Terremoto in Abruzzo e violenza sessuale, ovvero l'Italia spaccata in due

 

Sono appena successe, quasi simultaneamente, due cose interessanti anche se abbastanza deprimenti, perché mostrano, proprio per la loro simultaneità, una situazione grave. Venerdì scorso a Forum, invece di limitarsi a presentare il suo caso, la figurante di turno ha raccontato le meraviglie della ricostruzione post-terremoto dell’Aquila.

Lo ha fatto talmente bene che, dopo nemmeno mezza giornata, l’assessore alla Cultura e alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane ha protestato formalmente perché le cose non stanno affatto così e sta valutando se intentare una causa civile contro la trasmissione. Per quello che vale la mia opinione, anche se all’Aquila oggi andasse davvero tutto bene, Rita Dalla Chiesa ha sbagliato venerdì a non dire subito “piantiamola immediatamente di divagare, siamo qui per discutere della sua richiesta”, e poi (almeno fino a oggi) con la linea “zero scuse, zero rettifiche”, come la chiama Alessandro Giglioli. Vedremo. Certo, come dice Giglioli, per quasi tutti i telespettatori di Forum la storia finirà con le dichiarazioni della finta aquilana e le “zero scuse, zero rettifiche” fatte da Rita Dalla Chiesa. Ho già incontrato personalmente un cittadino italiano che “so che all’Aquila è tutto a posto perché l’ha detto una persona competente come Rita Dalla Chiesa e ha pure spiegato che quei sovversivi pervertiti di Facebook la criticano solo perché non hanno visto la trasmissione”.

Fatto sta che, praticamente nello stesso momento in cui veniva a galla questo uso della TV ha ricominciato a circolare senza controllo, su Facebook e altrove, la bufala dell’emendamento sulla violenza sessuale. Se cercate su Google nelle pagine modificate di recente troverete diversi siti che hanno ristampato parola per parola quella fesseria, reale e aggiornata quanto il panegirico della finto-aquilana, proprio in questi giorni. Non penso affatto a complotti, basta la pigrizia mentale per spiegare la coincidenza, ma è desolante lo stesso.

L’Italia è spaccata in due parti…

Una parte è fatta di quelli che vedono solo la TV e credono a tutto quello che dice la TV, solo perché lo dice la TV (anche quando è contro il governo in carica!). L’altra parte è fatta di quelli che vedono solo Internet, almeno come fonte d’informazioni, e quindi crede a tutto quello che dice Internet, solo perché lo dice Internet. Ci sono due aspetti molto gravi per l’Italia in questa situazione.

Uno è che molto spesso i due gruppi non si parlano affatto, anche se da ambo le parti ci sono elettori di tutti i partiti. Però “quelli di Internet” hanno molte meno scuse di “quelli della TV” quando usano a Internet a sproposito oppure quando non la usano bene per convincere “quelli della TV”.

L’altro problema, anche se riconosco che al momento è solo una mia impressione non confermata da dati, è che secondo me “quelli di Internet” sono spesso talmente avanti, almeno in Italia, da darsi la zappa sui piedi molto più di “quelli della TV”. Nel senso che “quelli della TV” magari non scenderanno mai in piazza e si berranno tutto quello che dice la TV, ma poi quando serve e fa una differenza si muovono e si muovono bene: a votare ci vanno, magari in carrozzella ma ci vanno tutti, con l’eccezione dei referendum.

Mentre, sempre secondo me, fra “quelli di Internet” Italiani ce ne sono tanti, troppi, che proprio perchè sono:

  • nativi digitali
  • gente “2.0” fino al midollo
  • gente che respira solo blog, Twitter e Facebook

cioè in generale troppo avanti per accettare le restrizioni del mondo reale, si fermano dentro Internet, a credere a Internet anche quando dice idiozie e a farsi dare ragione da Internet. E che quindi giocano con mail bombing e inutili petizioni online ma certo non si sprecano ad andare a votare (*) perché “tanto so’ tutti uguali”, perché “il futuro è nella Rete” e via dicendo, e quindi lasciano scegliere il meno peggio solo a chi guarda solo la TV. Ma la colpa è solo loro, non di chi guarda solo la TV.

(*) per chi non ha importanza ovviamente, parliamo di metodo

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