Quando comprate nuovi computer e telefonini, avete già inquinato tantissimo

 

Premessa: Il testo che segue è un breve estratto da una delle lezioni del corso online di Cultura Digitale che tengo ogni anno per il VIS. Lo pubblico perchè è un utile complemento (senza nessuna pretesa di concludere l’argomento!) a un interessante articolo di A. Carraturo a proposito del Trashware, intitolato Trashware: salva l’ambiente o pia illusione?.

La domanda centrale di quell’articolo, che invito tutti a leggere, è: “poichè i computer vecchi consumano molta più energia elettrica di quelli nuovi, quanto ci guadagna l’ambiente a tenerli in esercizio più a lungo possibile anzichè rimpiazzarli con altri nuovi?”

Probabilmente a questa domanda non c’è un’unica risposta giusta sempre e dovunque, visto che ci sono tanti fattori in gioco. Qui voglio solo segnalare uno dei motivi dell’impatto energetico/ambientale di qualsiasi dispositivo elettronico che è probabilmente molto meno conosciuto degli altri.

I circuiti elettronici inquinano soprattutto quando vengono fabbricati

I microprocessori contenuti nei normali computer acquistabili oggi sono fatti da milioni di transistor, ognuno dei quali è spesso circa 50000 volte meno di un capello. Per fabbricare milioni di oggetti così complessi si devono usare macchinari estremamente sofisticati all’interno di ambienti speciali (“camere pulite”) che devono sempre essere assolutamente privi di polveri. Occorrono inoltre parecchie sostanze chimiche particolari, anch’esse prodotte con notevoli scarti da altri macchine speciali, e quantità enormi di acqua. Tutta questa complessità ha una conseguenza pratica molto importante, secondo l’inchiesta della rivista Low Tech Magazine intitolata “La mostruosa impronta ambientale delle tecnologie digitali”.

Un SUV guidato 80 kilometri al giorno per 10 anni ha un impatto ambientale complessivo molto maggiore dello stesso SUV comprato solo per fare effetto su colleghi e vicini di casa e poi usato solo per lo shopping in centro di fine mese. Idem per le lampadine lasciate sempre accese in confronto a quelle spente ogni volta che si esce dalla stanza.

Invece i circuiti integrati e (in minor misura) altri componenti elettronici sono radicalmente diversi da frullatori, automobili e tanti altri prodotti elettro-meccanici perchè l’energia consumata per produrli può essere molta di più di quella che consumeranno durante tutta la loro vita utile. Ecco alcuni numeri dall’articolo già citato, per avere un’idea della differenza.

Fabbricare un kilogrammo di plastica richiede da 0,3 a 2,7 Kwh. Per produrre un kilogrammo di circuiti integrati invece, secondo la rivista, serve una quantità di energia elettrica che può essere (a seconda del tipo di circuito) da mille a centomila volte maggiore: ma non stiamo parlando di frigoriferi, motori o altri prodotti che consumano grandi quantità di energia. Sempre secondo lo stesso articolo, per consumare la stessa quantità di elettricità impiegata per produrlo, un circuito integrato dovrebbe funzionare ininterrottamente per parecchie decine di anni (e il conto cambierebbe ben poco se si usassero materie prime riciclate). L’energia necessaria per produrre un solo chip di memoria è superiore a quella consumata dall’intero computer che lo contiene in tre anni. Idem per i telefonini: fra il 70 e il 95% di tutta l’energia necessaria per costruirne e usarne uno viene consumata prima della vendita, per fabbricarli. Però sappiamo tutti che computer e telefonini durano, mediamente, molto meno di un decennio.

Riassumendo, con computer, telefonini, televisori eccetera, la maggior parte del danno a livello di consumo energetico e di materie prime è già fatta quando escono dalla fabbrica. Se è così, il modo migliore per minimizzarne l’impatto energetico è… produrne meno possibile e farli lavorare più a lungo possibile. Ovviamente nella realtà entrano in gioco tanti altri fattori (per esempio, sarebbe irresponsabile conservare dati preziosi su un disco rigido già vecchio solo per risparmiare energia), ma l’impatto ambientale della semplice fabbricazione dei circuiti elettronici non va certo trascurato. viva il Trashware, dunque!

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