Ebook: meglio o peggio dei libri cartacei? (non) chiedetelo agli esperti

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Il Corriere della Sera ha chiesto a diversi grandi romanzieri e saggisti se e come l’era dell’ebook sta cambiando la narrativa e modificando l’approccio alla creazione letteraria. È una lettura interessante, perché ci si trovano sia perle di saggezza che cose irrilevanti o semplicemente sbagliate, ma sempre dette dagli stessi “guru”.

Alberto Bevilacqua non ha mai immaginato un suo libro elettronico e tantomeno “la sua eventuale copertina e ancora meno dove potrebbe vivere la mia eventuale dedica”.

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Nel mio piccolo, eccogli una risposta: l’antologia sul Governo Aperto di O’Reilly (2010), di cui sono uno degli autori, è un gran bel mattone cartaceo che esiste anche come ebook.

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Quando un fan, a un congresso, mi ha chiesto di autografare la versione digitale abbiamo risolto senza problemi. Certo non è la stessa cosa, ma insomma una soluzione si trova.

Sempre parlando di carta, Beppe Severgnini fa infuriare il WWF, o almeno quella sua parte che ha avuto l’infelicissima idea di proporre il formato di file salva-alberi che in realtà è antiecologico: “Io mi sono riletto decine di volte, prima di arrivare alla versione definitiva per ebook, sulla normale carta che esce dalle stampanti”. Dediche e bozze a parte, che altro dicono romanzieri e saggisti?

Cose sbagliate…

  • Umberto Eco: “Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li hai inventati non puoi fare di meglio”.
  • Beppe Severgnini: “il vasetto ebook si ricicla, lo puoi svuotare della marmellata che non ti piace e riempirlo di quella che ti piace”.
  • Dacia Maraini: “la tecnologia cambia in continuazione e quindi la tavoletta elettronica cambierà in continuazione. Il libro è uguale a se stesso da quando è nato. È questa la sua grande forza”.

Tutte queste affermazioni contengono lo stesso, grave errore già fatto in altre occasioni da Umberto Eco e Franco Debenedetti: confondere il contenuto (il testo di un libro, cioè l’unica cosa che conta) con il supporto fisico in cui lo leggiamo. Un ebook è solo un file, quindi se è fatto bene dura in eterno anche se cambiano in continuazione i suoi contenitori fisici, siano essi fogli di carta o lettori di ebook, che sono una cosa ben distinta. Per questo, giustamente, Severgnini poi chiama i lettori di ebook “vasetti”: perché ci si può mettere, o ci si dovrebbe poter mettere, qualunque marmellata si vuole, proprio come in uno scaffale si possono mettere libri di qualunque autore ed editore. Purtroppo, questo qualche volta con gli ebook non succede. Ma questo è solo perchè ancora si permette a chi fabbrica quegli scaffali e vasetti per ebook di stregarli.

… e cose giuste

Fortunatamente, nello stesso articolo c’è scritto anche come sono veramente, o come dovrebbero essere, i libri elettronici e lo spirito con cui dovremmo avvicinarci a loro:

  • Beppe Severgnini: “Quello che conta è la marmellata, non il vasetto che la contiene”
  • Dacia Maraini quando scrive pensa solo a quello che sta facendo: “non a come dove quando uscirà: carta, ebook, edizione rilegata, brossurata, economica, con le foto, senza foto. No, non c’è posto per questo nella testa, nel pensiero”.
  • Emanuele Trevi: “Fatta l’abitudine, i libri digitali sono identici ai soliti. Li leggi, li sfogli, molto raramente trovi quello che ti cambia la vita, la maggior parte non valeva lo sforzo né di essere scritta né di essere letta. Dal papiro all’ebook insomma non è cambiato nulla di sostanziale.”

Insomma, si tratta sempre di libri: se e quando devono essere elettronici, vanno bene purchè il contenuto prevalga sul contenitore, cioè se si usano solo ebook e lettori di ebook intercambiabili, senza nè demonizzare nè accettare come una divinità questa nuova tecnologia. Se poi, come dice Severgnini nell’articolo, gli ebook fossero davvero l’unico modo per far avvicinare i più giovani alla lettura, meno male che sono arrivati.

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