Censura online: Internet come i fumetti?

 

Rimettendo in ordine il disco rigido ho ritrovato una lettera che avevo scritto ad aprile 2001 a proposito di una proposta di legge di quell’anno sull’editoria elettronica. Visto che, quasi nove anni dopo, stiamo ancora a parlare delle stesse cose,

cioè di decreti o sentenze che potrebbero imbavagliare Internet, mi sembra utile pubblicarla come prova che certe tentazioni non hanno confini (ad aprile 2001 c’era il secondo governo Amato, sostenuto da Ulivo, PDCI, UDEUR e indipendenti) nè scadenze.

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Lettera aperta a Sergio Bonelli e Alfredo Castelli, 6 aprile 2001: TEX, DA CHE PARTE STAI?

Nel 1996, per i cento anni del fumetto, avete pubblicato un bellissimo albo fuori serie di Martin Mystere, il Mystero delle nuvole parlanti. Nel mondo parallelo descritto dalla storia i fumetti sono fuorilegge, chiunque li produca o li legga viene arrestato. Questo, si scopre, è il risultato di leggi volute dai grandi produttori cinematografici e dai magnati dell’informazione, perché, secondo le loro stesse parole, (pagg 5152):

...anche se entrassimo noi prepotentemente nel mercato del fumetto, non potremmo impedire che un autore o un gruppo di autori, investendo pochi soldi, PUBBLICASSERO DA SOLI i propri albi.....Nascerebbero editori indipendenti.. e nessuno potrebbe impedire loro di diffondere idee contrarie alle nostre, incrinando il CONSENSO che ci è indispensabile. (Occorre) ..fare in modo che i fumetti non esistano più..

Nel fumetto gli uomini liberi, anzichè comprare i prodotti “ortodossi”, si ribellano e continuano a stamparsi i fumetti da soli, con l’ovvia approvazione dell’autore e dell’editore.

Il confronto con la legge 622001 sull’editoria elettronica è evidente. Questa legge sembra supporre che il diritto di esprimersi (garantito dalla Costituzione) e fare informazione (spesso gratis) siano riservati a chi ha soldi da buttare per iscriversi a una corporazione, ovvero per farsi schedare.

Imponendo gli stessi obblighi e spese del direttore di Panorama a chi pubblica online le proprie idee, o qualche consiglio per ripararsi il computer da soli, di fatto lo scaccia dalla Rete, e gli impedisce di far sentire la propria voce.

Cosa pensano di questa legge l’editore di quel Tex che ha sempre lottato per i diritti dei più deboli, nonché Alfredo Castelli, creatore di Martin Mystere e Direttore Responsabile della testata omonima, regolarmente registrata al Tribunale di Milano e iscritta al Registro Nazionale della Stampa?

Spero che vorrete rispondere anche sulle pagine dei vostri periodici ad una domanda che sicuramente interessa moltissimi vostri lettori. Per quanto mi riguarda, Vi prego di inoltrarmi ogni risposta via email, perché ora come ora mi è passata la voglia di sborsare soldi per qualunque pezzo di carta approvato da un Tribunale italiano.

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