La privacy online vi serve per le cose PUBBLICHE

 

Giancarlo Granero spiega sul Fatto Quotidiano come si è (ri)reso conto che oggi non c’è più privacy e si chiede perché lo tollera, rispondendosi così:

“probabilmente perché non ho niente da nascondere e quindi preferisco la comodità”

Considerazioni del genere non mi piacciono molto, perché secondo me si basano su definizioni di “niente da nascondere” che non sono affatto accurate.

SE c’è un problema non è affatto sulle “cose da nascondere” illegali o anche solo imbarazzanti, tipo usare Facebook per organizzare crimini, postare foto di sè stessi ubriachi o gestire la tresca con l’amante.

Il problema, se e quando c’è, è solo negli eventuali abusi su dati personali che non abbiamo MAI considerato o tenuto segreti.

Attenzione! Non sto parlando del fatto che ormai tutti i datori di lavoro leggono i CV che gli spedite solo se ne hanno ancora voglia dopo aver letto che tipi siete su Facebook &C. Quello e tutti gli altri problemi derivati da altre persone che cercano i fatti vostri online sono problemi relativamente facili da evitare per chi ha un minimo di cervello. Io parlo di qualcos’altro.

Facciamo un esempio concreto. È una cosa da nascondere il fatto che tu sei amico di Tizio, Caio e Sempronio? Assolutamente no, rispondi tu con la certezza che deriva da una coscienza pulita: “Scherziamo? Perché dovrei? Non l’ho mai nascosto anzi ne sono fiero, perché sono tutte persone in gamba”

E chi lo nega? Il punto è solo che ribadire questo fatto già pubblico e assolutamente “pulito e innocuo” diventando loro “amico” su Facebook mette, per la prima volta nella storia, quel fatto in formati analizzabili automaticamente da terzi. Non solo da Facebook.

Il che è un problema non perché io non dovrei sapere di chi sei amico, ma perché rende tecnicamente possibili tante cose che prima non lo erano mai state. Cose come accordi fra la tua banca e Facebook, per sapere in anticipo come trattarti se chiederai un prestito o andrai qualche giorno in rosso.

“Hmmm, il signor Rossi ha una percentuale di amici in difficoltà con mutuo e bollette non pagate superiore alla media. Meglio non fargli credito, potrebbe avere anche lui cattive abitudini”

Idem per le compagnie di assicurazioni. Dal loro punto di vista è quasi un obbligo scoprire se hai troppi contatti che hanno già avuto incidenti per chiederti un premio più alto, magari hai imparato a guidare da loro…

Ah, dimenticavo la cosa più importante: tutto questo non è mica un incubo mio, sta già succedendo. Sapevatelo, come si dice in Rete.

Se c’è un problema vero di privacy è a questo livello, cioè nella correlazione automatica, prima ancora che qualsiasi essere umano entri nel quadro, di cose che non avete mai nascosto a nessuno, nemmeno prima dei Social Network. Questo pare non averlo ancora capito quasi nessuno, almeno in Italia. E certo articoli come quello non aiutano a cambiare le cose.

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