Cosa ci insegnano i testi scolastici di Book in Progress?

 

(vedi aggiornamento a fondo pagina!!!) Book in Progress è un progetto di autoproduzione di testi scolastici a cui partecipano scuole di tutta Italia. Un paio di settimane fa ho chiesto pubblicamente qual è la licenza dei testi scolastici di Book in Progress. Da allora non ho ricevuto alcuna vera risposta alla prima e terza domanda di quell’articolo, ma ho trovato qualche conferma che Book in Progress è un progetto da cui chiunque sia interessato a testi scolastici autoprodotti può imparare qualcosa.

L’articolo su Book in Progress del Sole 24Ore pubblicato il 9 settembre 2010 dice testualmente che sui portatili degli studenti partecipanti “saranno precaricati i libri di testo prodotti con licenza Creative Commons dagli insegnanti che aderiscono al progetto “Book in Progress”. Le risposte che ho ricevuto a gennaio, così come l’assenza di dichiarazioni in proposito sul sito stesso del progetto, mostrano chiaramente che se anche quell’affermazione era corretta allora, non lo è più per l’edizione corrente dei testi.

In ogni caso, se le versioni di settembre 2010 avevano effettivamente una licenza Creative Commons, chiunque le abbia ricevute può legalmente condividerle con chiunque altro, che partecipi a Book in Progress o no. Questa è la prima cosa da imparare: le licenze con cui si rilascia (anche a pochi intimi) un’opera sono importanti, e quelle Creative Commons non fanno distinzione fra chi è nel progetto e chi è fuori. Puoi anche farti una licenza ad hoc se non vuoi che il tuo lavoro esca da una certa cerchia, ma in quel caso non puoi chiamarla Creative Commons.

Parliamo di formati. Da quest’intervista scopriamo che Book in Progress usa MimioVote (che ricorda tanto il primo TeacherMate) per memorizzare elettronicamente i risultati degli esercizi, e il software Articulate per creare le versioni digitali dei libri.

Articulate è software proprietario, con formati di file e protocolli forse non riutilizzabili con altri programmi. Book in Progress ha fatto una valutazione di cosa succederà quando quel software non sarà più disponibile, per sapere se il lavoro fatto con esso andrà perso e si dovrà ricominciare da capo? Questa è la seconda cosa da imparare: se vi imbarcate in un progetto del genere, assicuratevi che sia gestibile con più software, altrimenti prima o poi vi farete male.

Torniamo al punto fondamentale, quello che non ha nulla a che fare con la tecnologia: perché oggi i testi di Book in Progress non hanno più la licenza che risultava a settembre 2010? Perché non sono a disposizione di tutti, anche solo per vedere come sono fatti? Prima di tutto, non si capisce perché, se è un progetto non a fine di lucro, non potrebbero beneficiarne alunni e famiglie di tutte le scuole italiane: in fondo, mica è colpa loro se i loro insegnanti non hanno tempo o motivazione per contribuire alla stesura dei testi (oppure i soldi per quel software). Perchè quelle famiglie dovrebbero spendere centinaia di Euro per questo?

Poi c’è l’aspetto più assurdo, a mio avviso, di tutta la storia. I libri di testo cartacei “vecchi” e “retrogradi”, non hanno segreti, quelli tutti “2.0” e “collaborativi” di Book in Progress sì. Qualunque genitore o insegnante può entrare in una libreria per acquistare o sfogliare da cima a fondo un testo scolastico tradizionale, cioè valutarne la qualità per decidere se consigliarne l’adozione nella sua classe, senza chiedere permessi o fare comunicazioni a nessuno. In Book in Progress, invece, se non hai fatto domanda di adesione (a una rete di scuole pubbliche!) puoi solo “visionare le PRIME pagine di alcune discipline”. Scherziamo? Se parlassimo di testi cartacei commerciali, spedire copie complete solo a chi effettivamente le chiede avrebbe un senso perché costa, ma non qui.

Quindi, lo richiedo (sperando in una risposta direttamente sul sito di Book in Progress):

  • perché Book in Progress non spiega seriamente perché la sua licenza non è aperta?

  • perché solo chi partecipa può usare quei testi?

  • Quelli di Book in Progress sono testi prodotti non a scopo di lucro da dipendenti pubblici per l’uso in scuole pubbliche, ed essendo digitali si possono distribuire via Internet a costo nullo o quasi. Quindi perché mai non possiamo sapere tutti cosa c’è dentro, scaricandone una copia completa?

Sia chiaro: in Italia abbiamo un bisogno disperato e urgente di libri di testo moderni e a prezzi abbordabili, quindi tanto di cappello a chi li scrive (1). Più ne arrivano, meglio è! Però, oltre a partire da subito con licenze e formati aperti come fanno anche a livello internazionale, ecco la terza cosa da imparare): è indispensabile lavorare sempre con la massima trasparenza, non a porte chiuse. La Rete è piccola e la gente mormora, come provano per Book in Progress questa discussione nel Gruppo Bricks di Facebook o questa email: meglio evitare in partenza certi rischi e possibilità di equivoci.

La quarta e ultima cosa da imparare è per politici e giornalisti, a partire dai tanti (vedi “Rassegna Stampa ed Eventi” sul sito del progetto) che hanno già incensato Book in Progress senza riserve: d’ora in poi, prima di appoggiare altri progetti del genere, fategli le domande che trovate qui, per favore.

Aggiornamento 28 aprile 2012: ho scoperto solo oggi un altro articolo, datato 20 agosto 2010 che conferma quello del Sole24Ore, cioè il fatto che all’inizio i testi erano più aperti di oggi: “i nostri lavori sono liberi da diritti. A chiunque ne avanzi richiesta, ne forniamo copia. Con un unico impegno morale: quello di dirci cosa pensa del nostro lavoro e aiutarci a migliorarlo”. Perché dopo le cose sono cambiate?

(1) perché non premiare, magari solo con punti in graduatoria, gli insegnanti che producono materiale didattico con formati e licenze aperte?

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