Un'ora con il laptop XO in una scuola del Nepal

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Il 5 novembre 2009, durante la prima Assemblea dell’Open Learning Exchange (OLE) a Kathmandu, ho visitato una classe che usa il laptop XO, quello sviluppato dal progetto One Laptop Per Child, nella scuola Binayak Bal di Badal Gaun, Nepal (vedi foto in fondo all’articolo).

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Il Nepal è un paese meraviglioso ma ancora poverissimo (il reddito medio annuo è 470 dollari). Una delle conseguenze di questa situazione è il fatto che , secondo Rabi Karmacharya, direttore esecutivo di OLE Nepal, “anche in terza e quarta elementare ci sono parecchi bambini che ancora non sanno leggere e scrivere”. Personalmente, anche se conosco casi di computer impiegati con successo nella scuola primaria, in generale sono abbastanza scettico sulla loro efficacia. Proprio per questo motivo ci tenevo parecchio a farmi un’idea di com’è imparare usando l’XO.

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Durante la visita avrei potuto assistere a una lezione di Nepalese o a una d’Inglese, in prima e seconda elementare, oppure a una di Matematica nella sesta classe (corrispondente più o meno alla nostra prima media).[![

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Ho scelto l’ultima perché ho pensato che, poiché insegnante e alunni parlano comunque Nepalese, nel caso della Matematica avrei potuto comunque farmi un’idea di quel che succedeva.

La sesta classe che ho visitato è composta da una ventina di ragazzi e ragazze. Nell’ora in cui sono stato presente l’XO è stato usato solo per 1520 minuti a metà lezione.[![

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Prima l’insegnante ha spiegato come si passa dalle unità di misura lineari a quelle di superficie e volume, alla “vecchia” maniera: disegni alla lavagna accompagnati da spiegazioni a voce e frequenti domande alla classe. Terminata quella spiegazione si è passati direttamente, immagino come verifica di quanto spiegato in una lezione precedente, a fare pratica di addizioni con la virgola usando i computer.[![

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Durante questa parte della lezione l’insegnante ha aiutato di persona chiunque glielo chiedesse (quasi nessuno, in effetti). Gli ultimi dieci minuti sono passati riassumendo le addizioni con la virgola tutti insieme, guidati dal docente, ancora alla lavagna.

Ne vale la pena o no?

È chiaro che non posso certo trarre conclusioni generali sull’uso in classe dell’XO o qualsiasi altro computer individuale dopo un’ora. Detto questo, ecco quali impressioni ho avuto da questa esperienza.

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Prima di tutto, il tempo: i ragazzini si alzano tutti insieme per prendere i rispettivi laptop dalla rastrelliera caricabatterie dove si trovano normalmente, accenderli, attendere l’avvio del sistema operativo, trovare e caricare il programma necessario per la lezione corrente e appena finito spegnere tutto e rimettere i laptop nella rastrelliera. Tutta questa trafila può mangiarsi una fetta non trascurabile di una lezione di 4560 minuti. Nella classe che mi ha ospitato l’intera procedura non ha superato i 67 minuti e sicuramente può scendere con la pratica, se l’insegnante mantiene sempre il controllo della lezione.

Un altro problema è la possibilità di distrazioni. Uno o due ragazzini hanno passato i minuti davanti al loro laptop facendo altre cose, invece degli esercizi di matematica richiesti dall’insegnante. Se questo è dipeso dal non sapere cosa fare o da semplice mancanza d’interesse non lo so, però sono sicuro che non dipenda dal laptop, o meglio dalla sua presenza in classe. Da che mondo è mondo gli studenti di qualsiasi età si distraggono in classe, qualunque cosa abbiano sul banco e indipendentemente dalla bravura dell’insegnante. L’unico rimedio alla distrazione potrebbe essere avere classi con pochissimi studenti, ma questo non è quasi mai un parametro controllabile dalla singola scuola, no?

In ogni caso, quasi tutti gli studenti hanno svolto con notevole impegno i loro esercizi al computer, in genere lavorando da soli. Se necessario, si aiutavano l’un l’altro direttamente, come avrebbero fatto senza laptop, cioè senza sfruttare affatto l’interfaccia Wi-Fi dei vari laptop o software per lavoro di gruppo.

Se le cose stanno così, qual è il senso di portare in classe un laptop per ogni studente? Da quel poco che ho visto a Binayak Bal, una delle risposte potrebbe essere “perché dei computer individuali dotati di software adatto possono aiutare moltissimo a ottimizzare una parte dell’insegnamento molto ripetitiva e a basso livello, ovvero l’assegnazione e la verifica di esercizi”.

Durante quel quarto d’ora passato con il laptop XO, ogni singolo studente ha potuto fare tutti gli esercizi che riusciva a fare, lavorando al SUO ritmo. Senza rallentare in alcun modo i compagni di classe, senza essere in alcun modo rallentato da loro e soprattutto senza sprecare in controlli tediosi e meccanici il tempo dell’unico insegnante disponibile. L’insegnante c’era sempre e ha aiutato lui, non i laptop, gli studenti che avevano effettivamente difficoltà a svolgere gli esercizi. Ma poteva farlo meglio del solito proprio perché non aveva dovuto prima assegnare e correggere a mano 5060 addizioni solo per capire quali erano gli studenti che avevano più bisogno d’aiuto. A quello ci avevano pensato i computer.

Per tutte queste ragioni, al momento la mia impressione è che usare computer individuali nelle classi delle scuole primarie potrebbe effettivamente aiutare quando (come nel caso dei JumPC, essi vengono impiegati nell’ambito dei programmi normali, a supporto di insegnanti già preparati e motivati a usare quei computer.

La maggior parte degli insegnanti coinvolti in Nepal riferiscono che i laptop in classe rendono il loro lavoro più sistematico ed efficace. Questo certo avviene anche perché, grazie a OLE Nepal, non hanno solo una guida in Nepalese per gli insegnanti di 130 pagine, ma anche perché hanno tutti partecipato a un corso di addestramento a tempo pieno di diversi giorni prima dell’inizio delle lezioni.

Pensieri finali su flessibilità e impegno

Vorrei concludere questo resoconto con tre considerazioni generali. La prima è che, per lavorare nel modo che ho appena descritto non c’è certo bisogno di avere proprio l’XO. Qualunque altro computer portatile o apparecchio specializzato per la didattica, se dotato del software giusto, andrebbe altrettanto bene.[![

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In secondo luogo va sottolineata l’estrema importanza di avere interfacce software e testi didattici completamente tradotti nelle lingue locali. Anche se (facendo tanto di cappello a loro e ai loro insegnanti) alcuni studenti di Binayak Bal parlano inglese meglio di parecchi loro coetanei italiani, non c’è dubbio che qualunque beneficio ottenibile con i computer nella scuola primaria sarebbe enormemente ostacolato dalla presenza di barriere linguistiche.

Concludo con un altro complimento agli studenti che ho incontrato, che ha poco o nulla a che fare con i laptop che hanno in classe. Agli insegnanti nei paesi occidentali accade fin troppo di frequente di trovarsi davanti ragazzini che si comportano come se gli stessero facendo un favore solo a farsi vedere in classe. I bambini di Binayak Bal, invece, mi hanno dato la netta impressione di essere ben consapevoli di quanto sono fortunati ad avere accesso a una buona educazione, e fermamente intenzionati a sfruttare al massimo l’occasione. Forse è su queste differenze nell’atteggiamento che dovremmo tutti riflettere un poco, prima che su quelle fra la didattica con o senza computer in classe.

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