Abbasso le bufale online... anche quando ci fanno piacere!

 

Questa primavera 2010 è un momento molto difficile per la libertà d’informazione e per la libertà di parola su Internet in Italia. Se ancora non sapete di che sto parlando, visitate subito il sito No Bavaglio: in sintesi, si vuole limitare moltissimo anche la possibilità di esprimersi e informare via Internet (vedremo che accadrà all’emendamento sull’art. 28). Proprio per questo però, cioè perchè questo è un momento critico per la libertà di parola in Rete, è importante non usarla a sproposito, cioè pubblicando o ripetendo senza pensarci nè verificarle certe “notizie”, solo perchè ci “suonano” giuste. Ecco due esempi freschi freschi. Evitateli per favore.

Esempio 1: l’emendamento che non voleva morire

A maggio e dicembre 2009 la Rete italiana è stata sommersa da un comunicato sull’avvenuta approvazione (che invece non era avvenuta) di un emendamento che avrebbe introdotto il carcere per i blogger disobbedienti: i dettagli sul perché questa era una bufala anche allora li trovate in un altro mio articolo. Purtroppo ho appena scoperto (24 maggio 2010) che su Facebook e tanti altri siti questo mese è riapparso, spacciato come vero e recente, quello stesso comunicato!

Provare per credere: cercate su Internet la frase (virgolette comprese) “Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733)” e poi ripetete la stessa ricerca ma solo sulle pagine pubblicate a maggio 2009 (se non sapete come, ecco le istruzioni per trovare con Google solo le pagine pubblicate in uno specifico periodo).

Nel secondo caso troverete diversi siti che hanno pubblicato quel comunicato a maggio 2009 (e già allora era falso ]). Nel primo, troverete centinaia di siti che hanno pubblicato quel testo a maggio 2010 senza cambiare o aggiungere una parola: quindi chi li legge capisce che l’emendamento è passato (“Ieri…”) a maggio 2010!

Aggiornamento 29/5/2010: se ancora servisse conferma, ecco la smentita ufficiale in data 27 maggio 2010 sul sito dell’UDC

Esempio 2: Quanto ci costa Microsoft?

Il trashware è un servizio sociale utilissimo (vedi qui e qui): anche se i computer (così come TV, telefonini, console per giochi eccetera) inquinano tantissimo quando vengono buttati via, perchè i circuiti integrati contengono decine di sostanze tossiche, molti pensano che “bisogna” cambiarli ogni 34 anni solo perchè è arrivata una nuova versione di Microsoft Windows. Invece basta installare (come fanno appunto i gruppi trashware!) la versione giusta di software libero come Linux ed ecco che un computer rimane utile e lontano dalle discariche, finché non si rompe fisicamente.

Il 14 maggio 2010, sulla mailing list italiana del trashware è arrivato un messaggio che diceva:

due nuove risorse gratuite, dal mondo informatico, consentono di risparmiare grazie ad inventiva e pazienza. Si tratta di due diverse distribuzioni Linux, una per il recupero di vecchi pc... facendo sì che altri ne vengano a conoscenza permettete di aumentare le risorse e quindi la ricchezza del nostro paese, contribuendo a far girare i soldi in Italia. Nel 2003 dall'Italia sono andati alla Microsoft più soldi del decifit dello stato, non si capisce perché...

Le distribuzioni di Linux menzionate nell’annuncio sono una buona cosa, tant’è vero che le ho anche annunciate su un altro sito. Anche la critica che usando solo certo programmi si mandano senza vera necessità parecchi quattrini all’estero l’avevo già presentata. Però, a orecchio, quell’affermazione sulla quantità mi suonava davvero strana, quindi l’ho detto subito:

il riferimento alla Microsoft ... mi pare semplicemente inesatto... consiglio a chiunque (ripubblichi questo annuncio) di non inserire quell'affermazione così com'è, visto che toglierebbe, ingiustamente, credibilità al resto dell'articolo e al sito su cui appare

e poi ho fatto qualche ricerca: a quanto ho capito, nel 2003 il PIL italiano ammontava a 1335 miliardi di Euro (*) e il rapporto deficit/PIL al 3.1%. Allora il deficit italiano nel 2003 sarebbe di 41385 milioni di Euro (il 3.1% di 1335 miliardi). Però in quello stesso anno la Pubblica Amministrazione italiana ha speso in licenze Microsoft 274 milioni di Euro. Certo, sono sempre soldi che in buona parte si potevano e dovevano risparmiare, ma non sono “più del deficit dello Stato”: sono 150 volte di meno (e anche se i numeri che ho citato non fossero rigorosamente esatti l’ordine di grandezza non è certo lo stesso). Però se oggi (24 maggio 2010) cercate su Internet la frase (virgolette incluse) “Nel 2003 dall’Italia sono andati alla Microsoft piu’ soldi del decifit dello stato” troverete diversi siti e forum che hanno ricopiato integralmente quell’annuncio, nonostante contenesse un’affermazione palesemente inverosimile, senza rifletterci un attimo (l’importante è mettere sempre roba nuova sul blog!) e soprattutto senza che nessun altro (lettori inclusi) facesse obiezioni simili alla mia.

E allora?

Prima di ricopiare e ritrasmettere qualsiasi cosa su Internet, leggetelo davvero da cima a fondo, ragionateci seriamente e verificate le fonti. Anche (soprattutto) quando dicono cose che ci fa piacere sentire. E soprattutto in questo periodo, altrimenti protestare contro l’obbligo di rettifica per i blog diventa un po’ più difficile, e non ne abbiamo davvero bisogno. Grazie!

(*) Normalmente evito di citare Wikipedia perché loro stessi lo consigliano, ma non sono riuscito a trovare quel numero in chiaro su nessun sito ufficiale. Questo è un altro scandalo, perché in un paese moderno certi dati dovrebbero essere reperibili online alla fonte in 30 secondi, ma di questo parleremo un’altra volta.

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