Insegnanti "deportati", la domanda che nessuno ha fatto /img/insegnanti-vs-buona-scuola.png

Deportazione, esodo, lotterie… fra tante cose da chiarire a proposito dei trasferimenti degli insegnanti di questi giorni, ce n’ è una che non ho ancora visto menzionare, nemmeno di striscio.

PREMESSO CHE: quelli che ( soprattutto se giornalisti, insegnanti o sindacalisti) chiamano “lotteria” un algoritmo, o peggio ancora “deportazione” quei trasferimenti poi non si devono meravigliare se, nel migliore dei casi, nessuno li sta a sentire (ma di questo ho già scritto, anche qui). Premesso questo, dicevo, se mi sbaglio ditemelo ma…

L’algoritmo sposta-insegnanti, questo sconosciuto

In un articolo appena uscito un dirigente del MIUR spiega che:

  • “Il sistema non sbaglia, è tutto automatizzato e non c’è un intervento umano”
  • “sono state fatte più simulazioni durante l’estate proprio per evitare problemi: i risultati sono sempre stati gli stessi”
  • “Il sistema è un software fornito al Miur dalla HP Enterprise Services Italia S.r.l che da anni gestisce il sistema informativo del ministero dell’Istruzione”

Ecco quindi la domandina di cui gli insegnanti coinvolti e i loro sindacalisti, non certo esterni come me, avrebbero potuto e dovuto pretendere risposta pubblica mesi fa:

Perché quell’algoritmo e tutto il codice sorgente del software corrispondente non sono stati già pubblicati con licenza Open Source, e tutti i dati di partenza con licenza Open Data?

Se insegnanti e relativi sindacati avessero insistito su questo da subito, anzichè incastrarsi in discorsi controproducenti:

  • dettagliucci tipo (dall’articolo già citato) “Certo, forse per una maggiore omogeneità era meglio dividere il punteggio per il numero di anni di precariato…così non ci sarebbero stati tanti precari del Sud in partenza per il Nord” non sarebbero saltati fuori solo ora
  • in generale, avrebbero avuto anche loro mesi di tempo per fare simulazioni, cioè per verificare da soli che l’algoritmo è il meno dannoso possibile, e che il software lo esegue correttamente. E anche per farne scrivere uno migliore, lavorando insieme, o in gara, col MIUR. Come? In tanti modi facili facili. Alcuni da barzelletta ma anche no, tipo “cari i miei alunni di informatica, il primo che trova un baco non verrà più interrogato per tutto l’anno”. Altri, ben più robusti e a costo quasi nullo, tipo il sindacato che offre 10mila Euro di premio a chi trova errori e/o scrive un algoritmo migliore
  • ogni singolo docente effettivamente trasferito a centinaia di km da casa avrebbe avuto qualche mese, non dieci giorni, sia per verificare errori nei dati a suo nome sia decidere e preparare il trasloco

L’ultimo punto avrebbe richiesto qualche sforzo extra per tutelare la privacy, se davvero necessario, ma sarebbe stato risolvibile assegnando a ogni insegnante un codice numerico noto solo a lui e al MIUR, e pubblicando insieme al codice sorgente solo quei codici e i punteggi totali corrispondenti. In questo modo, chiunque avrebbe potuto eseguire simulazioni senza sapere o poter divulgare CHI è il docente che prenderà la cattedra X.

Conclusione: compiti a casa per tutti?

No, compiti a casa no, però qualche suggerimento consentitemelo:

  • per tutti gli insegnanti, di qualunque materia: informarsi seriamente sui concetti base dell’informatica e su software libero, standard aperti, Open Data e simili. A parte il fatto che, almeno a quel livello, e almeno fra insegnanti, “Io di computer non ci capisco niente” non si può più sentire, davvero, meno ne sapete, più fregature continuerete a prendere
  • per i sindacalisti (tutti, mica solo quelli della scuola): parlateci un po’ di più con chi fa queste cose, altrimenti continueremo tutti a farci male così. La prima occasione è fra poco più di un mese, ma non è certo l’unica
  • per il governo: l’Open Government si fa anche rendendo Open procedure come questa. Quando cominciamo?