Il Meteo mostra il valore economico dei dati (aperti!)

 
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I Dati Aperti sono qualcosa che tutti i cittadini svegli dovrebbero pretendere, come ho già spiegato in poche righe qui. Il 19 novembre 2012 la home page di Repubblica.it forniva un esempio perfetto di come i dati aperti non siano solo un componente essenziale della trasparenza ma anche, in molti casi, un sostanzioso contributo economico alla società.

L’esempio in questione è costituito dai due articoli, uno sotto l’altro, che vedete nella figura:

Pubblicare i dati meteo è un’attività estremamente redditizia. Il suo valore economico più grosso però non sta affatto nei soldi che pochissimi imprenditori TV o Web incassano pubblicandoli, o nei pochissimi posti di lavoro, fra l’altro tutti superqualificati, che quegli imprenditori hanno bisogno di fornire (magari all’estero) per guadagnare.

Il vero valore economico,del mettere tutti quei dati meteo davvero a disposizione di tutti sta nei miliardi e miliardi di Euro che si risparmiano o guadagnano, con previsioni affidabili, grazie a:

  • prevenzione dei crimini (chiamarli disastri o calamità è sempre più imbarazzante) idrogeologici, ricostruendo quel che serve anziché continuare a mettere cemento nel passato

  • vite salvate e spese sanitarie evitate

  • “dimostrazione pratica”, preventiva e su scala ridotta, delle spese che potremmo risparmiarci affrontando seriamente i cambiamenti climatici, vedi secondo articolo nella figura

  • i posti di lavoro che potremmo proteggere, se non creare, agendo di conseguenza per proteggere l’Italia e gli Italiani: tantissimi, non delocalizzabili e per tutti, a differenza dei pochi da scienziati e superinformatici necessari per l’effettiva elaborazione dei dati meteo

Basta pensare un minuto al meteo in quest’ottica per capire due cose. La prima è che “provare”, ovvero calcolare esattamente quanto si guadagna o risparmia complessivamente grazie all’esistenza e disponibilità del meteo è impossibile o quasi. I guadagni sono distribuiti fra tantissime persone (cosa buona, no?) e molto spesso non sono guadagni, ma spese (notevoli) evitate, del tipo “se so con certezza che oggi senza stivali e ombrello mi prenderò una polmonite, sono anche certo di non saltare per malattia quell’appuntamento di lavoro la prossima settimana”.

La seconda cosa è che, tutto sommato, non vale la pena di stressarsi a calcolare o pretendere l’ammontare esatto di quella cifra: sicuramente esiste, è enorme e nessuno potrebbe mai riuscire ad accaparrarsela tutta per intero.

Il meteo vale e ha successo con tutti perché si basa su dati da fonti ufficiali, che poi altri rendono comprensibili a tutti. Non serve aver studiato climatologia per guardare una cartina meteo e decidere come vestirsi, ed è utilissimo farlo. Ma questo non è vero solo per il meteo!

Come cambierebbe la vostra vita se poteste avere previsioni altrettanto affidabili, facili da capire, sempre aggiornate e locali, su cosette come… candidati politici, mercato del lavoro, deficit comunale o regionale, trasporti pubblici, spese e rischi sanitari, ambiente, scuola? Soprattutto se il “mercato” fosse liberalizzato, cioè se tutti gli esperti, non solo pochi nominati dall’alto, potessero fornire quelle previsioni a partire da dati grezzi ufficiali? “Dati Aperti” è proprio questo. Non è una cosa da addetti ai lavori. Nessuno si aspetta seriamente di arrivarci subito, ma bisogna partire ora, perché ne abbiamo bisogno tutti, prima possibile.

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