L'importanza della libertà dei documenti spiegata da un'offerta di lavoro di Microsoft

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Il 31 marzo 2010 è stato il Document Freedom Day (DFD), “una giornata mondiale per la liberazione dei documenti”. Attivisti di tutto il mondo hanno organizzato eventi locali per “spiegare al pubblico la cruciale importanza dei formati liberi per i documenti digitali e degli standard digitali aperti in generale”.

In effetti, i formati liberi “come la libertà” sono essenziali in un mondo tanto dipendente dalla tecnologia digitale quanto il nostro: senza formati del genere non si può conservare la nostra cultura o i nostri ricordi, nè proteggere tutti i dati che ci servono per lavorare e parecchi soldi pubblici. Se volete sapere esattamente il perché potete leggere:

Tutti questi documenti sono solo alcune delle numerosissime prove che potreste trovare di quanto proposte come quelle del DFD siano importanti per voi, anche se personalmente non ci capite nulla di computer e non vi interessa affatto capirne. Il resto di questa pagina, invece, spiega come le prove di queste affermazioni si trovino addirittura in una recente offerta di lavoro di uno dei più grandi nemici della libertà dei documenti, Microsoft.

Cercasi direttore per la competizione con Linux e Open Office

Il 4 gennaio 2010 Microsoft ha pubblicato sul suo sito un’offerta di lavoro per “direttore della competizione conLinux e Open Office” (Linux and Open Office Compete Lead). Da allora l’annuncio è stato rimosso, ma versioni PDF di quella pagina Web si trovano ancora qui su Stop e in diversi altri posti su Internet. Leggere quel documento è interessantissimo perché prova, nel caso non foste ancora convinti, qual è la vera ragione dell’enorme quota di “mercato” del software che Microsoft ancora possiede.

Fra le altre cose quell’offerta dice che (il grassetto è mio) “il lavoro consiste nel concentrarsi su uno dei temi più critici che è in cima ai pensieri di… Steve Ballmer (attuale amministratore delegato di Microsoft)… La missione primaria per questo dipartimento è strappare quote di mercato a Linux e a Openoffice.org”. Le mansioni includono anche (ultimo punto della pagina 1) “riconoscere sfide da Linux come server e da OpenOffice ovunque si presentino.”

Ecco qui, in italiano normale, quello che Microsoft stava effettivamente dicendo in quell’offerta di lavoro:

  • i sistemi operativi come Linux, alternativi a Windows, sono un “problema critico” solo quando vengono usati per i server (che sarebbero i computer speciali su cui girano siti Web, database e altri servizi centralizzati di aziende o Pubbliche Amministrazioni: i computer individuali, e per estensione il software che vi gira sopra, vengono invece chiamati “desktop”, che significa prodotti “da scrivania”)
  • Nel mercato desktop il vero “problema critico” per Microsoft non sono affatto le alternative a Windows come Linux, ma solo le alternative a Microsoft Office, come appuntoOpenOffice!

La ragione del punto 2 è che chi controlla il software per scrivere documenti da ufficio può controllare il formato dei file prodotti, distribuiti e accettabili (anche se solo per inerzia e pigrizia mentale) da tutti gli utenti di quel software. Ma cosa succede se, in pratica, quella stessa ditta possiede anche quel formato, cioè se nessun altro software può interpretarlo correttamente il 100% delle volte perchè (di proposito, proprio per sgominare i concorrenti) è un formato segreto e/o inutilmente complicato?

Il risultato è che in una situazione del genere chi scrive il software non ha alcun bisogno di essere il migliore o il più economico per vincere: tutti i suoi utenti iniziali saranno costretti a usare quel software (altrimenti non riusciranno più ad aprire i loro stessi documenti) e di fatto costringeranno chiunque altro abbia bisogno di quei loro documenti a usare lo stesso software e di conseguenza l’unico sistema operativo con cui è compatibile.

Il contenuto di quell’offerta di lavoro di Microsoft è una prova che Microsoft non ha il monopolio di fatto del software per desktop perché Windows o Microsoft Office sono oggettivamente migliori o più veloci e più stabili o più facili da usare di altri programmi. Magari potrebbe anche essere effettivamente così, ma quello è un altro discorso.

Ciò che quell’offerta di lavoro ci dice è che, per mantenere il monopolio di Windows sui desktop (e ricordate sempre che le Pubbliche Amministrazioni le loro copie di Windows le pagano sempre tutte, con i nostri soldi!) Microsoft non ha alcun bisogno di rendere o mantenere Windows migliore di Linux. Se così non fosse, perché in quell’offerta di lavoro avrebbero specificato “OpenOffice” invece di “Linux come server e come desktop”? (un corollario importante di questa conclusione è che qualsiasi campagna per il software libero che sia basata su “Gnu/Linux/GPL contro Windows e software proprietario” anzichè su “formati di file solo aperti, mai proprietari” è per sua stessa natura destinata a fallire)

Questo è il motivo per cui iniziative come il DFD sono così importanti: passare (a partire dagli uffici pubblici e privati, magari come presupposto per la rottamazione del software) a formati di file che sono davvero sempre usabili anche con OpenOffice e altri programmi del genere significa:

  • non rischiare più di perdere documenti importanti
  • creare le condizioni per risparmiare un sacco di soldi pubblici e privati, usando solo il software che noi preferiamo usare e che mantenga liberi i nostri documenti


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