Affittopoli, uno scandalo facilmente evitabile con i dati aperti

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Se vivete in Italia, ma non in qualche caverna, avrete senz’altro sentito parlare dell’edizione 2011 di “affittopoli”. Nel dubbio, ecco qualche citazione per rinfrescarvi la memoria, prima di proporre una possibile soluzione.

Il Pio Albergo Trivulzio (PAT) è “un ente pubblico senza scopo di lucro le cui finalità si realizzano nei settori dell’assistenza sociale, socio sanitaria e dell’educazione”. A gennaio 2011 si dice che il PAT avrebbe dato in affitto parecchi appartamenti a cifre irrisorie, ma non si sa quali, per quanto e a chi. La nuova affittopoli di Milano riguarda anche altri enti.

Solo dopo DUE MESI dall’avvio dell’operazione trasparenza con la richiesta di pubblicazione dei nomi degli inquilini, il Comune di Milano riceve finalmente… “una BUSTA SIGILLATA contenente i nomi dei beneficiari degli immobili di proprieta’ del Pio Albergo Trivulzio”.

Quattro giorni dopo vengono azzerati i vertici della struttura e il sindaco annuncia il commissariamento dell’ente. Il primo marzo 2011 viene aperto un fascicolo per “abuso d’ufficio e truffa aggravata ai danni di enti pubblici sulle vicende riguardanti gli affitti delle case del Pio Albergo Trivulzio, del Policlinico, dell’istituto Golgi Radaelli e dell’Aler”.

Pochi giorni dopo, arriva un servizio del TG1 su “900 immobili di Roma messi in vendita tra il 2001 e il 2007, quando il sindaco era Walter Veltroni, a prezzi molto inferiori al loro reale valore, oppure affittati a canoni irrisori e non pagati da decenni.”. Il 4 marzo 2011 il sindaco di Roma Gianni Alemanno firma un’ordinanza che costituisce una commissione d’inchiesta con il compito di “verificare l’avvenuto rispetto delle procedure nella alienazione e nella locazione del patrimonio immobiliare comunale… specie per quanto riguarda i prezzi di vendita fissati.. a partire dal 2007” (cioè dopo il periodo coperto dal TG1, NdR).

Il problema che avrebbe potuto non esistere

Scandali, carriere bruciate, reputazioni rovinate, centinaia di pagine scritte e decine di ore radio e TV spese in proclami più o meno indignati, e soprattutto: una carrettata di soldi pubblici da spendere per le doverosissime indagini del caso, un’altra carrettata ancora più grande di soldi pubblici non guadagnati grazie ad affitti ridotti o mai pretesi. Questo è quanto è costato e costerà questa edizione 2011 di Affittopoli. La cosa divertente, o tragica, è che a differenza di tante altri problemi italiani questo sarebbe stato facilissimo da evitare, senza spendere nulla o quasi.

La cosa veramente tragica, quella che in effetti ha determinato l’intero scandalo Affittopoli 2011, non è affatto che il Pio Albergo Trivulzio abbia, per dire, affittato un attico nel centro di Milano a 200 Euro o quel che era. È il fatto stesso che non si sapesse quanto era quel canone, qualunque fosse il suo importo. È il fatto che non solo è ancora necessario dover chiedere esplicitamente informazioni di questo tipo, ma che è possibile a chi le ha rispondere impunemente picche per due MESI, anzichè fornirle dopo due SECONDI, chiedendo subito scusa per aver causato la richiesta.

Il prezzo di vendita o il canone d’affitto di un immobile pubblico dovrebbero essere dati pubblici sempre disponibili a tutti su Internet. Così come dovrebbero esserlo costi, tempi e responsabili della manutenzione di quegli immobili, e i nomi dei compratori o inquilini di quegli immobili (la privacy? Se grazie a un servizio pubblico pago la casa molto meno degli altri, perché è uno scandalo chiedermi di rinunciare a quella parte di privacy in cambio?). Se PAT e gli altri enti milanesi, nonchè le giunte di ambo i colori a Roma, fossero stati sempre obbligati ad agire così, tutto questo casino e questi sprechi non sarebbero nemmeno iniziati, non in questo modo almeno.

Se tutti quei dati PUBBLICI fossero stati sempre aperti e online, qualche cittadino si sarebbe sicuramente accorto subito, sempre, in pochi giorni dal fatto e di tasca sua, di tutti i canoni troppo bassi o altre irregolarità del genere. Ma sapendo tutto questo, i responsabili degli appartamenti non li avrebbero certo gestiti con tanta disinvoltura, quindi i loro enti avrebbero incassato di più. Il tutto a costo zero per magistrati e funzionari comunali incaricati dei controlli, cioè in ultima analisi per tutti i cittadini.

Insomma, tutta questa fatica e spesa delle indagini ormai è necessaria, ma per evitarla sarebbe bastato un sito Internet da pochi Euro pieno di dati pubblici aperti, e tanti cittadini con un computer connesso a Internet e qualche minuto di tempo. Questo è il vantaggio dell’apertura dei dati pubblici, che vale non solo per gli affitti ma anche per la salute pubblica, per le mappe e per tutti i lavori pubblici.

Per la cronaca, una proposta del genere l’ha fatta qualche giorno fa anche Mario Staderini, a proposito di altri dati pubblici: “Negli anni passati i conti in tasca al Parlamento li abbiamo fatti noi, quasi sempre da soli: abbiamo pubblicato, in formato aperto e accessibile, secondo il principio Open Data, l’elenco inedito dei consulenti e dei fornitori del Senato… L’anno scorso emersero abnormità, come i 561 milioni di euro in 13 anni…”. A differenza di quelli del PAT e di Roma, quei dati sono già online: meglio iniziare tutti a controllarli, anzichè lasciarli a marcire per anni, no?

PS: se volete più trasparenza dal vostro Comune o Regione, qualunque siano, pretendete che compilino il questionario online sui dati pubblici aperti che è la seconda fase di questo progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea.

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