Chi è più in tilt, i cervelli o le famiglie?

Dice Avvenire che l’accoppiata Ragazzi e Digitale manda i cervelli in tilt. Sicuri?

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Certo, i dati sono gravi:

“Raddoppiati i disturbi psichiatrici, compresi ricoveri e accessi ai pronto soccorso, tra gli 11 e i 17 anni… Sullo sfondo ci sono tre macro-fattori su cui non si riflette abbastanza: accelerazione dei mutamenti sociali, dei ritmi di vita e delle trasformazioni tecnologiche.”

Ovviamente, nessun testo di quelle dimensioni potrebbe affrontare in maniera esaustiva un tema così complesso, ma in quell’articolo c’è innanzitutto una domanda davvero banale, per non dire inutile:

“Com’è possibile che la generazione dei nativi digitali possa soffrire, e in modo così pesante, proprio a causa del vortice tecnologico?”

Prima le cose ovvie…

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Mica ci si DIVENTA con facilità, nativi digitali!

I “nativi digitali” soffrono del “vortice tecnologico” ESATTAMENTE perché “nativi digitali” non ha MAI, MAI significato un accidente di niente, a livello di competenze. Un nativo digitale è solo uno che è nato quando i cellulari e Internet già c’erano. Questo non significa che abbia la minima idea di come usarli senza farli del male. È triste che ancora ci sia chi si sorprende con domande del genere.

Poi chi è VERAMENTE in tilt

Il problema principale di quell’articolo, comunque, è che non mette abbastanza in evidenza, o quantomeno nell’ordine giusto, dove si dovrebbe intervenire.

Certo, i “problemi da vortice tecnologico” sono enormi, li vedo ogni giorno intorno a me. Ma sono effetti, non cause, o almeno lo è la loro frequenza. Quelli diventano problemi enormi solo quando ci sono dietro, per usare lo stesso termine dell’articolo, “fragilità familiari”.

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In una famiglia in cui gli adulti:

  1. SONO presenti anche fisicamente, cioè un ragazzino non passa la maggior parte del tempo in casa da solo, o comunque chiuso in camera sua
  2. ce l’hanno, il fegato di non mettere in mano a chi ha meno di 1213 anni uno smartphone personale solo perché “ormai ce l’hanno tutti”

certi problemi è molto più difficile che si verifichino. Un mio amico di famiglia ride da anni, ogni volta che ripensa a quando gli dissi che “nella nostra famiglia, il filtro internet si chiama salotto”.

Cioè, chiese lui? “lo smartphone individuale i nostri figli lo avrannoa tempo debito. Tanto, già da anni possono giocare o andare su Internet quanto, quando e dove vogliono, senza NESSUN filtro automatico. Ma dal computer fisso in salotto, che è l’unico dispositivo connesso accessibile a loro. Così, se anche gli capita di trovare risultati inaspettati quando cercano amazzoni/donne a cavallo per la ricerca di storia, c’è sempre almeno uno di noi che lo aiuta a gestire la cosa senza alcun dramma o trauma.”

Ovviamente ogni famiglia è diversa, anche e soprattutto nella possibilità concreta che almeno uno dei genitori sia a casa quando lo sono anche i figli. Ma fino a quando si cercherà di risolvere questi problemi SOLO con l’“addestramento”, cioè aggiungendo corsi e compiti di “media literacy” a quelli di Inglese, Teatro, Calcio, Tennis, Karate, Musica… che già fanno dei 15enni italiani i più stressati al mondo, invece di affrontare per prime, e di petto, le “fragilità familiari”, non concluderemo niente.

Fonti delle immagini, e spunti per la lettura: