(aggiornamento 1 maggio 2012, ore 18:30: sul blog della conferenza è di nuovo possibile aggiungere commenti! Bene!)

(aggiornamento 10 maggio 2012, ore 09:30: quella pagina è sparita! Male!)

Il Partito Democratico ha organizzato la conferenza Un Nuovo Alfabeto per l’Italia - Conferenza per la Scuola dei Nativi Digitali (Roma, 2526 maggio 2012). Ma dopo aver letto il programma,

chi scrive e diversi esponenti del mondo della cultura aperta hanno posto a partire dalla sera del 30 aprile, in varie forme, la seguente domanda:

esiste ormai da anni un movimento mondiale per produrre libri di testo e altre Risorse Educative Aperte liberamente condivisibili (OER in inglese, ne ho già scritto anch’io diverse volte), sostenuto da organizzazioni come UNESCO e OECD. Come mai nel programma di una conferenza come questa non c’è nessun accenno specifico a questo mondo, o nessun suo rappresentante fra i relatori?

Nel pomeriggio del primo maggio, si è sparsa la voce che alcune persone non riuscivano ad aggiungere ulteriori commenti a quella pagina. In effetti il webmaster aveva preavvisato, rispondendo ad alcuni commenti, che “elimineremo le conversazioni che sono lesive del buon nome de della dignità del nostro operato”

Partito Democratico a scuola di nativi digitali: rimandato /img/pd_blocca_commenti.png

Io ho provato a commentare a mia volta, con l’unico risultato (alle 17 del 1 maggio 2012) che vedete in figura: “I commenti su questo blog sono limitati ai membri del team”

Nessun problema, se lì non è possibile trascrivo qui integralmente il commento che avrei voluto aggiungere (le parti in corsivo sono citazioni dei commenti del webmaster).

Il mio commento e la mia domanda

“elimineremo le conversazioni che sono lesive del buon nome de della dignità del nostro operato”.

il diritto del PD di eliminare le conversazioni lesive eccetera da questo blog non si tocca. Un singolo blog non è l’intera Internet ma in un certo senso una casa privata, anche se con i muri trasparenti. Quindi non c’è problema se ognuno nel suo angolino impone le regole che crede e poi ci convive, effetto Streisand e tutto.

Passiamo o torniamo al punto centrale della questione. Fra le cose che fanno tanto “nativi digitali” ci sono senz’altro il crowdsourcing e le pratiche (copio dal titolo di una sessione del congresso) “partecipative, diffuse e inclusive”. Voi avete scritto:

“Sono state invitate, o hanno chiesto di partecipare, case editrici che si occupano nello specifico di scuola.”

OK. Ma come sono avvenute questa chiamata/selezione degli inviti, e in genere la costruzione del programma? In maniera (da nativi digitali) “partecipativa, diffusa e inclusiva”, cioè con invito pubblico via Internet a suggerire argomenti e invitati? Oppure offline?

Una conferenza orba?

Se c’è stata chiamata pubblica e aperta a tutti, la responsabilità delle mancanze è di chi non ha risposto, altrimenti no. Fatto sta che al momento, il programma di quella conferenza non “vede” nè presenta adeguatamente una parte fondamentale della “Scuola dei Nativi Digitali” (1). Potrebbe essere un segno che per parlare di scuola dei nativi digitali bisogna esserci prima andati, a scuola da loro. In ogni caso, è proprio un gran peccato. Riproviamo?

(1) che poi “nativo digitale” sarebbe uno stereotipo dannoso che prima si abbandona meglio è!