Come e quando il software libero fa risparmiare soldi pubblici?

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Qualche giorno fa un mio conoscente, parlando di servizi pubblici efficienti e di sprechi nella Pubblica Amministrazione, mi ha fatto alcune domande. Poichè le risposte potrebbero essere utili a parecchie persone, le pubblico direttamente qui.

(nota per i nuovi arrivati: il “software libero” di cui si parla qui sotto è quello come Ubuntu (una varietà di Linux) o OpenOffice: software legalmente installabile e copiabile gratis ed estremamente flessibile, appoggiato da politici di tutti gli schieramenti anche in Europa)

Prima domanda: chi dice che il software libero fa risparmiare secondo me trascura il fatto che chi lo utilizza per lavoro (es. dipendente comunale) può aver bisogno di una qualche formazione per sfruttarlo appieno. Seguendo questa osservazione, il software libero fa risparmiare solo a lungo termine e non nell'immediato.

Certo, nelle organizzazioni medio grandi le spese per licenze software incidono poco sui costi complessivi di gestione (anche se complessivamente le P.A. italiane spendono comunque centinaia di milioni di euro l’anno di soldi nostri in questo modo), ma andiamo con ordine: se un impiegato pubblico deve usare software per il suo lavoro, qual è quello che costa di meno, il software libero o quello proprietario/commerciale? Se guardi solo al costo delle licenze la risposta è ovvia.

Se oltre alle licenze guardi i costi di gestione (non formazione), in alcuni casi col software libero potresti anche spendere di più, almeno all’inizio. Soprattutto se (caso niente affatto teorico) per usare software libero sei costretto a ricorrere per qualche tempo a consulenti esterni perchè i dipendenti responsabili dei servizi informatici della tua PA sanno usare solo software di Microsoft o altri fornitori commerciali affermati.

Però, se guardi al quadro completo potresti accorgerti che le mansioni di quell’impiegato possono essere completamente automatizzate, cioè che la spesa più grande di tutte le altre messe insieme è anche quella più inutile e più facilmente eliminabile, tecnicamente parlando: è sufficiente non dico licenziare l’impiegato, ma spostarlo subito (volente o nolente…) a fare qualcosa che serva davvero. A proposito, lo sapevate che la gestione di documenti cartacei costa all’Italia dai 42 ai 70 miliardi di euro l’anno e che quei costi potrebbero essere ridotti “dal 5060% (per la fatturazione elettronica e la conservazione sostitutiva) al 90% (per la posta elettronica certificata)” se si passasse a documenti digitali?

Ma torniamo ai costi del software: il software è un mezzo, non il fine. Iniziare a ottimizzare regolamenti, procedure e organizzazioni ti permette finalmente di sfruttare tutti i VERI vantaggi economici del software libero. Io ho sentito diversi funzionari di PA dichiarare pubblicamente che usano ogni volta che possono software libero perché:

  • è l’unico sicuramente rimodificabile per fare quello che effettivamente gli serve, quindi li fa risparmiare permettendogli di lavorare più velocemente.
  • in molti casi possono scaricarselo da Internet, installarlo e iniziare a usarlo subito, senza sprecare mesi (=soldi) a richiedere autorizzazioni, presentare preventivi e mille altri inghippi burocratici.

Visto? Non una parola sui costi delle licenze. Con il software proprietario (quando arrivano il permesso e i soldi per usarlo) rischi comunque di dover riorganizzare l’organigramma dell’ufficio finchè non lavora nell’unica maniera che quel software capisce. Con il software libero può accadere il contrario: prima decidi come vorresti lavorare, poi ti fai o fai fare il software che funziona esattamente in quel modo. Il software libero, proprio perché chiunque può modificarlo come vuole, risolve i problemi che effettivamente hai, non quelli che i piazzisti di software vogliono farti risolvere.

Seconda domanda: Oppure ormai è realistico dire che il software libero è talmente facile da imparare che non abbisogna di una formazione specifica?

Questo è l’altro aspetto della questione: oltre ai costi di installazione e manutenzione di un programma ci sono quelli di addestramento per gli impiegati che dovranno usarlo. A una domanda del genere non c’è una risposta unica, ma continua a valere il discorso appena fatto. Se per esempio si scopre che il modo più efficiente di lavorare è connettendosi via Internet a un database centrale invece di stampare moduli e spostarli da una stanza all’altra, la formazione specifica serve perchè si passa a un differente modo di lavorare, non a un altro programma che ha gli stessi pulsanti in posizioni diverse.

Se parliamo di software da ufficio, bisogna riconoscere che in molti uffici pubblici (ma anche privati…) i computer vengono usati solo come supermacchine da scrivere, sfruttando solo l’1% delle funzioni di ogni programma per creare documenti semplicissimi. In casi del genere, chiedere un corso d’aggiornamento per passare da Microsoft Office a OpenOffice o da Windows a Linux è come chiederlo per passare dalle penne Bic a quelle Pelican: è ridicolo e suona male, soprattutto in un periodo in cui i poliziotti devono usare le proprie auto perchè mancano i soldi per riparare le volanti e insegnanti e genitori devono autotassarsi per non lasciare le scuole prive di carta igienica, sapone o lampadine. Dovremmo parlare anche del formato dei documenti pubblici, ma per ora mi fermo qui.

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