L'assurdità dei certificati di licenza media

 

(Questa è una storia vera in tutti i dettagli, solo i nomi sono stati cambiati per ovvi motivi.)

Mesi fa, Carlo e Linda Rossi si erano preparati a non fare vacanze di famiglia nel 2011 perché, per vari motivi, non c’era nemmeno una settimana in tutta l’estate in cui avrebbero potuto ottenere le ferie simultaneamente dalle due aziende in cui lavorano.

Intorno al 20 giugno scorso, causa cambi di programma decisi all’ultimo minuto dai rispettivi manager, Carlo e Linda scoprono che non solo possono andare in ferie simultaneamente dall’uno al 10 luglio, ma c’è anche un’offerta speciale “last minute” in una pensione in Puglia che consentirebbe a tutta la famiglia di passare quei giorni al mare senza spendere un capitale. Che vuoi di più dalla vita? Facciamo le valigie e partiamo, no?

Mica tanto. Perchè Giovanna Rossi, la figlia, ha appena finito gli esami di Terza Media. Che c’entra, direte voi?

C’entra eccome. Perché per iniziare le superiori a settembre Giovanna deve iscriversi al nuovo instituto entro luglio (OK, nessun problema). Però per farlo occorre presentare il certificato di licenza media, che (si scopre dopo il 25 giugno) è ritirabile solo presentandosi di persona alla segreteria della Scuola Media di Giovanna esclusivamente dal 5 all’8 luglio 20111 fra le 9:30 e le 12:30, grazie.

Passato l’ovvio istante di (per essere educati) smarrimento da “ma davvero dovremmo perdere l’unica occasione (imposta da altri quasi senza preavviso mica da noi!) per tutta la famiglia di stare insieme più di una giornata di fila nel 2011, solo per ritirare un pezzo di carta?!?” Carlo e Linda hanno risolto brillantemente nel modo che avrete già intuito. Si sono attaccati al telefono di amici e parenti finché non ne hanno trovato uno che voleva e poteva prendersi lui mezza giornata di permesso dal lavoro per andare a ritirare quel pezzo di carta con una delega firmata dai genitori e sono partiti tranquilli. Nei prossimi giorni, appena uno di loro potrà avere un permesso, andrà a scuola a iscrivere Giovanna.

Quanto costa quel certificato?

Io conosco questa (comunissima) storia perché sono uno di quelli a cui è stato chiesto di ritirare il certificato. Ieri l’ho visto. È un solo foglio di normalissima carta A4 reperibile in qualsiasi cartoleria, che contiene solo del normalissimo testo caricato (spero!) da qualche database, stampato in bianco e nero da una normalissima stampante qualsiasi, con successiva firma del Dirigente Scolastico e timbro della Scuola Media. Praticamente uguale a quello mio che sta da qualche decennio in uno scatolone sopra all’armadio.

In un paese civile e senza soldi da buttare:

  • voti e risultati degli esami sarebbero in un database nel computer della Scuola Media, che ne conserverebbe una copia cartacea firmata ma solo per eventuali ispezioni e controlli

  • i genitori iscriverebbero i figli alla scuola superiore via Internet, da casa e quando fa comodo a loro, dichiarando in un modulo sul sito di quell’Istituto la Scuola Media di provenienza

  • il computer della Scuola Superiore verificherebbe automaticamente da solo, collegandosi con quello della Scuola Media, che una Giovanna Rossi ha effettivamente conseguito la Licenza Media, assegnandola quindi all’elenco dei nuovi alunni, oppure avvertirebbe Preside e Segreteria via email che c’è un problema da risolvere di persona

  • chi vuole incorniciare in salotto la pergamena elegante con ceralacca e bolli, ne fa richiesta esplicita alla scuola, pagando a parte.

Per fare un lavoro del genere bastano pochi programmi semplici, che potrebbero e dovrebbero essere Software Libero per ridurre al minimo i costi di sviluppo e manutenzione visto che sarebbero uguali per tutte le Scuole italiane. Per quanto ne so potrebbero anche già esistere. Gestire le iscrizioni (e tante altre procedure simili, ovviamente!) in quel modo costerebbe infinitamente meno tempo e denaro pubblico di quanto effettivamente si spende:

  • fabbricando pezzi di carta stampati, cioè i certificati

  • pagando personale per stare allo sportello a distribuirli

  • rompendo le scatole alle famiglie, cioè facendo perdere ore di lavoro a chi deve ritirare quei pezzi di carta solo per andare a buttarli qualche chilometro più in la

  • pagando altro personale specificamente per raccogliere quei pezzi di carta e riscriverne a mano il contenuto in altri computer

  • pagando tutte le strutture (affitto e pulizia di locali, bollette…) in cui svolgere questo teatrino

Questa storia mette in luce due problemi generali seri, e non so quale sia il peggiore. Uno è la mancanza di consapevolezza di gran parte degli italiani di come l’informatica potrebbe semplificargli la vita. Carlo e Linda hanno entrambi una buona scolarizzazione e lavori molto qualificati, in cui passano la giornata al computer. Però la loro reazione istintiva non è stata “perché non posso iscrivere Giovanna via Internet?” ma “perché non mettono qualcuno a consegnare certificati anche in altri giorni?

L’altro problema è che, facendo sistematicamente così, la Scuola Pubblica funzionerebbe come o meglio di oggi senza alcuna riduzione della qualità dell’insegnamento o dei salari dei docenti, ma impiegando al massimo la metà dell’attuale personale non docente: perchè buona parte di quelle persone (tutte bravissime, per carità) oggi vengono pagate nemmeno per non far nulla, ma per complicare attivamente la vita degli altri. A volte avviene con i diplomi, altre con i moduli per le elezioni d’istituto ma la procedura è sempre la stessa. Produrre pezzi di carta solo perchè si può obbligare la gente a usarli.

Quanti politici e sindacalisti di qualunque partito (anche all’estero, questo non è certo un problema solo italiano) hanno il coraggio di dirlo?

Quanti dipendenti della Scuola Pubblica vedono il problema e capiscono che ignorarlo contribuisce ad allontanarli da tutti gli altri cittadini ogni anno di più, proprio quando ci sarebbe da agire tutti insieme per rimettere in piedi una Scuola Pubblica seria?

Stop a Zona-M   Never miss a story: follow me on Twitter (@mfioretti_en), or via RSS