Hacker prova con Open Data che Microsoft costa poco

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No, non proprio ma… A dicembre del 2014 Matteo Renzi annunciò soldipubblici.gov.it, il portale per  capire tramite Open Data “quanto, chi e cosa” si spende di soldi pubblici. Quasi subito un hacker,

[![spesa software dei comuni italiani

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Leonardo Maccari, mise in linea un sito divulgativo, che carica automaticamente alcuni dati da quel portale e li trasforma in grafici di facile comprensione. Uno di loro, quello che vedete riprodotto qui mi colpì subito (vedi sotto), perché:

  • va contro uno primi argomenti (che infatti è debole, chi le cose le sa non lo mette certo al primo posto) per promuovere il software libero, quello del costo delle licenze. Nel grafico si vede chiaramente che la spesa **per le licenze **è solo una piccola parte del totale
  • trovai giustissimo, ma anche un po’ divertente, vedere una prova del genere fornita proprio con dati liberi, da un attivo utente e sviluppatore di hardware e software libero

Va senza dire che il discorso è complesso e che sia quel grafico sia i dati da cui proviene non sono sufficienti per arrivare a conclusioni, di qualsiasi tipo. Però è un ottimo punto di partenza. Infine…

Se mi ha colpito subito, perché ne parlo solo ora? Questo post era in bozza da gennaio 2015. Finora, molto semplicemente, non avevo avuto tempo di finirlo. L’ho fatto ora perché fa da premessa ideale a un altro post che arriverà qui in settimana, cioè i **miei ** commenti e critiche sulla storia del Comune di Pesaro che è passato da Microsoft a Open Office e pochi anni dopo è ritornato a Microsoft. Rimanete in ascolto!

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