È appena uscito un pezzo sulle competenze digitali che mi sembra utile completare con un paio di osservazioni.

La prima è che, nonostante la citazione che le competenze sono “la fonte principale del benessere individuale”, se finisce lì il discorso è un po’ troppo centrato sul lavoro (“catalogazione delle competenze necessarie ai vari livelli lavorativi”) anzichè su qualità della vita e diritti individuali, cioè appunto benessere. Nulla di male in sè, l’obiettivo di TechEconomy è quello, ma per chi legge è importante non dimenticare gli altri (per me prioritari) aspetti del problema. Come diceva Krugman, se vogliamo una società più prospera ed equa, la “educazione”, nel senso di competenze in quanto tali, NON è la risposta.

Digitale? Digitale chi?

L’altra cosa che nel pezzo tutto sommato c’è, ma non è detta esplicitamente, è che le “competenze rilevanti” che mancano a livello individuale, di digitale hanno (per fortuna) poco o niente:

Competenze (vere) prima. Digitale poi /img/competenze-individuali.jpg

Essendo questo un discorso davvero lungo, per ora mi limito a segnalare una azione indispensabile per acquisire le competenze che, a lungo andare, contano veramente. Anche sul lavoro: leggere e far leggere. Tanto. Da prima possibile.

Non c’è niente, ma proprio niente di digitale in “L’operaio conosce 100 parole, il padrone 1000, per questo è lui il padrone”. Nemmeno se a “operaio” e “padrone” sostituisci “azienda” e “concorrenza internazionale” (*). Tanto le cosiddette “fake news” quanto la mancanza di innovazione che risolva problemi concreti non prosperano certo perchè oggi c’è gente che “non sa usare computer e Internet”, o principalmente per quello. Mancano anche, e prima di tutto, perchè c’è troppa gente che non legge e non ha mai letto abbastanza, e ne è pure orgogliosa. Mentre invece:

Ultimo ma non ultimo… se poi chiedete a me come aumentare le competenze effettivamente digitali qui e ora, in Italia, la risposta comincia sempre con “Darwinismo Digitale, avanti tutta. Perché è la via più giusta ed equa”.

(*) Oggi servono senz’altro (almeno) sia l’Inglese sia l’Italiano. Ma solo se vengono entrambi usati con criterio. “Competitor” al posto di “concorrente” è imbarazzante, davvero.