Il turismo italiano deve usare e produrre Dati Aperti

 

Questo è uno dei temi di discussione che ho proposto per l’evento Innovatori Jam 2011. L’ho lanciato rispondendo alla domanda “come riequilibrare la redditività attraverso l’innovazione nel settore del turismo?” in questo modo:

La mia risposta è"pretendendo Open Data dalle PA locali, e producendo Open Data relativi alle proprie offerte, per diventare molto più visibili e raggiungibili online con una spesa minima"_. Ho spiegato cosa intendo [qui](/it/2011/07/il-flop-di-turismo-milano-it-ricorda-limportanza-dei-dati-aperti-per-il-turismo/) e appena possibile pubblicherò una versione più dettagliata di quella proposta. Opinioni benvenute, ovviamente!

e questi sono le risposte più interessanti che ho ricevuto (le parti NON in corsivo sono risposte o commenti miei):

Risposta numero 1: Durante un recente seminario regionale su Turismo e Web 2.0, l’Assessore Regionale al Turismo ha risposto, a chi chiedeva accesso open ai dati della Regione sul territorio, da usare per le loro proposte di applicazioni turistiche: “Abbiamo proprio da poco realizzato il nostro nuovo portale turistico. E’ rinnovato e da nuovi servizi per il turista”.

ma una Regione deve favorire il suo turismo o il suo portale turistico? Avere un portale non c’entra NULLA con aprire i dati PUBBLICI che esso usa. Risposta (quella dell’Assessore) assolutamente insufficiente e fuori tema, direi.

Risposta numero 2: Leggendo l’idea degli Open Data ho sorriso. Idea lodevole, dico sul serio, ma di scarsa applicabilità in realtà come le italiane (salvo rare eccezioni!). Di norma presso l’Assessorato al Turismo delle Regioni non si hanno dati aggiornati sull’accoglienza nè sull’offerta turistica globale. Si hanno dati vecchi, incompleti o, più spesso, sbagliati.

Ma non deve far tutto l’Assessorato al Turismo!!! Nulla IMPONE che i dati nuovi, completi e giusti debbano raccoglierli gli assessorati (specie con i tagli di questi tempi). Non è indispensabile, il bello e la necessità degli Open Data è proprio questa. Se i gestori delle strutture turistiche dalla grande catena al B&B; familiare, sapessero:

  • come pubblicare online i dati delle loro offerte in maniera open (machine-readable, licenza giusta eccetera)

  • che gli conviene farlo (se va bene guadagnano di più, se va male rimangono come stavano prima, ma almeno non spendono quasi niente e non devono sperare nella manna dal cielo, cioè che qualcuno riesca a inventare il prossimo portalone per il turismo)

poi chiunque potrebbe fare (a spese sue…) integrazione, branding, moderazione eccetera. Oggi gli assessorati alle regioni possono dire “se avessimo i soldi potremmo fare un portale turistico” e incrociare le dita. Oppure possono provare questa strategia (che, ripeto, costa molto meno) per far arrivare soldi nella loro area (questa è la proposta di azione/formazione che sto cercando di diffondere, AGGIORNAMENTO: pubblicata online qui a settembre 2013).

Risposta numero 3: sono d’accordo al 100%. Purtroppo stai parlando della cosa che dovrebbe essere fatta ad ogni livello dell’organizzazione dello stato e che invece non si fa’. Devi sapere che il più grosso problema che l’Istat affronta ogni volta che fa’ il censimento è la bonifica dei dati delle varie banche dati che arrivano dai vari Comuni, Provincie ecc. che sono disallineati per mancanza di standardizzazione. Il nostro Stato invece di imporre software di partecipate (dai vari figli e nipoti di politici) dovrebbe solo armonizzare la raccolta dei dati, per favorire la trasportabilità degli stessi in modo che possano poi essere utilizzati dai vari operatori liberi di cercare la soluzione software che meglio fa al caso loro. Ma questa e’ un altra storia…

Quella è sicuramente un’altra storia, ma ripeto: prima le PMI italiane del turismo iniziano a pretendere e a produrre Dati Aperti, meglio è per loro.

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