A che serve davvero il voto elettronico? /img/votare-deve-essere-difficile.jpg

Il 29 ottobre 2012, durante lo spoglio delle elezioni regionali siciliane, l’amico Ernesto Belisario scriveva:

Mentre noi - addetti ai lavori - pariamo di smart cities e open data, in Sicilia (nonostante i seggi siano chiusi da più di dodici ore) lo spoglio per le elezioni regionali pprocede a rilento e i dati ufficiali disponibili on line sono davvero pochi.

Per chiarezza, con il termine “voto elettronico” in questa pagina mi riferisco solo a raccogliere, contare e sommare con mezzi informatici i voti in elezioni politiche o amministrative. Premesso che considero Ernesto un grande, su questo argomento dissento fortemente. Ecco perché.

Se ho, come in effetti ho, una certa “resistenza culturale” al voto elettronico non è certo per amore del profumo della carta, per odio del digitale o per allergie a pulsanti e monitor. E mentre considero comunque enormi i problemi di sicurezza e i rischi di frodi da voto esclusivamente elettronico (trovate qualcosa in questa raccolta), non sono quelli i primi motivi per cui non sono d’accordo.

Se dissento è perché, innanzitutto, il primo grave problema descritto nell’articolo secondo me non esiste proprio:

(nonostante i seggi siano chiusi da più di dodici ore) lo spoglio per le elezioni regionali procede a rilento e i dati ufficiali disponibili on line sono davvero pochi.

Conoscere i risultati ufficiali già pochi minuti o ore dopo la chiusura delle urne in effetti serve, ammesso che serva, solo alle TV che “devono” fare audience da subito dopo la chiusura, e ai loro inserzionisti. E forse a qualche politico, per prendere meno antiacidi. Ma a tutti noi, perdonatemi, che ce ne frega? Che differenza fa? Noi non abbiamo bisogno di risultati 5 minuti dopo. Abbiamo bisogno di risultati certi.

È chiaro che quei risultati prima arrivano meglio è, ma stiamo parlando di elezioni. Stiamo parlando di differenze di attesa di poche ore, fossero pure 36 o 48, ogni qualche anno. Se ci sono motivi validi per il voto elettronico, non devono certo includere questo. Non c’è nessunissimo bisogno di fare in tempo reale.

Se un cittadino va davvero in tachicardia perché i talk show con i voti certi iniziano martedì o mercoledì, anzichè il lunedì alle 14:01, forse non ha bisogno del voto elettronico, ma solo di dirsi: meno male che è fatta, ora ci rilassiamo con un bel film o giocando a calcetto e domani se ne riparla.

Già che ci sono, ecco anche altri motivi per cui francamente non sento il bisogno del voto elettronico:

  • Non è democratico. Nel senso che per contare e verificare schede cartacee, nonché per impedire brogli, basta essere svegli e avere una licenza elementare. Tutti i cittadini possono quindi contribuire efficacemente a far svolgere questo fondamentale esercizio di democrazia. La regolarità del voto interamente elettronico, invece, è verificabile solo da un esperto informatico, in maniera molto meno pratica di quanto si creda
  • Votare elettronico per ridurre disinteresse e astensione? Lo rifiuto per principio. Riassumendo un intervento rozzo ma efficace letto su un forum americano “Votare dovrebbe essere una cosa lenta e pallosa. Così la fa solo chi se lo merita davvero, cioè chi ci tiene seriamente e ci ha ragionato sopra. Se comunicare una decisione importante per te e tutto il tuo Paese, ogni qualche anno, ti scoccia tanto che lo farai solo se non dovrai alzarti dal divano o se il seggio assomiglia un po’ a una sala giochi, beh, allora stattene a casa, che se non voti è meglio per tutti”
  • In questo campo, i possibili risparmi mi lasciano molto freddo, considerando le questioni di principio già esposte, i rischi tecnici di cui magari parlerò un’altra volta e il loro effettivo importo. Le elezioni “cartacee” costano, pare sui 400 milioni di Euro a botta. Trecento volte meno, secondo certe stime, di quanto sparisce ogni anno per la corruzione, insieme a 100 miliardi di evasione fiscale. E anche se fosse molto meno, non è certo lo stesso ordine di grandezza. Fermarsi al #nonlovoto non è solo inutile, ma controproducente. Astenersi o continuare a votare, anche elettronicamente, le persone sbagliate costa molto, molto, molto di più che votare su carta ma tutti, con coscienza