La LIM misteriosa e la redazione che non se ne era accorta

 

Quest’estate è scoppiato un piccolo “caso” sulle Lavagne Interattive Multimediali (LIM) costruite, o in costruzione, in una scuola di Sestu, vicino Cagliari. Ve ne eravate accorti? Io no, finora.

Le LIl 17 giugno 2015 è uscito su iSchool un articolo, oggi intitolato “3 dodicenni sardi hanno creato una LIM fai-da-te”, che è stato rilanciato dopo una settimana dall’associazione Digital Champions. Il titolo originale di quell’articolo (ancora visibile nel suo indirizzo), che diceva “inventato” e il suo dire che è stato usato generico “software opensource” hanno scatenato parecchie proteste, visibili nei commenti in quelle pagine o in questo post di luglio, e riassumibili più o meno con “come vi permettete di spacciare per vostra invenzione qualcosa che in Italia fanno già tante scuole dal 2008, e cioè WiildOs? Io di tutta questa storia non sapevo assolutamente niente perchè quei giorni ero in ferie. L’ho scoperta solo due settimane fa, quando qualcuno ha ricominciato a chiedere perché ancora non si dava il giusto credito a WiildOS. Da allora mi sono documentato, ho scambiato qualche email con la preside di quella scuola e ho concluso quanto segue

Giornalisti e interviste

Ancora oggi, il Sole 24Ore titola (maiuscole mie) Scuole 2.0, due alunni sardi realizzano la PRIMA lavagna multimediale low cost, provando che tanti giornalisti “veri” ne sanno troppo poco di queste cose per permettergli di scrivere di digitale. Viva Butter Cake, invece, che il 30 agosto 2015 ha intervistato studenti e preside. In quell’intervista si sente, fra le altre cose, che:

  1. in Sardegna, quasi tutte le classi hanno una LIM commerciale da anni (su questo tornerò, NdA) e l’esigenza di costruirsele è nata solo quando quell’istituto, essendo una “fusione” di varie scuole, si è ritrovato con diverse classi senza LIM

  2. gli studenti sono stati ispirati/consigliati da una professoressa a replicare la costruzione di una LIM visibile su YouTube, e poi assistiti da docenti durante la costruzione, durata più o meno da aprile a giugno

  3. essendo il software usato inizialmente gratis solo per un periodo di prova, hanno dovuto cercarne un altro, gratuito (evidentemente quello “open source” citato su iSchool)

  4. come dichiarato già a giugno, vedi Sole 24 Ore, a settembre 2015 avrebbero costruito altre LIM con lo stesso sistema, per le altre classi dello stesso istituto

Il punto 3 è cruciale perchè** è solo il software che FA la LIM!** Senza quello hai SOLO un mucchio di componenti elettronici sparsi. Il punto 1 è importante perché…

WiildOs o no?

La LIM misteriosa e la redazione che non se ne era accorta /img/wiildos-2008-9.png
La LIM misteriosa e la redazione che non se ne era accorta /img/wiildos-2008-9.png

Quando ho scoperto tutta questa storia, l’11 novembre, ho subito chiesto su Twitter alla preside come mai “dopo 4 mesi qui ancora NON dice che si è riusata WiildOs?”. La risposta, la stessa giornata, è stata:

In seguito, via email, la preside mi ha scritto che a giugno, nè nella sua nè in altre scuole con cui è a contatto nessuno conosceva wiildOS. E che il motivo potrebbe essere il punto 1, cioè il fatto che avendo tutti la LIM “regalata” dalla regione, nessuno ha sentito il bisogno di cercare alternative.

Io incontro regolarmente tanti attivisti che fanno o vogliono fare mapping civico ma non han mai sentito parlare di OpenStreetMap, o insegnanti e dipendenti pubblici che ancora non sanno che esiste Libre Office. Quindi, in linea di massima, non ho nessun problema ad accettare che qualcuno abbia ricostruito qualcosa che è come wiildOs ma da zero, partendo dai tutorial originali già citati. Sul serio. Cerchiamo di concludere, invece.

Conclusioni

Anche se i tre studenti avessero “solo” ricopiato di sana pianta wiildOS,** si meriterebbero i nostri complimenti.** A quell’età e in quel modo, anche “copiare” è cosa di cui vantarsi. Magari fossi stato capace io, a dodici anni, di fare roba del genere, anche avendo tutte le istruzioni davanti. In tutta questa storia ci vedo comunque due problemi, che devono rimanere ben distinti.

Da una parte c’è l’Istituto Comprensivo Sestu. Mi pare sia stato usato anche come pretesto, cioè solo per sparare a zero, a priori, sulle organizzazioni che hanno pubblicato gli articoli. Però, se vuole continuare a proporre quell’attività come suo fiore all’occhiello, deve concluderla come si deve e insegnare ai suoi studenti come farlo. Cioè, visto che qui non ci sono brevetti, prodotti commerciali o scopi di lucro, deve pubblicare online tutto il software usato o sviluppato e ogni altra fonte o documentazione che permetta ad altre scuole di imitarli, e basta. Per principio e per completezza didattica. Non è accettabile, o almeno coerente col voler aprire un fablab, che dopo cinque mesi queste informazioni non siano ancora disponibili. E non lo sarebbe nemmeno se wiildOs non esistesse.

Dall’altra parte ci sono le redazioni di iSchool e digitalchampions.it. Che una preside e degli insegnanti si entusiasmino delle capacità dei loro alunni al punto da non comunicarle, o insegnargli a comunicarle, al momento adeguato o nel modo migliore può anche essere comprensibile. Il modo in cui quelle redazioni hanno gestito e gestiscono questo caso, molto meno.

Perché due redazioni come quelle, che hanno come compito proprio il riconoscimento di eccellenze e buone pratiche digitali:

  • hanno pubblicato o rilanciato la lettera così com’è, senza accorgersi o già sapere che esiste wiildOS, e che quindi, come minimo, un titolo come “inventato” era improponibile?

  • non hanno posto, come prerequisito per la pubblicazione, che il progetto venisse documentato adeguatamente?

  • non hanno ancora fatto chiarezza sulla cosa, dopo le polemiche, con altri articoli?

  • sembrano ignorare quanto dice la preside, aggravando la situazione?

La LIM misteriosa e la redazione che non se ne era accorta /img/wiildos-2008-10.png
La LIM misteriosa e la redazione che non se ne era accorta /img/wiildos-2008-10.png

L’ultima domanda viene dal fatto che l’11 novembre la preside rispondeva: “NON è stato riusato wiildos, ma un tutorial precedente. Ad opera di dodicenni.” mentre su ischool c’è ancora scritto, e da mesi a quanto ho capito, sostanzialmente il contrario. Perchè a me la nota aggiunta dalla redazione sembra un riconoscimento esplicito che è stato usato proprio wiildOs:

“Il metodo di creazione della lavagna low cost, Wiildos, è diffuso già da diversi anni, più precisamente dal 2008. A seguito delle numerose segnalazioni che ci sono arrivate, desideriamo informare la nostra community di lettori che sarà nostra cura pubblicare un articolo di approfondimento sulle tecnologie descritte […] nella lettera.”

A voi no? Confidando in una prossima pubblicazione del codice usato a Sestu, e soprattutto in più controllo in futuro su quanto si pubblica, in quelli e altri portali, concludo:

  • invitando i lettori a chiedere anche loro la pubblicazione di tutta quella documentazione

  • offrendo alla scuola lo spazio per replicare, non solo nei commenti ma, se lo desiderano, in un intero post su questo stesso sito

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