Forse vuol dire che hanno alcune idee un po’ confuse. O scadute.

Una delle storie più importanti della settimana, secondo me, è quella della Cgil che “proclama lo sciopero dei rider, senza i rider”. Un paio di punti li ho trovati particolarmente interessanti, ma prima voglio ripetere una cosa sui “rider”: chiamiamoli fattorini, per favore. Altrimenti è come (lasciar) chiamare “Jobs Act” quella legge il cui vero nome è “Nuovo Statuto dei Lavoratori, alla faccia degli anni ‘70”: non aiuta a far chiarezza.

Quando i sindacati ti fanno scioperare a tua insaputa /img/foodora-sciopero-cgil-a-sua-insaputa.jpg
Fonte immagine: foto più grande di Jacques Demarthon/AFP, dall'articolo de l'Inkiesta

I fattorini scioperati a loro insaputa, dicevamo. Nell’articolo leggiamo che:

  • “a parte l’inserimento della figura del rider nel contratto nazionale della logistica, in effetti [i sindacati confederali] non si sono mai mossi per organizzare le proteste dei fattorini”
  • “Scioperare per un lavoro del genere è impossibile [e fa capire] come la Cgil sia ben lontana da questo mondo… Se scioperiamo, la contano come assenza, scendiamo nel ranking e non ci danno più le ore per lavorare»,

La prima frase mi ha ricordato quel che ho sentito su Prodi, Berlusconi e lavoratori precari nel 2006, riassunto con “Prodi difende solo quelli che il lavoro fisso già ce l’hanno”.

La seconda frase mi ha riportato ancora più lontano, a metà anni ‘90, ma sempre in ambito “servizi digitali”. Mi ha riportato a dei miei amici ingegneri elettronici (cioè gente già prontissima 25 anni fa per il mitico “lavoro 4.0” di domani, all’epoca dipendenti di un’azienda metalmeccanica, quindi con contratto e sindacalisti FIOM. Ancora ricordo quanto si imbufalivano ogni volta che i loro sindacalisti proclamavano “un’ora di sciopero alla fine del turno”, perché, spiegavano (ripeto: un quarto di secolo fa):

“noi progettiamo circuiti elettronici al computer. Impostando nei computer, ogni pomeriggio dopo pranzo, calcoli e simulazioni che dureranno tutta la notte. Con un’ora di sciopero a fine turno guadagnamo di meno per far lavorare i computer come prima, cioè facciamo un favore all’azienda. Possibile che questi non capiscano che concluderemmo molto di più, per dire, andando tutti allo stadio, e srotolando di colpo qualche striscione gigante di denuncia?” (sì, intendevano dire un flash mob, ma all’epoca quel termine non esisteva)

I sindacati e tantissimi sindacalisti hanno fatto tanto per difendere i lavoratori, e il diritto di sciopero. Scioperare come quando natura e ruolo del lavoro erano diversissimi da oggi rischia di renderlo inutile, quel diritto. Figuriamoci quando è all’insaputa di chi sciopera.

P.S. su un altro problema, di fondo: il “tutto o niente” di tanta “sharing economy”

Il fatto che “se scendi nel ranking non ti danno più le ore per lavorare” è uno dei problemi più grossi di “piattaforme” come Foodora, Uber eccetera, ma forse non è ancora spiegato abbastanza spesso nel modo giusto. “Se scendi nel ranking non hai più ore” significa che questa non è nè potrà mai essere nè “gig economy” (=“economia dei lavoretti”) nè “sharing economy”, cioè condivisione di qualcosa che ti avanza, come chi non è sprovveduto sapeva da un pezzo.

Perché “se scendi nel ranking non lavori” significa che in queste “piattaforme” o lavori a tempo pieno o non lavori per niente. Altro che “gig”, cioè roba part-time da studenti e simili, che il tempo di fare o trovare qualcosa di meglio (cioè la tua libert+à) te lo lascia. E questo, in effetti, è un problema che si può risolvere con le cosiddette “platform cooperatives” in cui le formule di ranking sono decise da chi i “lavoretti” li fa, non da chi si è inventato il software per assegnarli. Vallo a spiegare ai sindacati, ora.