maturazione della vegetazione e la nascita dei capretti. Se la vegetazione matura troppo in fretta le madri ed i capretti avranno a disposizione del foraggio poco nutriente e poco proteico

Insomma, parrebbe non siano soltanto tonnellate di gamberetti in fondo ai mari dell’Artico a morire di fame perché quando nascono trovano tutto il loro cibo già “scaduto”. Conoscete altri casi dello stesso tipo? Grazie!

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