Il vero vantaggio del Cloud Computing? I precari

 

Leggendo un (buon) articolo sui vari benefici e rischi del Cloud Computing mi sono chiesto cinicamente quante aziende pubbliche e private si siano già rese conto di uno dei suoi benefici.

A livello strettamente individuale, il Cloud Computing è quello che già fate da un pezzo se avete un account di posta elettronica su Yahoo o Gmail, oppure se usate Facebook: anzichè installare su un vostro computer il software per fare quel che vi serve (scrivere email, creare pagina Web, qualunque cosa), vi collegate via Internet da qualunque computer per fare quelle cose con il computer e il software di qualcun altro, che ve li mette a disposizione in cambio di quote d’iscrizione o pubblicità.

Per le aziende, purché facciano le cose come si deve, Cloud Computing significa non avere più bisogno di comprare, noleggiare e configurare computer e software propri. E significa che tutti i dipendenti di quelle azienda sanno che riusciranno a lavorare sempre nello stesso modo, qualsiasi computer abbiano a disposizione, dovunque si trovino.

Certo, per riuscirci bisogna che tutti quei dipendenti cambino modo di lavorare: in pratica, lavorare nel cloud significa cose come non aprire più file con Word (che non è più nemmeno installato), ma collegarti a una pagina Web per scriverne, leggerne o modificarne il contenuto, che sarà lo stesso testo che vedevi con Word, ma “racchiuso” da pulsanti e menù più o meno diversi.

Le aziende o le Pubbliche Amministrazioni che riescono far questo, abbandonando il loro vecchio mondo di software e procedure specifiche che solo i loro impiegati esperti conoscevano bene, in effetti fanno anche un’altra cosa. Ovvero si “costringono”, anche se nel breve termine la cosa ha un costo, a lavorare in un modo molto più standardizzato. Cioè in un modo che le renderà meno dipendenti da ogni loro specifico impiegato, e parecchi impiegati molto più intercambiabili (=“facilmente sostituibili”) di quanto non siano già oggi.

Personalmente, la cosa non mi preoccupa. Nel senso (potrei parlarne per giorni ma ve la faccio breve, anzi brevissima) che il Cloud Computing un po’ è comunque necessario, un po’ è inevitabile, quindi più che rodercisi il fegato invano conviene capire subito come conviverci. Però continuo a chiedermi quanta gente ha già realizzato che il Cloud Computing non è solo lavorare da qualsiasi computer, ma anche aumentare numero e tipo di lavori che sono assegnabili, anche temporaneamente, a chiunque sia disponibile.

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