Lo scorso autunno ho passato qualche giorno in Val d’Orcia e nelle zone circostanti. Posti meravigliosi, dove il tempo si è fermato. Ma grazie a COSA si è fermato?

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Val d’Orcia, Chianti, Colline Senesi… (e tanti altri angoli d’Italia altrettanto belli, ovviamente!) sembrano finti, per quanto sono belli e soprattutto ben curati. Ad attraversarli ti viene da pensare che pure le formiche facciano il nido solo dove hanno ottenuto il permesso di costruire, ma solo se lo fanno esattamente uguale a quello delle formiche del Rinascimento.

Altro che quelle disgustose megalopoli di oggi, dove campano tutti chiusi nello smartphone, stressati da traffico e lavori magari ben pagati, ma che non ti fanno campare decentemente.

Lì, invece…. storia, cultura, cibo squisito, vini favolosi, paesaggi mozzafiato, tranquillità, cortesia, c’è proprio tutto. Il tempo sembra essersi fermato a un’epoca più tranquilla e felice. OK, dicevo, ma grazie a cosa?

In parte, ovviamente, è il materiale di partenza (suolo, paesaggio, clima) che è di ottima qualità. In parte ancora maggiore, anzi senz’altro la maggiore, è merito del lavoro vero di tutti gli abitanti, dagli amministratori all’ultimo bracciante, per generazioni.

Io da quel giro sono tornato contentissimo, ma anche con immagini come queste:

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immagini che mi danno la netta sensazione che nulla di questo sarebbe economicamente sostenibile, senza quella stessa, alienante, globalizzazione e digitalizzazione da cui si rifugia chi visita quei luoghi. Ce li avrebbero, quei posti, i soldi per essere così belli, autentici e Km Zero senza:

  • la possibilità di spedire a costi accettabili in tutto il mondo
  • le smartbox regalabili, a me e tanti altri, in tre secondi e due click da chi non aveva tempo di scegliere altro
  • i milioni di stranieri che arrivano solo grazie al trasporto aereo di massa, la cosa meno Km Zero che esista
  • Internet per prenotare alberghi e viaggio
  • milioni di lavori cittadini magari alienanti, ma (finora) pagati abbastanza per far vacanza in Toscana, o comprare via Internet vino da 50 Euro a bottiglia, in volumi complessivi tali da sostenere quelle offerte

eccetera eccetera, tanto ormai ci siamo capiti. Soluzioni pronte non ne ho, e questa nemmeno è una critica, in fondo. Solo un po’ di consapevolezza in più, che mi sembrava giusto condividere.

Sullo stesso tema (più o meno): “Gli Appennini sono belli (anche) perché non c’è la banda larga”